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“Rimanere umani” nel pensiero di Francesco Vito

L’attualità del pensiero di Francesco Gerardo Maria Vito( Pignataro Maggiore, 21 ottobre 1902- Milano, 6 aprile 1968), in relazione al ” rimanere umani”, si rapporta alle odierne sfide dell’etica alla necessaria riscoperta di un’economia al servizio dell’uomo nell’imperante dominio della ” diseconomia senza anima”.
In effetti, come scrive Siro Lombardini, l’attualità consiste nel riproporre un pensiero scomodo, attualmente sconfitto, fondato sulla consapevolezza che ” prima che nascesse la scienza economica, l’esame di quei temi che noi consideriamo economici avveniva nell’ambito dell’etica, una branca della filosofia”.
E’ la pratica dell’appropriazione spropositata, quasi selvaggia, di risorse economiche, destinate al bene comune, che pone il pensiero dell’economista cattolico Francesco Vito quale visione critica dell’ attuale sistema capitalistico. Contrapporsi all’individualismo, all’edonismo all’utilitarismo, vale a dire ad una società in cui non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che conviene, è stato uno degli obiettivi primari del pensiero di Francesco Vito nella ricerca della “ dimensione umana” dell’economia.
Come hanno evidenziato coloro che sono stati i migliori allievi di Francesco Vito, porre il giusto accento sui tempi difficili che stiamo vivendo significa propriamente recuperare e rilanciare la dimensione etica dell’economia in anni in cui si riesce a percepire palesemente che le crisi economiche hanno procurato un senso di smarrimento profondo, sia individuale che collettivo. Francesco Vito, non contrario all’economia di mercato, ha avuto il merito di aver anticipato come le crisi economiche favoriscono l’affermazione di formazioni monopolistiche, di maldistribuzione del reddito e della ricchezza.
Inoltre, la perdita di tanti posti di lavoro, che sono realtà di preoccupazione e sofferenza non di singole persone, ma di intere famiglie, producono fratture drammatiche nelle nostre stesse comunità segnate da sperequazioni e ingiustizie, “tra chi ha troppo e tanto e chi ha poco e niente”. Pertanto il pensiero di Francesco Maria Vito ha assunto una valenza quasi profetica, data la sua attualità, in relazione alla dignità di ciascun uomo e in merito al superamento delle tante ingiustizie sociali.
Francesco Vito commentava il pensiero sociale della Chiesa, contenuto nelle encicliche papali, per ribadire il suo forte messaggio, in rapporto alla dimensione umana dell’economia e additava con forza che la redistribuzione delle ricchezze non poteva essere lasciato alle logiche utilitaristiche del mercato, ma doveva necessariamente essere collegata a termini quali giustizia, equità e Bene comune, valori che riteneva fondamentali in ogni aspetto dell’economia politica. La questione sociale, per Francesco Vito, costituiva parte integrante del messaggio cristiano, in cui la difesa della persona umana diventava il caposaldo della dottrina sociale cattolica.
Il cristiano- sottolineava l’economista dell’etica- non può essere un uomo lontano dal mondo, chiuso nell’utilitarismo dei propri interessi, ma una persona che è tenuto a vivere e partecipare “ai problemi del mondo in cui vive apportando attivamente il suo contributo e la sua testimonianza”.
Pertanto, in occasione della pubblicazione dell’enciclica “ Mater et Magistra”, Vito riaffermava che il cristiano ha il dovere etico di impegnarsi nel mondo per portare il suo contributo attivo e fattivo al progresso della società in cui vive.
Non vi può essere, per Francesco Vito, una “ fede del disimpegno”, ma l’impegno del cristiano deve essere coerente con la dottrina sociale che è parte integrante della concezione della vita per la realizzazione di un ordine sociale migliore, facendo riferimento imprescindibile alle parole fondamentali del messaggio evangelico: “Amore e Giustizia”.
Vito, conoscitore delle dure leggi dell’economia e del profitto capitalistico, denunciava i mali di uno sviluppo utilitaristico che si poneva in antitesi con l’ Uomo, la sua dignità e la sua immancabile ricerca della giustizia sociale.
Quindi, leggendo gli scritti di Francesco Maria Gerardo Vito, vissuto nel Novecento, si ha la disarmante sorpresa di leggere un autore che sta partecipando “hic et nunc” al dibattito attuale sui meccanismi dell’economia, in rapporto alla visione economicistica che gradualmente sta trasformando l’uomo stesso in un oggetto di consumo. Gli scritti e le lezioni di Francesco Vito non furono improntate ad un vago solidarismo di facciata verso quella che definiva “l’umanità sofferente”, e lo scrisse in maniera chiara nella prefazione all’opera “ L’economia al servizio dell’uomo”:
“ […]quando io penso a tutto il bene che della nostra scienza si può fare all’umanità sofferente nell’indigenza e anelante ad una più alta giustizia sociale, io ringrazio Iddio di avermi fatto diventare economista e di avermi dato di professare la mia disciplina in questo ateneo, tra le cui funzioni non ultima è di contribuire, con l’elaborazione scientifica e l’ illustrazione delle verità eterne della fede, al trionfo della giustizia della società”.

Bibliografia:

S. Lombardini – Economia ed etica. Dall’indifferenza alla ricerca di nuovi rapporti- 1993
F. Duchini-A. Caloia- Francesco Vito: l’economia politica di un cristiano economista- Rusconi, Milano 1993
AA.VV- Francesco Vito- Attualità di un economista politico a cura di Daniela Parisi e Claudia Rotondi- Milano- 2003

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