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Pignataro nel Secondo Ottocento: la dura e violenta lotta politica

Nella seconda metà dell’Ottocento la lotta politica a Pignataro Maggiore per la conquista del potere municipale fu caratterizzata da duri scontri, violenza e tradimenti.
In particolare, alle elezioni del 24 luglio 1882 si scontrarono due gruppi agguerriti : l’uno con a capo Bartolomeo Scorpio, presidente della società operaia “Libertà e Lavoro” e l’altro gruppo facente riferimento alla società avversaria “Fratellanza Operaia” , capeggiata dalle famiglie Giuliano- Del Vecchio. Il prefetto di Caserta aveva parlato apertamente del timore che già le prime avvisaglie di episodi di violenza potessero portare ad un serio problema di ordine pubblico in attesa di tali elezioni del luglio 1882.
La cronaca documentale degli scontri è di parte, in quanto è tratta principalmente da quanto scrisse lo stesso Bartolomeo Scorpio all’allora prefetto di Caserta Agostino Soragni e riportata sul numero di “ Spartaco” del 13 agosto 1882.
Tutto era iniziato allorché il presidente dei muratori della società “ Libertà e Lavoro, Francesco Simeone, era stato preso a schiaffi nella centrale via Caffé dal nipote di Giuliano, Alfonso Natale.
Erano stati insultati pubblicamente anche Marcantonio Gionti, presidente dei falegnami, Arcangelo Borrelli, presidente dei fabbri insieme a cassiere della società e la stessa sorte era toccata in una bettola al gestore di “Libertà e Lavoro”.
Inoltre, il socio della società operaia “ Libertà e Lavoro” Felice Rotoli aveva aggredito nella farmacia Bonacci il segretario comunale Vetromile, parente dei Giuliano. Ne era seguita un’adunanza in casa Giuliano e la risposta non si era fatta attendere.
Poco dopo, in via Oliveto il vicepresidente di “Libertà e Lavoro” Antonio Palumbo e l’avvocato Salvatore De Vita venivano aggrediti a loro volta, e il primo era ferito a bastonate. Solo a stento, secondo Scorpio, il consiglio direttivo della società operaia riusciva a trattenere una folla di soci armati e decisi a fare giustizia da sé ”.
In questo clima incandescente si inseriva anche l’intervento del Vescovo di Calvi Giordano il quale scomunicò il giornale della società operaia “Libertà e Lavoro”, ammonendo i parroci di tutte le chiese della diocesi per proibirne la lettura in quanto diffondeva le idee di una società operaia un’ organizzazione di mutuo soccorso che il vescovo Giordano definiva “ribelle e atea”.
Le elezioni del 24 luglio 1882 furono non solo caratterizzati da episodi di dura battaglia politica ma anche di tradimenti. Lo stesso giornale “ Spartaco “ del 13 agosto 1882 riporta l’episodio di un tradimento da parte del sign. Crescenzo Rotoli a cui Scorpio consegnò una lettera di espulsione proprio il giorno delle elezioni, avente per oggetto ” Espulsione e restituzione di coccarda “.
Bartolomeo Scorpio così scriveva:
“Si comunica al Sig. Crescenzo Rotoli di Pasquale che il sottoscritto, in virtù dei poteri discrezionali accordategli dallo Statuto, in nome dell’assemblea innanzi ala quale egli prende tutta la responsabilità dell’atto, lo ha espulso per nero tradimento. Resta peranco invitato a restituire la coccarda, mettendola sull’avviso che il suo nome sarà pubblicato sul giornale e notificato a tutte le altre società confederate, affinché tutti gli negano la protezione, l’aiuto e il soccorso”.
Tale triste situazione di scontri e vendette e personali perdurarono fino alla vigilia delle elezioni amministrative del 1895, allorché fu il partito della democrazia radicale a tentare di riportare una necessaria pace e concordia nel paese.
Per superare quella che si definiva anche una ” gestione feudale e corrotta”, il partito della democrazia radicale provò a lanciare un messaggio di distensione agli avversari del partito clerico- conservatore, mettendo da parte uomini come Bartolomeo Scorpio e Francesco Borrelli, (il padre dello storico locale Nicola), ossia gli uomini di punta della democrazia radicale di Pignataro Maggiore.
Erano passati sette anni da quando Bartolomeo Scorpio, in qualità di sindaco di Pignataro Maggiore, aveva subìto un tentato omicidio, mentre passeggiava per le vie di Pignataro con moglie e figli, e Scorpio si convinse a rinunciare, chiedendo anche al suo amico fraterno Francesco Borrelli di fare altrettanto.
Pur di arrivare alla pace sociale, il partito della democrazia radicale candidò esponenti delle famiglie Vito e Santagata, quest’ultima tradizionalmente legata al partito clerico-conservatore.
Si era decisi a chiudere con il passato per evitare che ogni elezione amministrativa diventasse questione di ordine pubblico con intervento dei carabinieri e dello stesso prefetto.
Le elezioni amministrative del 1995 furono vinte per venti voti dal partito clerico-conservatore, capeggiato dalle famiglie Giuliano- Del Vecchio, ma la storia amministrativa insegnava che in questi casi si sarebbero acuiti gli scontri, per cui il prefetto fu deciso nel nominare una persona che in quegli anni era al di sopra delle parti, Salvatore De Vita.
Quella del prefetto fu una mossa volta ad apportare pace e serenità politica nel paese ma si rivelò errata, in quanto, pur tenendosi da parte da tempo, Salvatore De Vita aveva dei trascorsi amministrativi a fianco di Bartolomeo Scorpio e del partito della democrazia radicale, che, pur per solo venti voti, aveva perso le elezioni.
Gli esponenti del partito clerico-conservatore, alzando il livello di scontro, misero in dubbio lo stesso equilibrio mentale di Salvatore De Vita.
Il De Vita riuscì a resistere un anno grazie agli interventi della prefettura, la quale giustificava tale pur anomala scelta con la volontà di evitare vendette da parte del partito clerico-conservatore contro gli esponenti del partito della democrazia radicale.
Fu Alberto Pratilli a tenere l’ordinaria amministrazione fino alle elezioni del 1899, che segnarono la vittoria del partito della democrazia radicale, che, senza Bartolome Scorpio e Francesco Borrelli, aveva deciso di presentarsi come “comitato di opposizione”.
Cinquanta voti di maggioranza furono considerati dal “ comitato di opposizione” utili a procedere all’elezione di Alberto Pratilli, ma, un mese dopo, il sindaco, in una seduta consiliare concernente le onoranze da rendere alle truppe impegnate in manovre sul territorio comunale, si rifiutò di mettere ai voti una mozione degli avversari, che ebbe come conseguenza una grande agitazione in aula tra il pubblico presente e l’opposizione consiliare, la quale querelò il sindaco Pratilli. Il 7 ottobre 1899 interveniva la prefettura, come sovente già accaduto in precedenza e, come sarebbe accaduto ancora nei primi due decenni del Novecento, sciogliendo il consiglio comunale e inviando un commissario prefettizio.

Riferimenti bibliografici:
” Spartaco” del 13 agosto 1882
Giuseppe Civile- Il comune rustico- Storia sociale di un paese del Mezzogiorno nell’800- Il Mulino- 1990

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