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Giovanni Romeo e il Seicento pignatarese

La presentazione dell’ultimo lavoro di Antonio Martone sulla seconda parte della Storia di Pignataro in Età Moderna dedicata al Seicento, opera pubblicata postuma, reca la firma dello storico Giovanni Romeo.
Nel rimarcare la valenza dell’opera di Antonio Martone, lo storico Giovanni Romeo non si limita a comunicarci le sue riflessioni sulla specifica seconda parte del Seicento pignatarese, ma ripercorre i momenti salienti di un lavoro iniziato con la Storia del Cinquecento di un paese, che allora era casale di Capua.
Il merito precipuo di Antonio Martone è stato quello di incentrare le vicende storiche di aspetti di vita locale in un contesto di macrostoria, abbinato alla determinata volontà della ricerca continua delle fonti ” in un Sud in cui gli archivi comunali, parrocchiali e diocesani sono spesso perduti o indisponibili”.
Giovanni Romeo, partendo dal Cinquecento pignatarese, evidenzia come, nel contesto della fase storica pretridentina, il casale di Pignataro offre la testimonianza di un aspetto poco diffuso in Campania, relativamente ad una discreta presenza di nomi di battesimi ancora legati alla tradizione classica, con nomi quali Cardonia, Fiona, Soperchia, come anche di nomi di battesimo legati agli aspetti beneauguranti( Allegrezza, Abbondanza, Magnifica, Preziosa). La vicenda di Don Fabio Vechio, prete convivente, riportata, invece, nella prima parte Seicento, si inserisce a pieno titolo nel discorso su come la Chiesa si rapportava agli “ Amori proibiti”, questione affrontata dallo stesso storico Giovanni Romeo in un testo che reca tale titolo, e che costituisce una disamina del concubinato a Napoli tra l’anno 1563 e il 1656. Relativamente alla specificità del Secondo Seicento pignatarese, emerge la ricerca sulla peste dell’anno 1656 nel casale di Pignataro, la quale ci fa comprendere come il paese ne uscisse duramente provato, con un’amministrazione attenta a “sfruttare al meglio le proprie modeste risorse”. Spiccano, altresì, due problematiche, quali la scuola pubblica e la predicazione, entrambe destinate alla formazione della comunità in tale periodo storico. In relazione alla predicazione e alla nuova tassa di 50 ducati annui, deliberata nell’anno 1669 dagli Eletti di Pignataro e dimezzata nel 1696 per la povertà del comune e per le proteste dei suoi abitanti, Giovanni Romeo rileva come la realtà pignatarese si mostra “particolarmente importante per il Sud, perché uno dei capitoli più curiosi della storia della predicazione in Italia meridionale riguarda proprio l’accesa conflittualità che spinse all’indomani del concilio di Trento molti comuni del Viceregno a schierarsi contro i vescovi, quando negavano le licenze agli specialisti più amati localmente”, con conseguente avvio di interminabili liti giudiziarie.
Un aspetto non trascurabile, ma che Giovanni Romeo afferma di essere “in linea con tendenze ben documentate nell’Italia del Seicento non solo nel Sud”, è il dato relativo alla consistenza della criminalità con omicidi, che, solo tra il 1680 e il 1693, ci comunicano la triste realtà di 13 morti ammazzati, tra cui tre preti.
Una ricerca che si relaziona a tanti aspetti della vita comunitaria, inseriti in un contesto di macrostoria, ci fa comprendere appieno- scrive lo storico Romeo- “ la pazienza e la costanza con cui Antonio Martone si è dedicato alla ricostruzione di una fase particolarmente dedicata della storia di Pignataro Maggiore”, utilissima per uno studio della vita civile e religiosa nell’Italia del Seicento.

Bibliografia:
Storia di Pignataro in Età Moderna- Il Seicento( seconda metà)- Giuseppe Vozza Editore, 2017( Presentazione di Giovanni Romeo)

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