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La Società Operaia di Pignataro Maggiore “ Libertà e Lavoro”

Il ruolo delle società operaie è storicamente considerato in Terra di Lavoro solo come terreno di formazione e di sviluppo di culture e di concezioni della solidarietà e della rappresentanza, mentre in altre regioni esso costituì un sostrato essenziale per l’azione di massa dei partiti popolari e della democrazia radicale. Tuttavia, leggendo gli Statuti delle Società Operaie dei diversi centri della provincia di Terra di Lavoro, e in particolare della società operaia “Libertà e Lavoro” di Pignataro Maggiore, ci si rende conto che il loro intento non era solo di risvegliare sentimenti cooperativistici, non di semplice assistenza, ma di innalzare la ” plebe al grado di popolo”, come ebbe a dire e scrivere più volte Bartolomeo Scorpio.
Infatti, la Società Operaia era ritenuta da Scorpio l’unico mezzo per elevare le condizioni degli operai ed educarli alla difesa dei loro diritti.
Il 13 aprile 1882 finalmente diventò realtà il sogno di Scorpio, un progetto da lui formulato fin dal 1879: nel cortile di Palazzo Scorpio si raduna una folla di circa 500 persone e, in relazione alla sua nascita, essa ebbe il valore di un vero e proprio momento di cesura.
Il discorso di Bartolomeo Scorpio fu appassionante, coinvolgente e trascinante nel rivendicare che era giunto il momento che anche il popolo di Pignataro dimostrasse di saper vivere una vita civile e pensare all’avvenire economico dell’operaio, di acquisire la coscienza dei propri diritti e doveri, mostrando gli infiniti vantaggi di una costituzione di una Società Operaia. Così descrive Nicola Borrelli(1815-1891), il nonno dello storico locale, in maniera alquanto enfatica, quei momenti nel verbale della fondazione:
“Il presidente prende la parola in mezzo agli applausi degli adunati. Dice di essere commosso degli ampi attestati di fiducia e di benevolenza che giornalmente riceve dal popolo, in compenso promette di vivere e morire per la santa causa dell’operaio. Libertà e Lavoro : dice essere queste due parole auspicio di splendido avvenire per la patria. La società operaia essere l’unico mezzo per innalzare la plebe al grado di popolo e assicurarne le sorti. Conclude esortando tutti a vivere per la Libertà e per il Lavoro”.
“Anche questo discorso – prosegue il verbale dell’adunata- è accolto da vive simpatie. Mette quindi alla votazione la proposta di fondare una società operaia dal titolo fatidico: Libertà e Lavoro. La proposta è accettata all’unanimità e fra gli applausi vivissimi degli adunati. Il presidente comincia a leggere la Costituzione della nascente società, da lui redatta e composta. La lettura si fa articolo per articolo, ed a ciascuno si danno spiegazioni sul loro significato e si apre così la più ampia discussione, e su d’ognuno di essi si fa la votazione. I trentatré articoli ond’essa è composta vengono così letti, spiegati, votati ed approvati all’unanimità. Finita questa votazione, il presidente dichiara costituita per sempre e liberamente la Società Operaia. Scioglie quindi l’adunanza fra gli applausi e fra le grida di viva la libertà e il lavoro. Tutti rispondono : evviva!”
Nasce così “Libertà e Lavoro” e con Scorpio inizia la politica intesa in senso moderno e Pignataro Maggiore, rispetto agli anni precedenti, diventa partecipe di un cambiamento, inteso quale scelta fra conservazione e progresso, che implicava necessariamente una rottura rispetto ad un passato in cui i notabili, come rimarca Giuseppe Civile, avevano amministrato in termini di parentela, familismo e clientele.
Dovendosi, comunque, adeguare ad una realtà in cui il consenso verso la monarchia era sempre stato molto forte, sia essa borbonica o sabauda, il limite della Società “Libertà e Lavoro” di Pignataro fu che, nonostante fossero note le giovanili idee repubblicane di Bartolomeo Scorpio, essa fu posta sotto l’alto patrocinato del sabauda Principe di Napoli.
Lo statuto di Libertà e Lavoro fu redatto nel 1882 e si componeva di ben 33 articoli.
L’articolo 1 recitava testualmente: “ E’ costituita in Pignataro Maggiore una Società di Mutuo Soccorso fra gli operai dal titolo:” Libertà e Lavoro”.
