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Giovanni Bovio e l’iniziazione politica del giovane Scorpio a Napoli

Provenendo dalla provincia di Terra di Lavoro dove gli ideali della democrazia radicale repubblicana non avevano ancora trovato compiuto terreno fertile, si può immaginare il fervore politico con cui Scorpio visse la sua esperienza napoletana. Bartolomeo Scorpio si avvicinò e seppe far sue le idee della democrazia radicale, che rappresentava il filone più laico, democratico e repubblicano del Risorgimento italiano, quello mazziniano e garibaldino, con riferimenti propri al pensiero e all’azione di Carlo Cattaneo e di Carlo Pisacane.
A Napoli Bartolomeo Scorpio divenne un agitatore, battendosi per il suffragio universale, ritenuto dallo Scorpio mezzo di elevazione sociale delle categorie sociali più povere.
Per Giovanni Bovio, leader della democrazia repubblicana napoletana, il progresso storico doveva portare “ ineluttabilmente” alla fine della monarchia e al trionfo delle idee repubblicane”. In una poesia dedicata al suo paese natale, rendeva omaggio ai martiri della rivoluzione napoletana del 1799 e dei moti rivoluzionari del 1848 con tali versi:
Salve o Trani!
Nel 1799 generasti i martiri che sui
patiboli consacrarono la libertà
dopo il 1848 empisti di galantuomini
le galere nel 1860 salvasti la
libertà irrompente da Quarto a
Marsala salve per le tue memorie
romane per le tue tavole marittime
per gli antichi sedili per la giovinezza
onde ti rimoderni nella
civiltà salve per l’avvenire
salve mater se la tua antichità
traduci in una giovinezza perfetta.

