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Giovanni Limongi e il Monumento- Ossario dei 54 martiri di Bellona

Riguardo all’eccidio nazista di Bellona in cui furono trucidati, il 7 ottobre 1943, ben 54 innocenti , tanto si è scritto. Bellona, piccola cittadina della provincia di Caserta, medaglia d’oro al valor militare dal 1998, necessitava di un complesso monumentale degno di accogliere i resti mortali dei Martiri. Tale impegno costante nel tempo per la sua realizzazione si relaziona soprattutto ad un nome: quello di Giovanni Limongi, medaglia di bronzo al valore militare. Anzi Domenico Valeriani, autore di “ Giovanni Limongi un audace aviatore bellonese decorato al Valor Militare” scrive che ” Giovanni Limongi può essere considerato l’unico che abbia dedicato la sua vita affinché quell’efferato Eccidio non finisse nel dimenticatoio.” Giovanni Limongi nacque a Bellona il 1916 da Vincenzo e Maria Della Cioppa. Arruolatosi nell’Aeronautica Militare conseguì il brevetto di pilota che gli permise, durante il II Conflitto Mondiale, di partecipare ad azioni belliche pilotando aerei da caccia, caccia bombardieri, trimotori e aerei da caccia notturni. Operò in Tripolitania, nei Balcani e sul Mediterraneo in battaglie aeronavali. La mattina del 7 ottobre 1943 fu catturato a Bellona dai tedeschi e, con una coraggiosa fuga riuscì a mettersi in salvo. Dopo una brillante carriera nell’Arma Aeronautica, in cui rivestì il grado di Tenente, di Capitano, di Maggiore, Giovanni Limongi venne a mancare il 28 settembre 1984 e il Ministero della Difesa, con decreto ministeriale n.165/2011, volle conferirgli la medaglia di bronzo al valor militare quale “ combattente per la libertà dell’Italia negli anni 1943-45”. Tuttavia il suo nome è associato soprattutto a quella volontà caparbia di riportare in un Mausoleo- Ossario buona parte dei resti mortali del Martiri di Bellona.
Già in data 13 gennaio 1947 Giovanni Limongi, che aveva perso nel brutale eccidio un fratello e tre cugini, inviò una lettera alle massime autorità italiane e alleate, pubblicata nel testo “Le stragi Nascoste- L’armadio della vergogna” di Mimmo Franzinelli.
La lettera riportava : ” Il popolo di Bellona eleva il suo grido di dolore e di sdegno contro gli autori della strage della ” CAVA DEI MARTIRI” con le sue 54 vittime massacrate nel giorno 7 ottobre 1943 dalla soldataglia teutonica per feroce rappresaglia, contro la uccisione di un solo soldato tedesco avvenuta per causa di onore. Come si è resa giustizia agli autori della strage delle FOSSE ARDEATINE, così questo popolo fa appello alle autorità competenti affinché si traducano davanti ai tribunali gli autori delle sue 54 vittime della ” CAVA DEI MARTIRI”.
Tale accorato appello, indirizzato al Capo Provvisorio dello Stato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro Grazia e Giustizia, all’Alta Corte Alleata di Giustizia, al Presidente del Comitato Vittime Politiche, al Comando delle Forze armate alleate di Caserta, rimase inascoltato. Precedentemente era stata realizzata, in travertino bianco di Bellona una stele commemorativa, che fu inaugurata il 7 ottobre 1945 alla presenza del filosofo Benedetto Croce nel secondo anniversario dell’Eccidio. Lo stesso filosofo e storico abruzzese aveva scritto l’epigrafe incisa, che recita: “ANCHE IN QUESTA PICCOLA TERRA/ SORGE UNA DELLE INNUMERI STELE/ CHE IN OGNI PARTE D’EUROPA/ SEGNERANNO/ NEI SECOLI IL GRIDO DELL’OFFESA UMANITA’/ CONTRO UNA GENTE CREDUTA AMICA/ NELL’OPERA DEL CIVILE AVANZAMENTO/ E NELLA QUALE ORRENDA SI E’ DISCOPERTA/ ARMATA DI TECNICA MODERNA/ LA BELVA PRIMEVA.
BELLONA/ IN MEMORLA DEI SUOI 54 CITTADINI /PADRI DI FAMIGLIA, GIOVINETTI INNOCENTI/ PII SACERDOTI/ SOTTO SPECIE DI CONDURLI A LAVORI/ TOLTI ALLE LORO CASE/ E PER DELIRIO DI VENDETTA /DALLA FREDDA RABBIA TEDESCA/ IL GIORNO 7 OTTOBRE 1943 TRUCIDATI/ E I CORPI GETTATI NELLA PROSSIMA CAVA”
Giovanni Limongi si rese promotore di un Comitato Intercomunale dell’Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri, di cui fu eletto presidente per la regione Campania e delegato nazionale il 7 ottobre 1959. Si dovettero attendere ancora nove anni di continuo impegno ed abnegazione prima che, nel 25º anniversario, dell’eccidio, il 7 ottobre 1968, fu inaugurato il Mausoleo- Ossario. Con l’inaugurazione del Mausoleo furono benedetti due bassorilievi del Prof. Roberto Arizzi, raffiguranti la guerra e il massacro dei Martiri di Bellona, nonché l’altare, costruito in travertino di Bellona, per le funzioni religiose in suffragio delle vittime.
In seguito furono riportati nel Mausoleo buona parte dei resti mortali dei Martiri. Ritornavano così nello stesso luogo i resti di tanti innocenti per riposare insieme dove avevano trovato la morte . Il grande sogno di Giovanni Limongi si concretizzò, dopo la sua morte, allorché alla città di Bellona, l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro conferì, il 23 aprile 1998, la medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione:
Bellona, protagonista di un primo tentativo di resistenza armata, subì, il sette ottobre 1943, la reazione indiscriminata e feroce dell’oppressore nazista. Cinquantaquattro inermi cittadini, gente di ogni età, cultura, professione e ceto sociale, furono vittime di una barbara rappresaglia che già mostrava il suo sanguinario e vile volto. L’eroica testimonianza dei suoi cittadini valse ad additare agli italiani tutti il cammino che, attraverso la resistenza e la lotta armata, avrebbe condotto alla libertà e indicato alle generazioni future la via della pace e della democrazia”.
Successivamente, il 21 settembre 2001, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, considerato l’Eccidio dei Martiri e i meriti artistici e culturali di numerosi cittadini, conferì al comune di Bellona il titolo di Città.

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