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Gli Acta Criminalia del Seicento nel casale di Pignataro

Come premette lo studioso Antonio Martone, ” nell’affrontare questo tema della criminalità del Seicento nel casale di Pignataro è necessario fare una precisazione sull’espressione Acta Criminalia , che si incontra negli archivi dove sono raccolti i vari fascicoli riguardanti il clero e i laici”.
In effetti, in tale periodo storico negli “Acta Criminalia” confluivano sia episodi di grave criminalità, inclusi omicidi e ferimenti, ma anche litigi prodotti da un pugno o un calcio, come anche da offese e ingiurie, eventi vari di malcostume, in primis concubinato e adulterio, e ruberie che comunque davano origine a querele.
Sono ben 23 gli Acta Criminalia relativi al XVII secolo nel casale di Pignataro, rinvenuti dallo storico locale Antonio Martone presso l’Archivio vescovile della Diocesi calena. Relativamente agli atti criminali più rilevanti, quali i morti ammazzati, non si è in possesso della completa documentazione in parte perché il materiale storico fu distrutto nell’incendio dell’Archivio diocesano di Calvi, operato durante il saccheggio della Diocesi da parte del duca di Maddaloni Diomede Carafa, ma soprattutto perché i processi criminali riguardanti i laici erano di pertinenza del Tribunale civile di Capua, dove i fascicoli degli Acta Criminalia iniziano dal Settecento.
Tuttavia, pur senza fascicoli, si hanno notizie degli atti criminali gravi tramite altra documentazione.
In relazione alla prima metà del Seicento, emerge il processo per concubinato contro un influente e “ sanguigno canonico locale”, don Fabio Vechio, accusato e condannato all’esilio, e quello della violenza contro il Vescovo della diocesi di Calvi da parte di Camillo Pettorone, anche lui influente persona del casale di Pignataro nell’anno 1636. I morti ammazzati della prima metà del Seicento, di cui si hanno notizie tramite il Liber mortuorum furono nove.
Riguardo alla seconda metà del Seicento, in merito agli eventi di assassinio, si ha documentazione dettagliata dell’uccisione del Giudice Ulloa e del suo servo, nell’anno 1680, e della faida tra due famiglie eminenti del casale, quelle dei De Vita e degli Alvino, che iniziò con l’uccisione di Luca De Vita il 2 settembre 1693 e alla cui origine vi fu un amore contrastato tra Carlo De Vita e Porzia Alvino. Il totale degli omicidi, nella seconda metà del Seicento, fu di 13 persone, tra cui tre preti, don Angelo Borrello, di anni 33 nel 1675, don Francesco Gogliola, di anni 40 nell’anno 1680 e don Pietro Bovenzo, nell’anno 1687.
Gli altri fascicoli conservati nella Diocesi, che sono la parte numericamente più consistente dei 23 Acta Criminalia, riguardano processi per episodi di criminalità minore, tra cui concubinato ed adulterio, furti e ruberie, contese fisiche, litigi, ingiurie ed offese più o meno gravi durante giochi di dadi e carte, e un episodio di “ caccia senza licenza” che coinvolse cinque clerici inquisiti per tale reato.

Bibliografia:
Antonio Martone- Storia di Pignataro in Età Moderna- Il Seicento( prima parte) – Giuseppe Vozza Editore- 2013
Antonio Martone- Storia di Pignataro in Età Moderna- Il Seicento( seconda parte)- Giuseppe Vozza Editore-2017

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