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Il miracolo della Pietà della Santella a Capua

Tanto terribile fu il Sacco di Capua del 1501 quanto stupefacenti sono le narrazioni degli storici e cronisti capuani che hanno riportato il miracolo della Pietà della Santella in Capua, che si relaziona a tale orribile carneficina. Tuttavia è il testo di Giancarlo Bova sul Sacco di Capua che ci consente di avere un quadro d’insieme anche su tale miracolo, facendo riferimento anche alle imprecisioni di qualche storico e cronista, tramite il reperimento di nuova documentazione.
Dopo aver rimarcato che “ l’oro e l’argento era il colpevole, e si tormentavano gli innocenti”, Agostino Pascale in “ Racconto del Sacco di Capoua sul dì ventesimo quarto di luglio nell’anno dell’ humana salute 1501”, pubblicato a Napoli nel 1682, riportava che nel luogo dove le acque sporche della città confluivano con il Volturno “ su la facciata della parete era l’immagine di Maria Vergine col suo morto figlio nel seno sotto il titolo della Madonna della Pietà; ma per essere questa imagine in muro, e in via, e non in Chiesa dicevasi l’imagine di questa gran Signore con voce diminutiva della Santella, e dava mostra con le mani di sostenere il capo, ed il corpo del suo figlio morto. E’ fama che […] questa sacratissima imagine alzasse in aria le mani vicino al volto, in atto di maggior pietà”. Quindi l’immagine della Madonna della Pietà della Santella avrebbe alzato le mani al volto in segno dell’orrore di quei giorni. Francesco Granata, in “Storia sacra della Chiesa metropolitana di Capua”, testo pubblicato a Napoli nel 1766, integrava le notizie fornite dal Pascale, aggiungendo che, dopo che la “Sacra Immagine” si pose “ la Mano nella Faccia, “ fece tosto terminare la strage”. In relazione all’immagine della Madonna della Pietà, il Granata scrisse poi erroneamente che essa si chiamasse la Santella non per voce diminutiva, ma perché nelle vicinanze abitava una donna chiamata Camilla Santella. A tal riguardo Giancarlo Bova ha rinvenuto un documento del 15 aprile 1516, in cui viene citato a Capua il toponimo “ a lo Fondello seu a la Santella che conferma la tesi del Pascale che il nome fosse un diminutivo usato dal popolo.
La pergamena del Capitolo n. 2528, infatti, riporta che “ Abbas Sebastianus Piczulus, canonicus et procurator capitoli maioris ecclesie, dà il suo consenso all’alienazione di una pezza di terra sita in pertinenciis Capua ubu dicitur a lo Fondillo seu a la Santella, fatta da Tommasino Marigliano di Vitulaccio, per notarium Thomasium Caramanda, di Capua. Testis: nobilis Ioannis Paulus Rota, de Capua.
Riguardo al miracolo, il Granata aggiunge “ che la pietà de’ Cittadini e di altre infinite grazie ricevute da Dio per mezzo di questa Sacra Immagine, molto prodigiosa, l’accrebbe il culto e la venerazione”, e fu eretto, nelle abitazioni adiacenti alla piccola cappella “ un Conservatorio per Musici, che indi a poco per la mancanza del congruo mantenimento si dismise, e si formò una Chiesa più ampia alla Santissima Vergine della Pietà dedicata”.
Fin dall’anno 1556, la Chiesa della Santella dipese da quella dell’Annunziata, ma nel 1586 fu riconosciuta e approvata l’istituzione della confraternita della Santella. Precisamente il 26 marzo dell’anno 1586 dodici “ providi viri” di Capua chiesero agli economi dell’Annunziata di Capua la chiesa della Santella “ pro iis, ac pro aliis successoribus confratribus”.

Bibliografia:
Agostino Pascale “ Racconto del Sacco di Capoua sul dì ventesimo quarto di luglio nell’anno dell’ humana salute 1501”-Napoli- 1682
Francesco Granata- Storia della Chiesa Metropolitana di Capua- Napoli 1776
Giancarlo Bova- Il Sacco di Capua- Edizioni Scientifiche Italiane- 2009
A.S.A.C- Pergamena del Capitolo n. 2588 in Giancarlo Bova- op.cit. p. 25
Felice Provvisto- Le origini della Chiesa e dell’Arciconfraternita della Santella in Capua in Capys 19-1986

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