L’articolo 2 esplicitava il fine della Società: “ Scopo della Società è questo:
a) Tutelare e sviluppare il lavoro.
b) Istruire civilmente l’operaio.
c) Tutelarne e proteggerne i diritti.
d) Soccorrerne le sventure con animo fraterno.
Gli altri 31 articoli esplicitavano la possibilità e le modalità dei prestiti agli operai in stato di bisogno, la promozione della reciproca istruzione tramite scuole, conferenze, discussioni, l’assistenza medica in relazione anche al sostentamento dei poveri ammalati e una pensione agli inabili al lavoro.
Inoltre la Società ebbe quale simbolo una bandiera tricolore con lo stemma sabaudo e due mani che stringono una scure, un sole che sorge dietro ai monti, che rappresentava il simbolo della rinascita, e nella parte centrale erano rappresentati vari attrezzi agricoli.
All’atto della nascita della Società il Consiglio Direttivo era composto dal Presidente Generale, Bartolomeo Scorpio con Vice-Presidente Antonio Palumbo e Segretario Basilio Nacca.
Gli altri incarichi erano affidati a Nicola Borrelli (Sorvegliante), Vincenzo Roncone (Vice-Segretario), Agostino Borrelli (Presidente dei contadini), Pasquale Romagnuolo (Presidente dei Piccoli commercianti), Gaetano Penna ( Presidente degli Agricoltori), Agostino Martone ( Presidente dei Sarti), Marcantonio Gionti (Presidente dei Falegnami), Pietro Pettrone ( Presidente dei Grossisti), Arcangelo Borrelli( Presidente dei Fabbri Ferrai,) Francesco Simeone ( Presidente dei Muratori) .
Il giornale “La Civetta” del 28 maggio 1982 presentava in tal modo il gruppo dirigente di Libertà e Lavoro:
“Il Presidente è un proprietari, ha più di centomila lire di proprietà; la famiglia Borrelli è famiglia ricca, hanno più di cinquecentomila lire di proprietà. La famiglia Palumbo è pure proprietaria. La famiglia Santagata è la prima del paese. La famiglia De Vita è anche ricca e i signori P. Petrone, A. Borrelli, M. Gionti, F. Simeone, P. Romagnuolo del Cd sono tutti benestanti”
Il presidente generale era il capo dell’associazione che la convocava, la presiedeva e la rappresentava. Solo il presidente aveva il diritto di veto.
La seconda carica dell’associazione era rappresentata dal Sorvegliante che vigilava affinché ogni socio mantenesse un comportamento decoroso, ammoniva fraternamente coloro che non si dimostravamo rispettosi delle istituzioni civili, proponeva le pene disciplinari da comminarsi ai soci in maniera da tutelare tutti i soci e le rispettive famiglie .
Il Sorvegliante proponeva i sussidi, i soccorsi e i prestiti ai soci al fine di tutelarne la dignità e il decoro.Il Segretario conservava l’archivio sociale, compilava le deliberazioni, manteneva la corrispondenza e faceva le convocazioni.
Il Tesoriere riscuoteva le rate mensili dei soci e le offerte volontarie, pagava i mandati ed era responsabile della cassa e forniva i conti, su richiesta, all’assemblea o alle varie sezioni. Gli ultimi articoli dello Statuto della società erano dedicati alle disposizioni generali riguardanti i giorni di festa speciali per la società: l’anniversario dell’inaugurazione, la nascita del re, la festa d di S. Giuseppe, la festa dello Statuto. Ogni anno il presidente generale poteva proporre la revisione della Costituzione per apportarvi innovazioni.
La Costituzione era valida per tutti quella che la firmavano e ogni socio aveva diritto ad una rosetta tricolore, ad una copia della Costituzione, al regolamento speciale della sua sezione, ad usufruire delle tariffe delle opere stabilite dalle otto sezioni. infatti, nello specifico “Libertà e Lavoro” era divisa in otto Sezioni con riferimento ad altrettante arte e mestieri.
La prima sezione comprendeva tutti i contadini, i braccianti, coloro che percepivano un salario giornaliero come anche i massai, i garzoni, i guardiani e i mandriani.
La seconda sezione comprendeva gli agricoltori-proprietari con possesso di un appezzamento di terreno superiore a dieci moggia, o che l’avevano in fitto o che ne erano semplicemente “conduttori”, come anche gli ortolani e i giardinieri.
