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Le qualità del vino di Cales

Le testimonianze di vari scrittori classici ci confermano come i vini che si producevano a Cales fossero apprezzati in epoca romana. Ci sono pervenute, infatti, diverse fonti letterarie che elogiano il vino caleno, prodotto in gran quantità soprattutto a partire dall’età tardo- repubblicana per affermarsi in maniera commercialmente più marcata nei primo secolo dell’Impero romano.

Il grande poeta Orazio ne fa riferimento nel libro I, Ode 20 e 31 dei Carmina e nel Libro IV- Ode 12 della stessa raccolta di poesie.
Nell’Ode “Mecenate a cena da Orazio” il poeta assicura il suo ospite che berrà “ uva spremuta con torchio caleno”.

Berrai un vino sabino di poco valore
in semplici boccali, quel vino che in un’anfora greca
ho io stesso sigillato e imbottigliato,
quando ti fu dato in teatro un applauso,
caro cavaliere Mecenate, tale che le rive
del fiume dei tuoi avi e la festosa
eco del colle Vaticano
ti rendevano le lodi.
Berrai Cecubo e uva spremuta con torchio caleno;
né le mie tazze
sono mitigate da viti di Falerno
né dai colli di Formia.

Nell’ Ode 31 dello stesso Libro I, Orazio scrive:
Lascia che con la falce poti le viti di Cales
chi le ebbe dalla fortuna…
Premant Calena falce quibus dedit
Fortuna vitem[…]

Nell’Ode 12 del libro IV, dedicata a Virgilio, il grande Orazio scrive ancora :
La stagione, Virgilio, accende la sete;
ma se vuoi vino dei torchi di Cales,
tu, amico di giovani famosi,
dovrai guadagnartelo col tuo nardo:
basta un suo vasetto per attirare l’anfora,
che ora giace nei magazzini di Sulpicio
e che donerà nuove speranze,
dissipando l’amarezza dei nostri affanni.

Strabone, storico e geografo greco, magnificando i prodotti della Campania Felix, ebbe a scrivere nel “De situ orbis”
Vinum optimum hinc habent romani: Falernum, Statanum, Calenun […]
I vini di Cales furono magnificati anche da Plinio, il quale, nel Libro XIV, capitolo 6 di Historia Naturalis, li poneva nella terza categoria tra tutti quelli che si producevano in Italia: Ad tertiam palmam venere Albana…Massica…juncta his praeponi solebant Calenum et quae in vineis arbustisque nascuntur Fundana.

In piena epoca imperiale furono Giovenale e in seguito Ateneo a scrivere della bontà del vino di Cales. In particolare Giovenale, nella prima satira, dichiarando di essere stato indotto a scrivere tale opera per sdegno contro il malcostume e la corruzione dilaganti a Roma, fece riferimento al vino caleno al verso 55 con tali parole: “Occurrit matrona potens, quale molle Calenum/ Porrectura viro, miscet sitientem rubetam […] ( Corre incontro una dama impettita che al marito assetato propina nettare di Cales mescolato con veleno di ranocchio…)
Invece Ateneo, nel testo “ I sapienti a banchetto” paragonava il Calenum al Falernum, affermando che “ Calenum leve magis Falermum stomacho placet”.

Bibliografia:
Giuseppe Carcaiso- Storia dell’Antica Cales- 1980
Angela Carcaiso, Oletum et vinum, in “ Una villa romana tra gli olivi- La proprietà agraria di L. Billienus S. Rocco Francolise – Sparanise- 2012

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