Bovio considerava che l’estensione dello Statuto Sabaudo all’Italia fosse stato un passo indietro, non consono ai tempi nuovi che necessitavano di un profondo rinnovamento che poteva essere attuato solo dalla gioventù, educata ai princìpi repubblicani. Per lui solo la ” Repubblica riconosce e inculca con ogni mezzo la fratellanza dei popoli […] per cui è necessario ch’essi camminino sulla base dell’eguaglianza”
Il concetto di progresso era funzionale alla sua scelta repubblicana.
Giovanni Bovio vedeva nella repubblica l’ambiente e il mezzo per la soluzione della questione sociale, e non concepiva la repubblica senza la soluzione di gran parte del problema sociale. Egli testualmente diceva: «Io non intendo repubblica senza la soluzione di gran parte del problema sociale, né modo di codesta soluzione fuori d’una repubblica democratica».
Bovio si considerava degno continuatore di Mazzini e anche nei successivi scritti e discorsi che frequentemente gli dedicò, considerò il Mazzini come uno dei grandi “cominciatori di civiltà”, lo paragonò a Socrate e a Cristo, ma ritenne che la questione sociale dovesse avere la preminenza.
A Napoli l’azione della democrazia repubblicana, fondamentalmente incentrata sugli ideali antimonarchici e egualitari, al di sopra di ogni possibile confitto di classe, si indirizzò verso gli ambienti studenteschi e Bartolomeo Scorpio, sempre più entusiasta nonché appassionato seguace di tali ideali, nel giugno del 1872 partecipò alla proclamazione dell’Associazione democratica radicale del napoletano per” proclamare e diffondere le idee più opportune, atte a conseguire tutte le radicali riforme politiche pel miglioramento delle condizioni dei popoli, e tutte le possibili riforme sociali pel benessere dell’operaio, dell’agricoltore e del proletario in genere, ad ottenere il trionfo completo della vera democrazia” .
Il giornale ufficiale dell’associazione fu “ La Spira”, fondato nel 1875 dallo stesso Bovio per il quale il titolo doveva evocare la spirale del progresso storico, che ineluttabilmente doveva portare al trionfo delle idee repubblicane. Punto focale del programma di Bovio era l’esigenza di profonde riforme sociali. La rivoluzione del 1860 era stata una semplice dilatazione del Regno “ riforma geografica, non rivoluzione politica”, perché il territorio venne unificato, ma lo stato tirato indietro fino al 1848 con l’estensione dello Statuto sabaudo, a suo giudizio non adeguato ai nuovi tempi ed ai nuovi bisogni. Egli condusse una polemica contro i moderati, la cui azione di governo rappresentava a fosche tinte come il regno del favoritismo, della corruzione e dell’arbitrio. Per questo egli sosteneva che non si poteva contare sul sistema parlamentare vigente che riconosceva il diritto elettorale solo ad una piccola parte della popolazione né sulla Sinistra parlamentare, che aveva solo parlato di riforme senza nulla concedere.
Per tutti gli anni dal 1870 al 1880 le forze di orientamento democratico napoletane e casertane riuscirono, pur gradualmente, ad operare in maniera sinergica.
La profonda delusione serpeggiante nel Paese per la mancata attuazione delle riforme da parte del governo della Sinistra Storica e un più stretto contatto con l’ambiente politico e culturale del repubblicanesimo napoletano favorirono, a partire dal 1880, una rottura di quell’isolamento e una più ampia e profonda diffusione delle idee repubblicane in Terra di Lavoro e conseguentemente un contatto più stretto tra i vari gruppi democratici radicali.
Grazie al fermento di idee democratiche e radicali con cui venne a diretto contatto a Napoli, Bartolomeo Scorpio riuscì nella diffusione del movimento democratico radicale a Pignataro Maggiore e in Terra di Lavoro negli anni compresi tra il 1881 e gli ultimi anni del secolo, e fu legato ad altre personalità quali Antonio Gaetani di Laurenzana, Giuseppe Lonardo e Michele Verzillo, questo ultimo suo nume tutelare, che sarebbe eletto deputato a Capua dall’anno 1892.
Dal 1881 Bartolomeo Scorpio era diventato uno dei più ardenti sostenitori del movimento irredentista facente capo al “ Comitato per l’ Italia Irredenta” di cui era generale il generale Giuseppe Avezzana.
Fu in tale periodo che Scorpio entrò nella massoneria, ove raggiunse il 33° grado, il massimo della gerarchia massonica, dopo aver fondato a Napoli la loggia massonica “ Roma”
In particolare Antonio Gaetani di Laurenzana e Bartolomeo Scorpio furono i primi a stabilire contatti con gli ambienti democratici napoletani in vista delle elezioni del 1882 a suffragio allargato in cui le forze radicali democratiche uscirono decisamente rafforzate.
A Caserta furono pubblicati i primi numeri del giornale “ La Civetta” di cui Scorpio divenne collaboratore nel gennaio 1882, primo organo di informazione dei democratici radicali, che prenderà successivamente il nome di “Spartaco” allorché Scorpio ne diverrà direttore.
A questo germoglio di idee nuove Bartolomeo Scorpio partecipò in maniera rilevante, diventando un esponente non solo provinciale, ma regionale .
Infatti, leggendo lo statuto della società operaia di Pignataro Maggiore “Libertà e Lavoro”, ci si renderà conto che il suo intento non era solo di risvegliare sentimenti cooperativistici, non di semplice assistenza, ma di far acquisire agli operai la coscienza dei propri diritti, di innalzare la ” plebe al grado di popolo”, come ebbe a dire e scrivere più volte testualmente lo stesso Bartolomeo Scorpio.
Il 22 giugno 1882 Scorpio si recava a Genova, al fianco di alcuni fra i più importanti esponenti del movimento democratico radicale, a presenziare all’inaugurazione del monumento a Giuseppe Mazzini.
La grande intuizione di Scorpio fu la creazione di una delle prime società operaie di mutuo soccorso di Terra di Lavoro, quella “Libertà e Lavoro”, che sarà per lui la premessa per l’attività politico- amministrativa a Pignataro Maggiore e per la diffusione delle idee della democrazia radicale in Terra di Lavoro.
Lo storico Carmine Cimmino rimarca che ” la profonda delusione serpeggiante nel Paese per la mancata attuazione da parte dei vari governi di Sinistra delle riforme promesse, un più diretto contatto con l’ambiente politico e culturale del repubblicanesimo napoletano a partire dall’800 furono tutte condizioni che favorirono la rottura dell’isolamento, un’ampia e più profonda diffusione delle idee repubblicane in Terra di Lavoro ed un contatto più stretto tra loro dei vari gruppi democratici, i quali, così, riuscirono a superare la ristrettezza di un’azione politica esclusivamente municipalistica e la frammentarietà di un movimento troppo angusto e dagli scarsi o quasi nulli legami con i ceti artigianali, quale era stato quello che si era allora sviluppato in Terra di Lavoro, dopo un primo tentativo, ma subito vanificato dalla crisi di Aspromonte e Mentana, di creare una certa struttura organizzativa con le varie Associazioni Democratiche, e di avere una base di massa con le Società Operaie di Mutuo Soccorso”.

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