La terza Sezione comprendeva tutti coloro che lavoravano legno, mentre la quarta i fabbri ferrai e tutti coloro che lavoravano il ferro. Nella quinta ritroviamo i piccoli commercianti, i caffettieri, i fruttivendoli, i tabaccai e nella sesta i sarti, calzolai, cappellai e lavoratori del cuoio.
La settima era composta da negozianti all’ingrosso di cereali, oli, ferramenta nonché i facchini, mentre la ultima sezione comprendeva i muratori e tutti colori che lavoravano nel settore dell’edilizia, come anche i fornaciai e gli scalpellini.
Per diventare socio bisognava esercitare un’arte o un mestiere e da essere collocato nelle varie sezioni e far domanda al consiglio direttivo, il quale decideva circa l’ammissione con votazione segreta.
Vi erano poi i soci benemeriti che, con l’elargizione monetarie, con esempi morali, con l’introduzione di innovazioni in campo scientifico industriale e agricolo contribuivano allo sviluppo della Società.
I soci onorari erano, come riporta testualmente lo Statuto, quei cittadini che “ senza distinzione di idee, o di partiti, hanno professato e professano culto alla patria e alla causa dell’operaio”.
Quindici furono i soci onorari di “Libertà e Lavoro” e tra essi ritroviamo i nomi di Felice Cavallotti, Antonio Maffei, Andrea costa, Giovanni Bovio.
Molto esigenti erano le assemblee direttive riguardo alla buona condotta dei soci, che potevano essere premiati da un ufficio preposto composto dal Sorvegliante e da due Presidenti di sezione tramite l’assegnazione di una medaglia d’argento al valore e 200 lire in un libretto di cassa di risparmio, come anche severamente espulsi in caso di atti gravi contro la Società. Al riguardo, chiunque tradiva la Società o commetteva un’azione indegna o criminosa contro di essa era immediatamente espulso.
Nell’ambito dell’assemblea si procedeva, in tali pur poche occasioni, ad una vera cerimonia di espulsione che consisteva nel fregiare con un segno di lutto il banco della Presidenza e la bandiera, aprire le porte al pubblico e leggere l’ordine del giorno al socio che aveva meritato l’espulsione.
Il nome dell’espulso veniva scritto su un pezzo di carta, che veniva bruciato dal Sorvegliante il quale, nel bruciarlo, pronunciava le parole “ si disperda il nome dell’indegno”. La notizia dell’espulsione veniva resa pubblica tramite i giornali e, a partite dalla assemblea del 8 settembre 1882, fu stabilito che l’avviso fosse inoltrato anche dalle altre società consorelle.
E’ significativa una lettera di Bartolomeo Scorpio al sig. Crescenzo Rotoli di Pasquale. In tale lettera del 24 luglio 1882, avente per oggetto ” Espulsione e restituzione di coccarda ” Bartolomeo Scorpio così scriveva:
Si comunica al Sig. Crescenzo Rotoli di Pasquale che il sottoscritto, in virtù dei poteri discrezionali accordategli dallo Statuto, in nome dell’assemblea innanzi ala quale egli prende tutta la responsabilità dell’atto, lo ha espulso per nero tradimento. Resta peranco invitato a restituire la coccarda, mettendola sull’avviso che il suo nome sarà pubblicato sul giornale e notificato a tutte le altre società confederate, affinché tutti gli negano la protezione, l’aiuto e il soccorso .”
Scorpio sul suo giornale “Spartaco” aveva comunque spiegato che Crescenzo Rotoli” presasi la scheda dei candidati e conosciute le intenzioni e i piani della Società, vendé tutto alla parte avversa, convincendo altri due compagni a fare altrettanto”. Ai soci che, invece, “avrebbero vantato un’onorata iscrizione ventennale o che, a distanza di cinque anni dalla fondazione della Società, o ancora, avessero raggiunto il settantacinquesimo anno di età ed in stato di provato bisogno e povertà”, l’Assemblea accordava una pensione vitalizia di non meno di 70 centesimi al giorno.
Era prevista, inoltre, sempre, per quest’ultima categoria di soci l’assistenza domiciliare in caso di malattia sia da parte degli altri soci che da parte di un medico.
