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Rivolte in Terra di Lavoro durante la rivoluzione di Masaniello

Le notizie della rivoluzione di Masaniello, provenienti da Napoli, provocarono una serie di insurrezioni in Terra di Lavoro, con obiettivi analoghi, ma non coordinati.
Infatti, i vari episodi, pur significativi, di rivolta contro i baroni furono forme isolate che non portarono ad alcun risultato politico, anche perché i baroni e i loro rappresentanti si avvalevano della forza dei banditi.
Gli abitanti di Sant’Antimo insorsero il 25 luglio 1647, “scacciandone via Don Flavio Ruffo, fratello del Duca di Bagnara, proprietario delle terre situate nel territorio di Sant’Antimo”, recandosi “ baldanzosamente” a Napoli per chiedere che “ non volevano Barone, ma che volevano stare sotto il dominio reale”.
Anche a Durazzano la rivolta fu diretta in primo tempo contro il feudatario, Antonio Gargano, che fu assediato nel suo castello, ma in seguito l’ira popolare si volse contro l’erario, cioè contro uno di quegli agenti del barone i quali per le loro funzioni, apparivano spesso come lo strumento più diretto e immediato dello sfruttamento feudale: accusato di aver dato ricetto a banditi , di cui si serviva il feudatario Antonio Gargano, gli fu troncato il capo e il corpo fu portato a Napoli da otto rappresentanti di Durazzano.
A Capua, invece, i popolari insorsero contro “ un affittatore di gabelle e riscuotitore di fiscali” ed ebbe come obiettivo una maggiore partecipazione al governo della città “ con cercare nuovo modo nel governo”, come scrive Francesco Capocelatro, il maggior narratore di tali vicende, con un punto di vista nettamente favorevole alla nobiltà e agli spagnoli.
Al riguardo delle forze baronali, esse reagirono decisamente a quelle che Francesco Capocelatro definisce “ misfatti secondo il comune uso che allora correva”. Esse si concentrarono ad Aversa, che diventò il centro delle operazioni dirette contro Napoli, nel tentativo di isolarla dal resto del Regno. A guidare le forze baronali contro la rivoluzione di Masaniello furono, in Terra di Lavoro, Vincenzo Tuttavilla e Diomede Carafa.
Le fasi dello scontro tra le forze popolari e quelle baronali vide un esito alterno, ma con i popolani sempre acquisendo una maggiore solidità, che riusciva a trovare appoggi anche nei centri urbani dove i baroni si erano trincerati. Il 31 dicembre 1647 Vincenzo Tuttavilla , “ vedendo che i popolari andavano da tutti i lati stringendo Aversa […] cominciò a trattare di abbandonare Aversa e ritirarsi a Capua”. Tale ritirata a Capua da parte di Vincenzo Tuttavia segnò una vittoria popolare molto importante per Terra di Lavoro, ma le sorti finali dello scontro tra forze popolari e baroni avrebbero avuto il suo epilogo a Napoli.

Bibliografia:
Francesco Capecelatro- Diario contenente la storia delle cose avvenute nel Reame di Napoli negli anni 1647-1650, a cura di A. Granito- Napoli- 1850
Aurelio Lepre- Terra di Lavoro in Storia del Mezzogiorno- vol. V- le province del Mezzogiorno- Edizioni del Sole- Rizzoli- 1986

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