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La strage nazista di Mondragone nella ricerca di Giuseppe Capobianco

A Mondragone gli eccidi nazisti culminarono, secondo le rilevazioni della ricerca di Giuseppe Capobianco, con i 25 fucilati del 28 e 29 ottobre presso il cimitero in località Cementare e in località Corsole, preceduti da altri 14 fucilati tra il 25 e il 26 ottobre, a cui si sommano quelli ancora precedenti in altre località per un totale di ben 57 persone fucilate tra civili e militari sbandati.
In effetti a Mondragone i tedeschi instaurarono il “ massimo terrore” fin dalle prime ore della notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943, a tal punto che il diario del parroco don Enrico Macera riporta testualmente: Quello che abbiamo sofferto da questo giorno, la penna rifugge da scriverlo, tanto orrendo n’è il ricordo. I tedeschi da alleati si mutarono in belve selvagge contro gli italiani e nulla tralasciarono per ucciderci, distruggerci, immiserirci”. I primi tre fucilati si registrano nella terza decade di settembre, in coincidenza con l’avvio dei rastrellamenti ed in seguito al “ bando” di evacuazione della città. Sette esecuzioni si hanno nella prima decade di ottobre fino a quelle che furono le fucilazioni degli ultimi giorni del mese di ottobre. In merito alla strage perpetrata in località Cementare del 28 ottobre il parroco Macera riportava, con una sorta di anatema contro gli assassini “ cari figliuoli trucidati innocentemente, quasi la maggior parte nel fiore della vita, giustizia vi sarà fatta. Potrà forse tardare un poco, ma arriverà tremenda, inesorabile; le belve feroci che fiutavano sangue umano morranno affogate anch’esse nel proprio sangue”.
In merito ai 17 corpi in una fossa comune, scoperta per caso, Giuseppe Capobianco fa riferimento alla ricerca di Antonio D’Amato, il quale scrive: “ Il 9 febbraio 1944 il sig. Attilio Taglialatela, mentre lavorava, trova delle chiavi e un teschio. La notizia si diffonde in paese; la gente accorre e si comincia a scavare febbrilmente”. A tal riguardo Capobianco rileva l’assenza di testimoni, in quanto la popolazione di Mondragone aveva trovato rifugio in case coloniche ed abitazioni di Falciano, Casanova e Carinola per scampare ai bombardamenti sia alla deportazione da parte delle truppe tedesche che ai bombardamenti degli Alleati. Capobianco ipotizza che si doveva trattare “ di più di una rappresaglia nazista in violazione di un bando”, citando l’articolo apparso il 3 novembre 1943 sul “ Risorgimento”. In effetti era stata una rappresaglia dovuta al ritrovamento da parte dei tedeschi di un loro commilitone morto.
Infine il ricercatore casertano che è stato tra i primi, con Corrado Graziadei, ad immergersi in un completo recupero della memoria degli eccidi nazisti nel Casertano, ex Terra di Lavoro, cita il diario dell’antifascista dottor Corrado Giordano, che non era stato ancora ritrovato, ipotizzando, forse con una certa fuga in avanti, “ verosimili forme anche spontanee, certo disarticolate, di resistenza messe in atto dai giovani del posto e militari sbandati, che si sono sviluppate alla vigilia dell’arrivo delle truppe alleate, intorno al 30 ottobre”.
Come è noto, l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì il 25 aprile 2006, nel Palazzo del Quirinale, la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla citta’ di Mondragone.

Bibliografia:
Giuseppe Capobianco- Il recupero della memoria- Edizioni scientifiche italiane- Napoli- 1995

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