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La basilica paleocristiana di S. Maria dei Siriaci

Venuto a Capua, nell’autunno del 897, per comporre lo scisma politico -religioso tra le due città di Capua e Capua Vetere, il papa Giovanni VIII decise che fosse Landenolfo vescovo della nuova Capua e Landolfo vescovo dell’Antica Capua. Riguardo alla città di Capua Vetere, Landolfo diventò, pertanto, ” episcopum in Sancta Maria cognomento Suricorum”.
La tradizione riferisce che vi fosse una grotta in cui l’apostolo Pietro, giunto a Capua con Prisco nell’anno 44, avrebbe svolto il suo ministero. A tal riguardo, lo studioso di cose sacre G. P. Pasquale riporta che “ una grotta sotterranea, o cripta servì di luogo, secondo la conditione di quei tempi sì periculosi, per poter dare la prima forma alla cristiana religione”.
Tale grotta costituirebbe, secondo alcuni studiosi, il succorpo della basilica di Santa Maria Maggiore, ma gli studi più recenti di Giancarlo Bova conducono ad altra ipotesi. L’inizio della costruzione della chiesa di Santa Maria dei Siriaci dell’Antica Capua, molto probabilmente, è da attribuire alla metà del IV secolo, contemporaneamente all’erezione della basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, ai tempi del vescovo di Capua Vincenzo ( 342ca- 366 ca), con completamento già alla fine di tale secolo. Tuttavia, la venerazione nell’Antica Capua per la Sancta Dei Genitrix Virgo Maria, pur essendo molto antica, risalente, secondo la tradizione, alla venuta di San Pietro e San Prisco a Capua, insieme ad un gruppo Siriaci ( Surici), provenienti da Antiochia, non avvalora la presenza di una cripta quale succorpo della basilica di Santa Maggiore. D’altronde, in tale metà del IV secolo non si era compiuta la lotta della Chiesa cristiana contro l’inveterato culto di Diana Tifatina, anch’essa vergine e protettrice della maternità. Lo studioso Michele Monaco riporta, infatti, nel “Sanctuarium Capuanum” che San Nicola di Bari( morto nel 350), passando per Capua, si fosse recato al Monte Tifata con la volontà di porre fine al culti di Diana Tifatina, distruggendone il tempio, mentre Alfonso De Franciscis pone la fine del culto a Diana verso la metà del V secolo, proprio quando i Vandali distrussero, nel 455, Capua e il suo circondario. Come rimarca Giancarlo Bova, ” sia la città di Capua che quella di Efeso avevano in comune il fatto di essere entrambi sedi di due tra i più famosi templi dell’antichità dedicati alla dea Diana”. Non a caso Papa Siricio affidò la presidenza del Concilio Capuano, che si tenne tra il mese di novembre 391 e la primavera del 392, a Sant’Ambrogio, vescovo di Milano. Forse fu lo stesso Sant’Ambrogio a suggerire l’idea di convocare un Concilio a Capua per proclamare solennemente la perpetua verginità di Maria. Tuttavia la basilica paleocristiana di Santa Maria dei Siriaci fu subito danneggiata al tempo di Alarico, nel 410, per essere restaurata, secondo la tradizione, dal vescovo di Capua Simmaco dopo il Concilio di Efeso. La basilica subì successivamente danni ai tempi di Genserico, che distrussero persino le mura della città. Restaurata, dopo l’anno 520, dal vescovo Germano, fu eseguito, per volere dello stesso Germano, il celebre mosaico pavimentale che rappresenta una stella a otto punte, simbolo di Gesù Cristo, con al centro il Kerigma, rappresentato da un’aquila che sta per afferrare un pesce, simboleggiante l’anima che viene salvata.
Nella basilica di Santa Maria dei Siriaci erano conservate, fino al XVII secolo, numerose reliquie di Santi, databili a partire dal I secolo, molte delle quali provenivano dalla basilica restaurata dal vescovo Germano e dalla basilica di S. Pietro ad Corpus, antiche sede vescovili dell’Antica Capua.

Bibliografia:
Giancarlo Bova- Capua cristiana sotterranea- Edizioni Scientifiche Italiane- Napoli – 2002
Giancarlo Bova- Le pergamene sveve della Mater Ecclesia Capuana- III- Edizioni Scientifiche Italiane- Napoli- 2001
Giancarlo Bova- Surici e Medici nella Capua Vetere e nella Capua Nuova medievali, Omnia Print, Arzano 1995

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