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L’omaggio poetico di Giuseppe Centore alla città di Capua

Nella monumentale ” Storia dei generi letterari” della Vallardi, Enrico Maria Fusco, autore del volume ” La Lirica”, tra il commosso e l’ammirato, commenta in tal modo ” Vocazione” di Giuseppe Centore, una lirica che costituisce uno dei vari omaggi poetici del sacerdote capuano alla sua città:
“ Capua è un dono del Volturno, l’ombroso fiume senza pace che dal gruppo del Meta, dopo trecento anse, dilaga nella piana campana, abbracciando, nel preludio marino, la graziosa dimora di una gente terrena. Fiume e città, unico nome Volturnus- ispirarono al canto- favole d’acque e nembi- un uomo di quei Tirreni, nella sua adolescenza pensosa, prima di allontanarsene, sorretto da una vaga speranza, in quel suo sogno di poeta; ma quando, poco dopo, fece ritorno, l’Angelo di Cristo lo annegò nella grande Luce- e il noto caro passaggio fluviale- tremuli capovolti e foglie- fu canto di fede e ansia d’amore.
Lettore, ascolta e poi dimmi se hai spesso, in questi giorni, udito così voce alta di poesia.
VOCAZIONE
Nato a specchio di te, notturno fiume
lento commisi alla tua fuga gli anni
verdi, persuaso che celata agli occhi
furtiva delle stelle, un’eco viva
tu ne serbassi viva al mio ritorno…
Trepida mano immersi- la speranza-
di ritrovare in te quale fu ieri
-favole d’acque e nembi- la mia voce:
muti irrisero me deluso e muto
tremuli cieli capovolti e foglie.
Diede allora altro senso alla mia vita
l’invisibile spia che assedia l’ombra
fulmineamente a naufragarmi in Luce.”

Capua è dal poeta Centore tanto amata in quanto “ speciosa ab initio”, rimarcando anche in tale lirica una nostalgia per le grandi stagioni della storia che videro protagonista la città, e lo rendono ancora più fiero di abitarvi.
SPECIOSA AB INITIO
“Laudate sie, mi Signore”…
per nostra madre Capua
cinta i fianchi
d’un velo d’acqua e di silenzio
e d’erba. Una remota
città d’armi vegliata
e di preghiere
che ha dolcissime voci
di campane. E cuori
che trasverberano il Cielo
in un tripudio d’Angeli
e di fuoco”

Tuttavia, Giuseppe Centore sa cogliere anche le piccole cose che la città comunica al suo spirito. Ciò emerge nella lirica “ Piccola Città”, tramite la quale il poeta esprime emozioni di semplicità in maniera diretta:

Sono nato uomo eterno
in provincia
ultima poesia del mondo.
Ancora una campana
tra silenzio
e cielo.

Una piazza.

Chi ti sa per nome
ogni giorno
e tu sai.

Riferimento bibliografico:
Rosolino Chillemi- Tre momenti della poesia di Centore- Capys- 17, anno 1984 pp. 80-95

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