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La Banca Popolare Cooperativa e la breve esperienza da sindaco di Pignataro

Un altro strumento importante per la conquista dell’amministrazione municipale, a cui Bartolomeo Scorpio tendeva da tempo, fu la ” Banca popolare cooperativa Previdenza e Risparmio.”
Se lo scopo della Banca popolare Cooperativa era quella di procacciare, secondo lo Statuto, ” credito ai propri soci e agli operai regolarmente iscritti nelle Società operaie per favorire lo svolgimento del commercio e dell’industria e mettere freno all’usura mercé la mutualità e il risparmio”, essa costituì, come sostiene Giuseppe Civile, anche uno strumento ” per il controllo del potere e della società locale”.
La Banca Popolare Cooperativa era controllata da Scorpio e dalle famiglie che a lui facevano riferimento.
Bartolomeo Scorpio era il presidente, cassiere Salvatore De Vita e direttore Giacinto Vito. Successivamente Salvatore De Vita assumerà egli stesso la carica presidente nel 1890 e di direttore due anni dopo.
Quindi il 12 ottobre del 1886 nasceva ufficialmente la “Banca Popolare Cooperativa Previdenza e Risparmio”, basata sull’emissione di 300 azioni di 25 lire ciascuna, e dei 118 sottoscrittori iniziali 42 erano di Pignataro, 32 di Calvi, 15 di Sparanise, 12 di Vitulazio, 11 di Camigliano, 3 di Giano, 2 di Rocchetta, uno solo di Pastorano.
L’inaugurazione della Banca Cooperativa fu un successo personale di Bartolomeo Scorpio, il quale infervorò i cittadini con un discorso trascinante in cui spiegava l’intento di dare alle persone che ne avessero bisogno un mezzo di indipendenza che ostacolasse l’usura, di fornire una “mano soccorritrice” contro la piaga dell’usura tramite la mutualità e il risparmio.
I maggiori azionisti erano Bartolomeo Scorpio con 10 azioni, Salvatore De Vita con 8 e Carlo Mesolella di Sparanise con 5.
In quel periodo il decollo della Banca e l’aumento di soci della Società Operaia “Libertà e Lavoro” furono i segni tangibili che si avvicinava il momento in cui Bartolomeo Scorpio aveva più che buone possibilità di diventare sindaco di Pignataro Maggiore.
Nell’anno 1884 si concludeva l’esperienza ventennale da sindaco di Francesco Pratilli, a cui successe il notaio Luigi Vito, la cui giunta nell’arco di poco tempo si trovò ad essere composta interamente dagli uomini di Scorpio, i cui più fedeli erano Salvatore De vita e Nicola Borrelli, con suo figlio Francesco, Antonino Villani, che assumeva ruoli di responsabilità nella Banca cooperativa, e Domenico Salerno. Quindi tale assetto in seno al consiglio comunale era il preludio per Bartolomeo Scorpio sindaco.
L’esperienza amministrativa di Bartolomeo Scorpio quale sindaco di Pignataro fu di brevissima durata.
Eletto nel 1887, Bartolomeo Scorpio si fece notare quale amministratore onesto, ma l’opposizione fu determinatissima. Il gruppo conservatore comprendeva la gravità per cambiamenti che avrebbero messo in crisi il consolidatissimo sistema di potere.
Bisogna pur riconoscere che il carattere di Scorpio gli fu d’impedimento in quanto, quale sindaco, doveva dialogare con tutti, ma anche da sindaco mostrava sempre la sua versatilità per il ruolo dell’agitatore, pur avendo fatto intendere che considerava la sua esperienza quale sindaco di Pignataro come posizione per raggiungere obiettivi politici ben più alti. D’altronde era un ambizioso e non aveva mai nascosto di ambire ad avere un ruolo quale deputato e incidere nella realtà nazionale e non in quella locale, che doveva rappresentare per lui il trampolino di lancio.
L’evento che comunque pose fine all’amministrazione progressista di Pignataro fu l’attentato della sera del 11 settembre 1988, un tentato omicidio che avrebbe costituito la premessa per il graduale ritiro di Scorpio dalla vita pubblica a Pignataro Maggiore. Quando fu colpito da diversi colpi di fucili, un attentato che fortunatamente andò a vuoto, Bartolomeo Scorpio era con la moglie e un figlio.
