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Francesco Vito e lo sviluppo: la consapevolezza di una sfida cruciale

Come abbiamo avuto modo di comunicare, nel centenario della nascita gli ex allievi del grande economista pignatarese Francesco Vito(Pignataro Maggiore, 21 ottobre 1902- Milano, 6 aprile 2018) pubblicarono un volume in cui sottolineavano l’attualità disarmante del suo pensiero.
Siamo riusciti, anche grazie al contributo di Bartolo Mercone, a contattare alcuni di tali ex allievi, che nell’aprile scorso intesero anche ricordare il cinquantesimo anniversario della sua morte. Pubblichiamo, pertanto, una riflessione originale che la professoressa Claudia Rotondi ci ha fatto pervenire ” nell’imminenza della data del suo compleanno”. Infatti il 21 ottobre 1902 Francesco Vito ebbe i natali in Pignataro Maggiore. Ringraziamo sia la professoressa Claudia Rotondi che Bartolo Mercone, che si è impegnato nel ricercare un contatto con alcuni degli ex allievi di Francesco Vito.

Francesco Vito e lo sviluppo: la consapevolezza di una sfida cruciale

Ricordare Francesco Vito a 50 anni dalla morte (e nell’imminenza della data del suo
“compleanno”) può essere una buona occasione per ripercorrere alcune sue idee forti e
farci interrogare dalle stesse. Non vorrei qui riprendere la sua biografia, né riproporre un elenco di tematiche oggetto dei suoi studi (il metodo nella scienza economica; i cicli; le concentrazioni industriali; il Mezzogiorno; l’Europa e vari altri ancora). Basti dire che nel suo percorso di studioso l’interesse per la realtà economica è sempre stato il motore della ricerca scientifica.
Vorrei proporre invece una chiave di lettura che riconduce l’intero suo pensiero a un
solo tema cruciale: quello dello sviluppo economico e sociale. Vito dedica molti scritti al problema dell’arretratezza e della fame nel mondo fornendo anche un proprio contributo alla tipologia del sottosviluppo. Ma lì, come in altri scritti meno specificamente dedicati, mai considera lo sviluppo come un fatto meramente economico. “Lo sviluppo economico è uno strumento per elevare la dignità umana, la libertà individuale, l’uguaglianza di opportunità, la realizzazione della capacità personale, la partecipazione cosciente e responsabile alla vita della comunità” (Vito 1957).
Due sollecitazioni importanti provengono da questa sua affermazione.
Innanzitutto che il problema dello sviluppo non riguarda solo i contesti sottosviluppati ma il mondo nella sua interezza.
In secondo luogo che affrontarlo da economista implica con evidenzaanche la considerazione di aspetti extra-economici; ma questa per Vito non è una sfida difficile da raccogliere. La sua prospettiva è differente da quella di chi invoca una iperspecializzazione della scienza economica. Non considerare la drammatica situazione di disuguaglianza in cui versa il mondo, non ritenerlo un grave problema sociale, si tradurrebbe in una sconfitta a monte per l’economista, che è – e non deve dimenticare di essere – uno scienziato sociale. Non si tratta dunque di un tema eludibile.
Si pensi alla particolare sensibilità di Vito sul tema dell’istruzione, che lo porta molto precocemente a considerarne il ruolo nelle politiche di sviluppo, un ruolo assolutamente complementare alle azioni di tipo economico.
E’ forte in Vito la posizione di rifiuto per la strumentalizzazione produttivistica dell’attività formativa, perché il tema dell’istruzione si lega anche a quello della (mal)distribuzione tanto del reddito quanto del potere politico. Per superare questo fatto, che è a tutti gli effetti un ostacolo allo sviluppo, occorre allargare la partecipazione e per far questo occorre incentivare ogni misura intesa ad aumentare la mobilità sociale. Il punto di partenza è individuato nel rafforzamento del sistema educativo perché si realizzi una uguaglianza di opportunità essenziale nei processi di sviluppo. Non è evidente quanto questa sia un’indicazione preziosissima anche nell’oggi?
