CdP

Il teologo Franco Simeone e la visione tragica della vita

Nel commentare alcune poesie tratte dalle cinque raccolte pubblicate dal teologo pignatarese Franco Simeone dal 1950 al 1972, il poeta e critico letterario Giuseppe Rotoli scrive: “Vi è nella poesia del Teologo una visione tragica della vita che emerge in quasi tutte le poesie; prendetene una a caso, anche la più dolce, la più lirica e vi troverete un senso di tragicità ineluttabile”. Il teologo Simeone pubblicò in tale arco di oltre vent’anni “Seme del cammino” nel 1950, “Dall’Occidente nel solco antico” nel 1954, “Nidi sui pini” nel 1958, “La favola nuova inventata dal soldato di bronzo” nel 1962, e, infine, dopo essersi dedicato per lungo tempo a scritti in prosa e critica letteraria, “Crateri cinerei della luna” nel 1972.
Nato a Pignataro Maggiore il 30 maggio 1899 da Raffaele, costruttore edile e da Anna Franco, casalinga, Franco Simeone fu il primo di nove figli, di cui tre sacerdoti.
Franco venne inviato al sacerdozio, frequentando i seminari di Teano e Benevento. In seguito si laureò in Teologia dommatica presso L’Ateneo Pontificio Campano. Ordinato sacerdote nel 1923, fu docente di lettere nel Ginnasio di Teano, nei Licei dei Seminari pontifici di Catanzaro e Benevento, e Teologo della Diocesi di Calvi e Teano. Nel 1942 conseguì la laurea in Lettere presso l’università di Napoli, e l’anno seguente fu nominato Cappellano militare della Milizia Ferroviaria.
Quindi, l’approccio con la poesia del Teologo fu dopo i cinquant’anni con il rimpianto di non aver iniziato prima: ”
Con l’ansia t’ho cercata/ dei cavalieri del Graal/ per la mia strada solitaria, divina poesia/ ma, d’improvviso, solamente ora/ dall’Occidente/ da dove si tende la mano/ in segno d’addio ai superstiti/ nell’arido cammino mi sorridi .
Un Occidente che- come osserva Giuseppe Rotoli- non ha solo una connotazione geopolitica, bensì una più profonda, legata ” al nostro tramonto, il luogo ultimo della vita”. La ricerca dei cavalieri del Santo Graal diventa l’emblema della condizione umana. Tale lirica già introduce le tematiche care al poeta, quali il male di vivere, la vita dura e difficile, l’esistenza sterile, che si mostra simile- rimarca Giuseppe Rotoli “ ad un percorso lacerante e senza fine”. Quale “cantore del dolore”, nella “Favola nuova inventata dal soldato di bronzo”, il Teologo scrive:

Sul volto dell’uomo, di pietra
Si è fatta la pena e non chiede
di più

Il tema del dolore si evolve non raramente nel tema della morte:

“ La mano che levita i doni
e accalda la morte, al dolore
si chiude, che vuole un meriggio
a bere fin l’ultima lacrima”

E’ presente nella poesia del teologo Simeone tutta la lezione del pessimismo di Leopardi, della tragicità di Pascoli, della poetica del più recente Montale, influenze che emergono anche nella lirica “ Piove”, tratta da “Nido sui pini”:
Piove:
di sotto ai cieli chiusi la pioggia cade:
fitta, sottile,
con un crepitio triste:
percotendo lieve il seno
della terra madre.
Così, a volte,
si chiudono i cieli dell’anima:
e dalle nubi dense
cadono lacrime,
che non fanno rumore,
perché nessuno le raccoglie

A pagina 31 di “Nido di pini”, vi è ancora la poesia “ Notturno”, in cui la notte si mostra quale un essere umano che ansima, respira, soffre sottilmente e con lei soffre lo stesso poeta. E’ presente, quindi, una forte personificazione della notte che- scrive ancora Giuseppe Rotoli- “ diviene una nostra sorella, un nostro simile che condivide la stessa sorte di sofferenza”:

La notte nei suoi passi ansima lieve
e io avverto l’alitare eterno
delle stelle sospese sul mio capo:
io che ho sul viso il fiato della morte”.

Quindi il poeta a noi noto per i versi “ Pini, che date il nome al mio paese, vorrei d’un nido ornarvi la cimasa”, si mostra come il cantore del dolore, del senso del tragico che permea tanta parte dell’esistenza umana. Le poesie del teologo Franco Simeone, più sono pregne di grandezza estetica, più comunicano un senso di tragicità ineluttabile.
Anche nell’ultima raccolta “ Crateri cinerei della luna” è presente “ Sangue sulla strada”, che esprime e comunica un forte senso di disagio:
“ Sangue sull’asfalto
Sopra l’asfalto nero,
cresciuta nel potere della morte
come l’albero tagliato alla radice,
ramifica col capo insanguinato
una fanciulla uccisa dalla furia
di una macchina cieca.
La madre viene e dalle fauci l’urlo
pare impazzirla, come d’un’arteria
cui d’improvviso inaridisce il sangue:
e nel viso contratto camminare
e distendersi lenta
a linea a linea, la bellezza pallida
mortale del dolore…

Riferimento bibliografico:
Giuseppe Rotoli” La poesia di Don Franco Simeone” in “Le Muse”- Gennaio- Aprile- 1999 pp. 49-58

© Riproduzione riservata

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *