CdP

Pignataro casale di Capua

Pignataro fu casale di Calvi fino al 1460, anno in cui, per volere di re Ferdinando I d’Aragona diventò casale di Capua, con tanti altri territori, precedentemente casali di Calvi.
Pignataro era stato casale di Calvi fin dalla sua origine, appartenendo a tale Diocesi, e, come scrive testualmente Antonio Martone, ” d’altra parte la vicinanza geografica di Pignataro a Calvi fa pensare che i suoi primi abitanti dovettero appunto essere dei Caleni fuggi da Cales assalita e saccheggiata dai Saraceni nel IX secolo”.
Lo storico capuano Francesco Granata, in “Storia civile della fedelissima Città di Capua”, in tal modo riporta la decisa volontà di re Ferrante di accorpare i Casali di Calvi e la stessa Calvi alla città di Capua:
“Che la città di Calvi, e’ suoi Casali e territori sia unita col corpo della Città di Capua con tutte le sue ragioni, frutti e giurisdizione; e che la città di Calvi, e Casali debbano in tutte le occorrenze, e spese che si faranno, contribuire al corpo della Città di Capua; e così tutti gli altri vassalli de’Feudi che sono nel territorio capuano[…] siano soggetti al Governatore di Capua”.
In effetti Capua era città prediletta già da Alfonso d’Aragona per avergli dato guerrieri valorosi e abili amministratori, per cui il re vi faceva soggiorno, organizzando a Capua anche feste in onore della sua favorita, la famosa Lucrezia d’Alagno, ospitata nel palazzo degli Antignano. Nella solenne processione di trionfo con cui il re Alfonso d’Aragona era entrato a Napoli, il 26 febbraio 1443, erano presenti molti gentiluomini capuani, e tra i venti giovani che reggevano lo sfavillante baldacchino di broccato d’oro, sovrastante il carro trionfale del re, vi erano tre capuani: Franceschino di Capua, Pandolfo delle Vigne, e Teobaldo Galluccio. Lo stesso sindaco di Capua, Francescantonio de’Monti, era presente alla cerimonia.
Secondo quanto scrive lo storico capuano Francesco Granata, il primo privilegio alla città di Capua fu concesso da Alfonso I di Napoli ( V di aragona nel 1455), il quale, “ non essendo pago di aver conceduto a’ Capuani tanti privilegi e grazie, volle che nell’anno 1455 vie più gratificarli; e leggendo egli nelle Antiche Istorie, che tra le citta all’antica Capuana Repubblica, una fiera la città di Calvi, volle far loro dono di questa Città e di tutti i suoi Casali, Feudi, Territori, ed entrate che a quelle appartengono”.
Se per Pignataro e i precedenti casali di Calvi non si poneva alcuna questione, l’abate di Sparanise Mattia Zona contestò duramente ciò che, secondo quanto riportato nel diploma del 1460 dal Granata, sembrava essere un vassallaggio di Calvi sottoposta a Capua, mentre si trattava di una semplice unione.
Lo stesso Mons. Capece Zurlo, vescovo di Calvi, pervenne alle stesse conclusioni, ma con un linguaggio non fortemente polemico come quello dell’abate Zona.
Infatti, Mons. Capece Zurlo scrisse che il Granata fosse stato preso dal troppo amor di patria, cadendo in equivoci e contraddizioni, precisando nel libro I, capitolo II del manoscritto “Ragguaglio istorico della Città e Diocesi di Calvi” che “ Calvi viene unita alla Città di Capua per un diploma del re Ferrante”. Duro fu, invece, il linguaggio dell’abate Zona, che scrisse : Chi avrebbe creduto che uno scrittore capuano, qual è il Granata, intestato del suo patriottismo, senza punto dare una occhiata a quel diploma stesso[…] sia giunto a tal fanatismo di decantar Capua padrona di Calvi?”, facendo intendere il Granata che “ volle dunque il Re che la città di Calvi con tutta la sua pertinenza fosse aggiunta, intrinsecata, attaccata, congiunta insieme, unita ed incorporata, ossia divenuta un corpo medesimo con la città di Capua e fosse considerata come una parte o membro attaccato, messo dentro ed aggiunto alla Città medesima”.
Comunque, negli anni successivi i vari re di Napoli confermarono a Capua i privilegi e nel XVII secolo Capua poteva contare ben 56 casali. Oltre a Pignataro erano casali di Capua Airola, Arnone, Bagnara, Bellona, Brezza, Camigliano, Campocipro, Cancello, Capodrise, Casalba, Casanova, Casapulla, Castelvolturno, Caturano, Coccagna, Curti, Cuzzoli, Ercole, Giano, Grazzanise, Leporano, Luriano, Macerata, Marcianise, Mazzone, Musicile, Grazzanise, Leporano, Luriano, Macerata, Marcianise, Mazzone, Musicile, Pantoliano, Partignano, Pastorano, Pecognano, Pizzone, Portico, Recale, Savignano, Sant’Andrea dei Lagni, Sant’Angelo in Formis, San Clemente, Sant’Erasmo, San Lorenzo, San Marcellino, Santa Maria la Fossa, Santa Maria Maggiore, S. Nicola la Strada, San Pietro in Corpo, San Prisco, San Secondino, San Tammaro, San Vito a Palmenata, Staffile, Trentola, Triflisco, Urdichella e Vitulazio.
In merito, invece, all’amministrazione di Pignataro fino al 1460, Antonio Martone ipotizza che fino al 1460, essendo Pignataro un oscuro casale di Calvi, lo stesso governatore di Calvi si “ avvalesse di incaricati, fiduciari che amministravano i Casali”. Successivamente, invece, è da ipotizzare che i cittadini di Pignataro “ eleggevano liberamente i propri Sindaci alla presenza di un rappresentante del Governatore di Capua che garantiva la regolarità delle votazioni.” Quindi gli Eletti potevano amministrare il Comune con una certa autonomia, ma non riguardo ai donativi e al fisco per cui “i Pignataresi non potevano sottrarsi agli ordini che venivano da Capua; da questa poi dipendevano tutti i Casali dal punto di vista giudiziario, tranne i preti che avevano il loro tribunale presso la Curia Vescovile”.
Pignataro divenne comune autonomo solo nel 1818, e Partignano sarebbe stata accorpata a Pignataro dopo l’Unità.

Bibliografia:
Teresa Natale- Capua nell’età di Alfonso I d’Aragona in Capys n° 19- 1986
Antonio Martone- Noterelle calene su Francesco Granata in Capys n° 21- 1988
Storia d’Italia a cura di Giuseppe Galasso- Vol. XV- tomo I- Il Regno di Napoli- Il Mezzogiorno angioino e aragonese- 1992
Ragguaglio istorico della città e della Diocesi di Calvi- a cura di Antonio Martone- Combigraph Simeone- 1996
Antonio Martone- Storia di Pignataro in età moderna- Il seicento- Prima metà- 2013

© Riproduzione riservata

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *