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La luce della memoria di Paolo Albano sulla strage di Caiazzo

Tra i suggerimenti per una buona lettura sul recupero della memoria degli eccidi nazisti in Terra di Lavoro non possiamo non far riferimento al testo del magistrato Paolo Albano “ La strage di Caiazzo. Il 13 ottobre 1943- La caccia al criminali nazisti”, scritto con la collaborazione del giornalista Antimo Della Valle. Trattasi di un libro che nasce dall’incontro di un magistrato e di un giornalista e saggista accomunati dall’interesse per gli avvenimenti della Seconda guerra mondiale e soprattutto per le vicende legate alla strage nazista di Caiazzo, dimenticata per decenni dalla storia e dalla giustizia. Nel racconto del magistrato Albano rimarchiamo il coinvolgimento personale dell’autore che fu pubblico ministero del processo al sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emdem e al sergente Kurt Schuster,autori della strage, che vide l’ esecuzione di ventidue, precisamente ventitré abitanti data l’esecuzione di una donna incinta , il 13 ottobre 1943 a Caiazzo .
“Come ci confida egli stesso – scrive Ferdinando Imposimato nella prefazione – l’inchiesta lasciò un segno indelebile nell’autore, Paolo Albano, coinvolto in una vicenda umana e investigativa assai intensa, delle quale egli ricorda le figure eccezionali che ne sono state protagoniste: da Stoneman a Habe, da Wiesenthal ad Agnone e Capobianco”
Come è noto, nel 1994 i due responsabili della strage furono condannati all’ergastolo , ma la pena inflitta ai due autori della strage di Caiazzo non fu mai scontata, perché la Germania non concede l’ estradizione per casi simili, ritenuti crimini di guerra, reato estinto in quel paese dopo 30 anni.
“Quando iniziai quest’indagine non c’era nulla dal punto di vista storico e giudiziario. Un strage di 22 italiani. Donne e bambini, tranne i quattro uomini adulti. Una strage terrificante. Una bambina di tre anni che veniva messa davanti al plotone di esecuzione”. Sono le parole di un’intervista rilasciata da Paolo Albano al Nuovo Monitore Napoletano.
Tuttavia nel gennaio del 1991 la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere riuscì ad avviare un procedimento penale a carico dei responsabili dell’eccidio di Caiazzo.
Contemporaneamente anche in Germania fu avviata un’inchiesta che condusse all’arresto dell’ex ufficiale tedesco. Il sostituto procuratore Paolo Albano, che avviò l’istruttoria a carico dell’ex ufficiale tedesco, era riuscito anche ad interrogare l’imputato nel carcere di Coblenza.
“L’armadio della vergogna, dove erano stati nascosti 697 fascicoli relativi alle stragi naziste in Italia, non era stato ancora scoperto. Iniziai nell’88 e ho finito nel 1992, quando ci fu l’arresto del tenente Wolfgang Lehing-Emden e poi fu individuato anche il suo complice. I due che riuscii a rinviare a giudizio. Ebbero l’ergastolo, ma non fu possibile all’epoca avere l’estradizione. Cosa superata con il mandato di arresto europeo. La sentenza di condanna all’ergastolo della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere non potè essere eseguita come arresto degli imputati, però ebbe un significato simbolico importantissimo. Dopo questa sentenza nacque il caso Priebke, nei tribunali militari cominciarono ad aprire tutte le inchieste. Si scoprì che dopo Caiazzo c’era stata la strage di Conca della Campania, le stragi in Molise. Come se si fosse aperto uno squarcio” aveva anche confidato Paolo Albano al Nuovo Monitore Napoletano.
La cinica “ ragion di stato “ aveva prevalso ma la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere , presieduta dall’attuale procuratore di Cassino Gianfranco Izzo, il 25 ottobre 1994 riuscì a condannare all’ergastolo, in contumacia, l’ex tenente della Wehrmacht, Wolfgang Lehnigk-Emden e l’ex sergente Kurt Schuster.
«La valutazione complessiva degli elementi acquisiti al processo» – si legge nella motivazione della sentenza – «consente di individuare con certezza nell’imputato Lehnigk-Emden il promotore dell’azione delittuosa, ossia come colui che la ideò, ne assunse l’iniziativa e l’attuò in concorso con altri militari offertisi come volontari». Ancora. «Questa Corte ritiene», scrisse il giudice a latere Rosa Maria Caturano, «di poter legittimamente affermare che la condotta criminosa di Emden e Schuster fu tale da costituire un’ignominia indelebile per lo stesso esercito”
Il libro del magistrato Albano, pubblicato recentemente, intreccia la ricostruzione storica della strage con le vicende processuali: ha più del saggio che del diario, ma per certi aspetti la lettura si presenta avvincente come quella di un giallo. È lo stesso autore a sottolineare i tanti colpi di scena che hanno costellato l’ incredibile storia di una strage dimenticata per decenni, un eccidio consumato in due casolari sul Monte Carmignano, dove 70 anni fa i granatieri tedeschi sterminarono le inermi famiglie Perrone, D’ Agostino, Massadoro e Albanese.
La strage di Caiazzo – annota l’ autore – fu il primo esempio di un codice di comportamento nazista in Italia che culminerà poi in Marzabotto e Sant’ Anna di Stazzema.

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