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Don Salvatore Palumbo rinunciò all’Archivio di Stato di Napoli per amore della sua Pignataro

La dottoressa Iole Mazzoleni, direttrice della Scuola di Paleografia, Diplomatica e Dottrina Archivistica presso l’Archivio di Stato di Napoli, il 22 luglio 1958, rivolgeva, tramite lettera formale, l’invito a Don Salvatore Palumbo, Arciprete di Pignataro Maggiore, a dare il suo prezioso contributo di esperienza, collaborando con l’Archivio di Stato di Napoli.
In effetti, si trattava di una proposta vera e propria di far parte, per l’ottimo lavoro svolto, dell’Archivio di Stato di Napoli, che avrebbe avuto come conseguenza la decisione, da parte dell’Arciprete di Pignataro Maggiore, di lasciare la guida della parrocchia di Pignataro Maggiore e i suoi fedeli, che gli stavano a cuore come i suoi amati studi.
Nel 1955 Don Salvatore Palumbo, arciprete della parrocchia di San Giorgio Martire dal 1947, aveva conseguito la laurea in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Napoli, per essere successivamente nominato Vicario generale della Diocesi di Calvi. In effetti, la tesi di laurea di Don Salvatore Palumbo dal titolo “ Tesi e metafonesi del medio versante destro del Volturno aveva destato l’attenzione dell’ambiente accademico della regione, come anche le ricerche nell’Archivio diocesano di Calvi, sito nel Palazzo Vescovile di Pignataro Maggiore, e gli studi sulla storia regionale della Campania e del Mezzogiorno d’Italia.
Nella lettera, recante il numero di protocollo 595/XIV, la dottoressa Mazzoleni, nel ringraziare Don Salvatore Palumbo per le “ cortesissime notizie date alla Dott. Barbini, funzionario di questa Soprintendenza, e per le preziose informazioni riguardanti il catasto onciario del 1700 e lo status animarum del 1753, si congratulava con l’arciprete di Pignataro Maggiore, manifestandogli la volontà di “ accoglierLo” nella Scuola di Paleografia, Diplomatica e Dottrina Archivistica presso l’Archivio di Stato di Napoli. Inviava, inoltre, un dettagliato programma di corsi di studio e di perfezionamento, ispirandosi all’atmosfera di “ collaborazione e reciproca fiducia, nata dopo i Congressi Archivistici statali ed ecclesiastici e all’indirizzo assunto dalle autorità del Vaticano”. La dottoressa accennava, inoltre, all’Archivio Vescovile di Calvi, il quale avrebbe potuto accrescere in prestigio e decoro l’Archivio di Stato di Napoli, mostrandosi, infine, fiduciosa di una “ gradita visita”.
Non sappiamo se tale visita di Don Salvatore Palumbo all’Archivio di Stato di Napoli ci fu. Don Salvatore Palumbo preferì continuare i suoi studi a Pignataro, profondendo “amore e tormento nel vivere i problemi piccoli e grandi della sua parrocchia”, come scrive Antonio Martone, il quale ricorda altresì “ che egli fu sensibile anche ai bisogni materiali dei suoi parrocchiani e donò con quel tacer pudico che accetto il don ti fa”. La dedizione di Don Salvatore Palumbo al bene del suo popolo, “secondo uno stile tutto suo, uno stile francescano, fatto di profonda umiltà”, s’inseriva in un contesto di azione culturale e formativa dell’Azione Cattolica, come anche la drammatizzazione sacra, l’impegno assiduo per “ Schola Cantorum”, la poesia e l’immancabile svago del gioco a pallone con i suoi amati giovani.

Bibliografia:
Salvatore Palumbo- Fonesi e metafonesi del medio versante destro del Volturno- a cura di Antonio Martone- Capua- 1997

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1 comment for “Don Salvatore Palumbo rinunciò all’Archivio di Stato di Napoli per amore della sua Pignataro

  1. Gianna
    7 Febbraio 2019 at 23:16

    Complimenti Don Salvatore Lei sì che è un vero sacerdote ha avuto il coraggio di parlare di Paradiso di invitare Bisio a messa dove Gesù l’aspetta evangelizzatore milioni di persone Dio la benedica bell’esempio

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