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Il saccheggio di Pignataro del 4 gennaio 1648

Il saccheggio di Pignataro del 1648 fu perpetrato, secondo Don Pietro Palumbo e Antonio Martone, dagli sgherri di Diomede Carafa, duca di Maddaloni, per ” odio contro il Cardinale di Napoli Ascanio Filomarino, il cui fratello Gennaro era vescovo della Diocesi di Calvi”.
Di diverso avviso è lo studioso caleno Lorenzo Izzo.
Nicola Borrelli, in “Memorie storiche di Pignataro Maggiore” nello scrivere di tale saccheggio del 4 gennaio 1648, durato l’intera giornata, riporta testualmente: “ Al tempo della famosa sollevazione napoletana( 1647-1648), capeggiata da Masaniello, Pignataro fu assalita e saccheggiata dalle truppe ragunaticce di Diomede Carafa, il quale, avendo promesso al Viceré di Napoli, duca d’Arcos, di proteggerlo con le armi contro i rivoltosi, mandò nelle nostre contrade, i suoi uomini per reprimere il movimento insurrezionale. Pignataro seguì allora la sorte di Calvi[…] La casa vescovile fu quasi diroccata e l’archivio incendiato. Fu allora che la sede vescovile fu dal vescovo Gennaro I ( antica rivalità tra le la famiglia dei Carafa e dei Filomarino, cui apparteneva il vescovo Gennaro I, fece sì che contro Calvi si accanissero gli scherani del bravaccio di Maddaloni) trasferita, come in un luogo sicuro, a Pignataro”.
Quindi il Borrelli, pur rilevando la rivalità tra Diomede Carafa e Ascanio Filomarino, fratello del vescovo di Calvi Gennaro, evidenzia che le truppe di Diomede Carafa saccheggiarono Pignataro, per poi recarsi a Calvi, per sopprimere il movimento insurrezionale, collegato alla rivolta napoletana di Masaniello.
Don Pietro Borrelli, riportando su “ Il foglio” la cronaca del saccheggio, dopo aver precisato di aver fatto riferimento al barone Antonio Ricca riguardo alle motivazioni del saccheggio del 4 gennaio 1648, aggiunge documenti, i quali confermano che “ non solo il palazzo vescovile di Calvi, ma anche quello di Pignataro e la chiesa di S. Maria della Misericordia e tutto l’innocuo paesino di Pignataro furono saccheggiati”. In particolare riporta le deposizioni di testimoni nel processo che la Curia Vescovile di Calvi istruì contro i saccheggiatori.
A tal riguardo, il canonico Don Girolamo Barricello riferiva che “ circa li quattro gennaio 1648 venne in detto casale un esercito di gente armata a piedi et a cavallo con trombette e tamburri et io per paura mi posi a fuggire con tutte le genti di Pignataro alla montagna et la sera, partita detta armata verso la città di Calvi, scesi con dette genti di Pignataro e subbito andai a detto palazzo vescovile del quale io tenea le chiavi et aveva pensiero et ritrovai le porte scassate, le vitriate rotte et li banghi scassati e ne avevano pigliato ogni cosa, insino allo velluto che stava sulle segge l’avevano pigliato e ritrovai di più scassate le porte della credenza[…]
Dalla deposizione di Pietro Sgueglia di Camigliano di Pastorano si apprende che “ il duca di Madaluna a capo di un esercito grosso di gente armata a cavallo et a piedi gli domandai se nel casale di Pastorano ci erano gente armata del Popolo et io li disse di no e pigliarono la strada verso Pignataro”.
Il teste Angelo Boiano di Pignataro di anni 40, nella deposizione, aggiungeva che “ havevano spogliate le donne”, oltre a riferire che sia la sua abitazione era stata completamente saccheggiata e che “tutte le altre genti” si lamentavano per la completa spoliazione delle case.
Antonio Martone ipotizza che, essendo durato il saccheggio una sola giornata, la popolazione di Pignataro, che nel 1654 sarebbe stata stimata in “ 1060 anime” si sarebbe rifugiata a Giano oppure sul monte Calvento. Terminato il saccheggio, a sera “la soldataglia” del duca di Maddaloni si dirigeva a Calvi”.

Bibliografia:
Nicola Borrelli- Memorie storiche di Pignataro Maggiore-1940
P. Palumbo- ” Il foglio di Pignataro maggiore” – 1° gennaio 1975 p.2
Antonio Martone- Storia di Pignataro in età moderna- Il Seicento (prima parte) 2013
Lorenzo Izzo- La riconquista di Calvi- 20 marzo 2015

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