E’ utile sì qui richiamare al fatto che Vito nasce in una delle aree povere del Mezzogiorno, caratterizzate da quello che definisce il “complesso dell’arretratezza”.
Essendo molto attento alla realtà storico istituzionale è alieno dall’affrontare il tema dello sviluppo unilateralmente, alla ricerca di “colpe”; ma sa che il sottosviluppo affonda le radici nell’evoluzione del capitalismo e sa che senza meccanismi correttivi la situazione non può che peggiorare.
Come sempre per Vito il pensiero deve precedere l’azione: “A fondamento dei fatti sonole idee. Dalla validità delle idee che sospingono l’azione intrapresa per lo sviluppo dipenderà l’ampiezza, la consistenza, e l’efficacia dei risultati” (Vito 1955).
La continuità dello sviluppo è per lui connessa alla capacità del mondo nel suo complesso di affrontare la questione in modo cooperativo.
Ed ha ben chiare le linee di azione che devono improntare la cooperazione internazionale: la solidarietà, la partecipazione, la peculiarità. “La prima esigenza da rispettare è l’accoglimento del principio della solidarietà umana come criterio-guida dell’economia dei popoli al posto dell’antico principio utilitaristico” (Vito 1961).
“La seconda esigenza è che ogni programma di sviluppo venga elaborato con la partecipazione dei Paesi interessati” (ivi). E quanto alla peculiarità Vito afferma: “La terza esigenza consiste nel rispettare le peculiarità culturali di ciascuno di quei popoli evitando di abbandonarsi, sia pure inconsapevolmente, a forme di etnocentrismo.
L’accoglimento della solidarietà umana come criterio-guida della economia dei popoli è
certamente destinato a dar vita a una nuova forma di civiltà che in qualche modo
trascende i tratti caratteristici di ciascuno. Ma questi ultimi in nessun caso dovranno esser soppressi” (ivi). Quanto risultano forti e sfidanti queste parole oggi?
A Francesco Vito non mancava però neppure una importante consapevolezza: “Queste
idee sono talmente innovatrici da richiedere del tempo per tradursi in realtà” (ivi).
Quanto tempo ancora?
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Nota conclusiva: L’Università Cattolica del Sacro Cuore, in cui Francesco Vito è stato
docente, preside, rettore, ha dedicato quest’anno una giornata di studi in aprile, in
occasione del cinquantesimo anniversario della morte.
A dicembre la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali assegnerà a Giovanni Bazoli il Premio internazionale Francesco Vito, istituito nel 1998 per scelta di Alberto Quadrio Curzio, per molti anni preside della Facoltà e animato dalla stessa visione dell’economia come scienza sociale. La declaratoria del Premio Vito così recita: “Emerito studioso di scienze sociali, ed in particolare economiche, a lungo preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica, seppe dare alla ricerca un orientamento ispirato a grandi ideali ed una marcata intonazione sulle tematiche internazionali. Il conferimento del premio ad un’alta personalità testimonia la deferenza verso la stessa della Facoltà di Scienze
politiche dell’Università Cattolica”.

Claudia Rotondi
Docente di Economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Per contatti: claudia.rotondi@unicatt.it

Riferimenti bibliografici
Vito F., 1955, “L’avvenire del Mezzogiorno e i problemi sociali ed umani dell’attuale
politica di sviluppo”, in Vita e Pensiero, 7, pp. 387-397.
Vito F., 1957, “Gli aspetti politici dello sviluppo delle aree arretrate” , relazione al III Convegno mondiale di Scienze politiche, Stoccolma, settembre 1955, in Rivista internazionale di scienze sociali, 3, 1957, pp. 252-256.
Vito F., 1961, “Problemi economici dei Paesi in via di sviluppo e cooperazione economica internazionale”, in Vito F. 1988-
Gli aspetti etico sociali dello sviluppo economico, Vita e Pensiero, Milano, pp. 244-257.

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