Riguardo a ciò, ci furono maldicenze che relazionavano il tentato omicidio ad una inesistente relazione extraconiugale con una donna di cui si vociferava anche il cognome e da cui avrebbe avuto pure un figlio, ma erano solo pure invenzioni per giustificare la gravità dell’atto .
Bartolomeo Scorpio, stranamente ingenuo in quel frangente, fece di tutto per dare il destro agli avversari di affossare lui e la società operaia “Libertà e Lavoro”.
Infatti, dato il suo carattere irruente e irascibile,la sua reazione fu quella di accusare, tramite una campagna di stampa virulenta, persone senza che avesse alcuna prova. Accusò, infatti, per l’ attentato subìto Giuseppe Giuliano e Giovanni Giuliano, persone a lui ostili e facenti parte di una famiglia sua avversaria politica, di essere i mandanti del tentato omicidio insieme a Giovan Giuseppe Natale.
Inoltre, senza prove concrete, individuò quale esecutore materiale dell’attentato Giulio Ortensio.
Fu questo davvero un notevole errore, che pagò duramente allorché fu costretto a ritrattare sui suoi giornali tutte le accuse rivolte agli avversari politici.
Inoltre il Prefetto decideva di sciogliere nel 1889 la società operaia “Libertà e Lavoro”; il che procurò in Scorpio una profonda avversione per Pignataro da fargli decidere di abbandonare temporaneamente il paese.
Eppure nel breve periodo di tempo in cui Bartolomeo Scorpio era stato Sindaco di Pignataro Maggiore aveva ricoperto l’incarico con onestà in un ambiente a lui ostile, anche per il forte tentativo del clero locale di screditarlo. Scorpio era altresì inviso al potere centrale.
Tuttavia la conseguenza più grave di tali eventi fu lo scioglimento della Società Operaia Libertà e Lavoro.
Anche se una nota del ministero dell’Interno del 27 dicembre 1889 raccomandava al prefetto di Caserta la riconferma di Scorpio quale sindaco di Pignataro, da parte della prefettura si opposero le considerazioni di un consiglio comunale spaccato con fazioni estremamente contrapposte alle idee progressiste di Scorpio, pur riconoscendo allo stesso una dirittura morale e di aver amministrato con assoluta onestà.
La prefettura di Caserta opponeva a Scorpio la nomina di Alfonso Del Vecchio, giovane e colto notaio di ventisei anni,la cui nomina costituì la premessa per il ritorno al potere del partito clericale per un decennio. Alfonso del Vecchio fu sindaco di Pignataro fino al 1994.
Sciolta la Società Operaia, Scorpio si allontanò, quindi, temporaneamente da Pignataro Maggiore, conservando dell’attentato un indelebile ricordo con la convinzione di essere ” onorato ” di averlo subìto da pignataresi.
L’impegno successivo di Scorpio si inserisce nel contesto politico di evoluzione del percorso del movimento radicale in Terra di Lavoro e la carriera politica di Scorpio raggiunse il culmine con la candidatura alle elezioni politiche del 1891 nel collegio di Sessa Aurunca.
Sicuramente, pur essendo stata l’esperienza politica a Pignataro Maggiore per lui parzialmente deludente dato il tentato attentato subìto e la breve esperienza quale sindaco di Pignataro Maggiore, l’impegno politico profuso a Pignataro lo lanciò verso tale candidatura.
Tuttavia la candidatura alle elezioni politiche del 1891 nel collegio di Sessa Aurunca ebbe come esito una sconfitta e dovette abbandonare il suo sogno di parlamentare e da allora Scorpio non sarà più l’uomo integerrimo e coerente, ma si mostrerà incline al compromesso, conseguenza soprattutto della delusione per aver mancato la sua più ambita chance.
Seguirà Michele Verzillo, che invece era stato eletto deputato per la prima volta nel 1892 nel collegio di Capua, e in tal maniera Scorpio ebbe incarichi quali membro della giunta provinciale amministrativa, direttore degli uffici dell’amministrazione provinciale e commissario prefettizio in comuni diversi della provincia. Quindi le soddisfazioni non mancarono, ma la sua ambizione non riusciva a fargli apprezzare la valenza di questi incarichi.
In effetti Bartolomeo Scorpio era intimamente convinto di poter svolgere un ruolo politico più gratificante per lui, per tutto quello che aveva precedentemente fatto con la fondazione di una Società Operaia, del Consolato Operaio Campano e della stessa Banca Cooperativa.

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