La Società operaia” Libertà e Lavoro” raggiunse ben presto quasi mille soci tra tutte le categorie dei lavoratori manuali del paese.
La Costituzione di “Libertà e Lavoro” fu approvata il 13 aprile 1882 e pubblicata il 2 giugno, anniversario della morte di Garibaldi. Fu un momento storico rilevante per una realtà quale Pignataro Maggiore. La popolazione censita nel 1881 era di 4114 abitanti. “Libertà e Lavoro” fu in grado di direttamente almeno un quinto, e, se si pensa alle famiglie dei soci, almeno la metà. La Società Operaia di Pignataro Maggiore fu presente al Convegno delle Società Democratiche Italiane di Bologna Era impensabile fino a qualche anno prima che il popolo di Pignataro potesse essere protagonista di tale esperienza, partecipare in maniera consistente alla grande manifestazione per il suffragio universale, tenuta a Capua nel 1883, e soprattutto prendere parte con una propria rappresentanza alla solenne commemorazione di Giordano Bruno nell’anno 1887. Pertanto, rimarca ancora Giuseppe Civile, “per la prima volta ai pignataresi si mostra un nesso diretto che lega le vicende quotidiane della comunità a scelte e schieramenti di carattere generale e ideologico”.
Tra l’ampio schieramento che si andò progressivamente creandosi attorno a Scorpio, spicca la famiglia dei Borrelli. Il personaggio della famiglia Borrelli più esposto fu Nicola Borrelli. Al debutto di Bartolomeo Scorpio nelle vicende politiche e amministrative di Pignataro, Nicola è un uomo prossimo alla vecchiaia, ma non rinunciò ad un ruolo che lo vide protagonista quale tramite tra la famiglia e la Società Operaia “Libertà e Lavoro”.
E’ Nicola Borrelli a prendere per primo la parola, come si evince dal Primo Verbale di fondazione della Società Operaia, datato 13 aprile 1882, con parole piene di enfasi per un evento importantissimo nella vita sociale e politica di Pignataro Maggiore..
Il figlio di Nicola Borrelli, Francesco, fu colui che aderì all’ideologia democratica radicale, influenzato da Scorpio in maniera rilevante, essendo suo grande amico. Come Scorpio, Francesco Borrelli sperperò in tali anni una parte del suo patrimonio per l’affermazione delle idee radicali e massoniche.
L’altra famiglia, che diede un apporto importante all’affermazione di Scorpio a Pignataro, fu quella dei De Vita, la quale aveva un elemento di spicco in Salvatore De Vita, avvocato e quasi coetaneo di Scorpio in rapporti personali con il leader radicale, avendo anche lui preso moglie in Pietravairano.
Salvatore De Vita diventò uno dei punti di riferimento dello schieramento creatosi intorno a Scorpio, partecipando attivamente alla fondazione della società operaia Libertà e Lavoro, ma assumendo un ruolo importantissimo nella costituzione della Banca Popolare, un’altra intuizione di Scorpio, la quale gli sarà di aiuto per l’ulteriore conquista del consenso a Pignataro.
Ciò che sorprende è l’assenza della famiglia Pratilli, unica famiglia di sicuro orientamento unitario e liberale. Nel 1875, infatti, un rapporto della Pretura individuava Francesco Pratilli come ” unico devoto dell’attuale regime”, aggiungendo che gli altri componenti il consiglio comunale, “chi più chi meno, sono infetti dal clericalismo ispirato nel paese dal vescovo D’Avanzo che vi gode moltissima influenza”
In effetti la famiglia Pratilli solo nel corso del costituzione della Banca Popolare assumerà un ruolo importante.
Sorprendente si rivela, invece, l’appoggio iniziale a Scorpio della famiglia Santagata, la quale era una famiglia che vantava una tradizione di schieramento politico relativamente autonomo rispetto alle vicende locali, ma che era stata anche, e ben oltre l’Unità, l’immagine stessa della conservazione e del legittimismo borbonico. In effetti fu in virtù di un intreccio familiare tra la sorella di Francesco Borrelli, Rosina, che aveva sposato nel 1875 Giacomo Santagata, che ritroviamo la famiglia Santagata schierata inizialmente anch’essa con Scorpio, ma già nel 1888 nessun Santagata figurava più tra l’elenco dei soci di “Libertà e Lavoro.

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