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La “conclusio pro Universitate Pignatari” del 23 aprile 1656

Nell’archivio del notaio Vincenzo Barricella, relativo agli anni 1639-1665, sono presenti i verbali delle Assemblee pubbliche in cui gli elettori capifamiglia, che superavano un certo reddito, designavano, su proposta degli Eletti, i “ deputati” che stabilivano l’entità della somma da pagare, quale tassazione, dal casale di Pignataro a Capua. Ricordiamo che nel corso del Seicento il casale era amministrato da due “sindaci”, che rappresentavano due ordini di cittadini: quello civile e popolano. Il primo ordine era rappresentato da sacerdoti, professionisti, persone distinte per cultura o censo, mentre il secondo dal popolo di contadini, artigiani e commercianti.
In particolare, l’ Assemblea, convocata il 23 aprile 1656 nel casale di Pignataro, fu importante, come per altri casali in date diverse, in quanto la rivolta di Masaniello aveva determinato uno sconvolgimento nell’intero Viceregno e si mostrava necessario ristabilire il passato ordine di tassazione e quindi una nuova numerazione dei “fuochi”, ossia nuclei familiari.
Tali assemblee di ” cives congregati” si svolgevano nella pubblica piazza del casale, designata con duplice nome ” all’Oliva” o “allo Trìuce”, con la prima denominazione che faceva riferimento ad un grande albero di ulivo, mentre la seconda località è da identificarsi con un trivio dove confluivano le vie” Cavella”, “Vinnoli”, e “Monte”. Riguardo alla data scelta, Antonio Martone ritiene che non sia una coincidenza la circostanza che tali Assemblee si tenessero il giorno del Santo Patrono del casale di Pignataro.
Pertanto, la ” Conclusio pro Universitate Pignatarii,” del 23 aprile 1656, una sorta di consiglio comunale del tempo, si riunì per eleggere i 4 deputati che avrebbero avuto il compito di rilevare l’entità della tassa da pagare, in relazione a ciascun ” fuoco”. Davanti al notaio Barricella comparirono quali testi Joseph De Vita, Joanne Baptista De Vita, Phelippo Valente, Biacio Bovenzo e gli eletti Gio Bovenzo e Gio Battista Bovenzo, i quali proponevano, per la rilevazione dell’entità della tassazione dovuta da ciascun “ fuoco” e per la numerazione di tali nuclei familiari, Vincentio d’Iorio, Luca Nacca, Angelo D’Iorio e Nardo Vito.
Segue nel verbale un elenco di 38 cittadini pignataresi, i quali all’unanimità approvarono i quattro nomi proposti quali deputati alla nuova numerazione dei fuochi, per ciascuno dei quali il casale di Pignataro era tenuto a versare 42 carlini.
La nuova numerazione dei fuochi non fu possibile, in quanto a distanza di pochi mesi scoppiò la terribile epidemia di peste che dimezzò la popolazione del Meridione d’Italia.

Riferimenti bibliografici:
A.S.C- Fondo del Notaio Vincenzo Barricella dal 1639 al 1665- anno 1656- fogli 13(recto)- 14 (verso)
Antonio Martone- Storia di Pignataro in Età Moderna- Il Seicento( prima metà) Giuseppe Vozza Editore- 2013

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