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Crisi della democrazia radicale e declino politico di Bartolomeo Scorpio

La situazione politica provinciale, che Bartolomeo Scorpio non aveva mai abbandonato, cercando di convincere i suoi ad avere un respiro molto più ampio rispetto alle vicende che caratterizzavano Pignataro, cambiò in vista delle elezioni generali del 1886, quando si registrò una certa sfaldatura nei gruppi dirigenti del movimento democratico di Terra di Lavoro.
Fu il momento in cui le forze della democrazia radicale iniziarono a differenziarsi per cui vi erano quelli che improntarono la loro posizione politica ad un chiaro lealismo a favore della monarchia, cui faceva capo lo stesso Scorpio, e quelli che erano decisamente a favore della repubblica come Antonio Gaetani e Michele Verzillo. Si mostrava pertanto alquanto difficile definire un programma comune di opposizione al governo Crispi. La crisi interna dell’Estrema Sinistra Storica si rivelò evidente nella consultazione del novembre 1892, dopo la costituzione del Partito Socialista Italiano, tornata elettorale in cui i socialisti conseguono sei seggi. In tali elezioni, infatti, anche se l’estrema Sinistra aumentava ancora una volta la propria rappresentanza, alcuni radicali furono eletti con l’appoggio governativo (e lo contraccambieranno in aula), mentre Cavallotti e Imbriani risultarono sconfitti.
Intanto dal 1892 in poi la democrazia radicale attraversò gradualmente, ma in maniera progressiva, una crisi politica e ideale con divisioni all’interno dalla quale non si riprese più. Michele Verzillo, eletto nel corso della XVI, XVII e più tardi della XXI legislatura del Regno d’Italia, abbandonò in maniera definitiva il movimento proprio mentre le forze radicali subirono una grave sconfitta nelle elezioni del maggio 1895. In tale occasione venne eletto solo Antonio Gaetani, il quale si allontanò anche lui, come Verzillo dai radicali, ma per entrare nel partito repubblicano.
Si registrava, pertanto, un rafforzamento delle posizioni di Crispi anche in Terra di Lavoro; il che contribuì alla cessazione della pubblicazione del giornale “ La Spira” nel 1894.
Mentre sul piano politico il movimento politico casertano andava declinando, le posizioni al suo interno si delineavano fino ad una contrapposizione che apportava chiarezza in quanto le posizioni di Bartolomeo Scorpio e quelle di Antonio Gaetani si dimostravano ormai inconciliabili.
Scorpio finì con l’allontanarsi da quelle che erano le posizioni della democrazia radicale, mentre il giornale La Spira, di cui era direttore, giustificava la condotta tenuta in parlamento da Verzillo, che si era avvicinato alle posizioni di Crispi.
I dissensi tra i vari protagonisti della politica radicale si acuirono sempre più con punti di vista divergenti in politica interna. C’erano le prime avvisaglie della scissione che si verificò inevitabilmente all’interno della democrazia radicale di Terra di Lavoro. Fu in questo clima che la grande stagione della democrazia radicale andava gradualmente perdendo la sua incisività.
Un’epoca stava terminando e lo stesso Scorpio non era più il personaggio di un tempo. Era considerato il factotum del clan di Michele Verzillo, un comprimario, ruolo che per lui si mostrava poco gratificante. Come direttore degli uffici dell’amministrazione provinciale, sarà più volte attaccato, finché nel 1911 non avrebbe addirittura dovuto abbandonare quel posto per accusa di peculato e di concussione.
In relazione a Pignataro Maggiore, pur senza Bartolomeo Scorpio e il suo amico Francesco Borrelli, considerati ” spinti” in politica per una realtà conservatrice quale Pignataro, le battaglie personali seguiranno ad avere la solita virulenza. Dopo il secondo biennio di sindacatura di Alfonso Del Vecchio, il partito democratico radicale, privandosi, quindi, dei suoi connotati politici più “ spinti”, tornò a denunciare la politica “ feudale e corrotta” che caratterizzava Pignataro Maggiore tramite un “ comitato di opposizione”. Mentre Pignataro Maggiore si apprestava ad essere di nuovo un paese in cui la politica locale diventava ancora una volta un problema di ordine pubblico, ciò non sfuggiva agli organi superiori, soprattutto alla Prefettura, che intese nominare un sindaco che riteneva al di sopra delle parti nella persona di Salvatore De Vita nel 1895. A tale nomina si oppose fortemente il partito clerico- conservatore, che, oltre a far ricorso di illegittimità, non esitò a giocare la carta della mancanza di equilibrio mentale per il De Vita. Seguiva un ulteriore periodo turbolento con la nomina di Francesco Pratilli, che, comunque, nell’agosto del 1896 fu sfiduciato da ben 16 consiglieri su venti. Si arrivò alle elezioni del 1899, in cui la vittoria del partito democratico radicale fu netta con 50 voti di scarto. Fu confermato Francesco Pratilli che dovette dimettersi in breve tempo per abuso di potere, dopo essersi rifiutato di mettere ai voti una mozione dell’opposizione. Il 7 ottobre il consiglio comunale veniva sciolto e arrivava il commissario prefettizio Giovanni Du Marteau.
Dalla Memoria di Scorpio sulle elezioni dell’otto aprile 1890 si riesce a comunicare il clima in cui avvennero le ulteriori turbolenti elezioni del 1890.
Infatti, alla consultazione del 8 aprile 1890 si andò al voto con il ritorno di Bartolomeo Scorpio, che denunciava la cancellazione arbitraria di 26 elettori da parte del primo commissario prefettizio e della commissione elettorale .
Inoltre alcuni elettori necessitavano dell’aiuto della forza pubblica per recarsi ad esercitare il diritto di voto, e durante lo spoglio si registrarono episodi di contestazione con l’annullamento nel primo seggio di due schede a favore di Scorpio, solo perché trovate una dentro l’altra, mentre in un seggio risultavano addirittura due schede in più rispetto ai votanti.
A Pignataro arrivarono tutta una serie di politici eccellenti della provincia, da De Renzis a Montagna, da Verzillo a Rosano, per verificare con i propri occhi l’insostenibilità dello scontro politico in tale paese.
Vinse il partito clerico- conservatore, guidato dalle famiglie Del Vecchio- Giuliano, con solo cinque voti di maggioranza e fu eletto sindaco Giovanni Giuliano.
L’esiguo numero di voti di differenza spingeva la maggioranza verso una politica clientelare, per cui la maggioranza si trovò in netta difficoltà prima che la prefettura mandasse un secondo commissario prefettizio, dato che le denunce di Scorpio si rivelarono fondate e furono dimostrati i brogli ad opera della maggioranza consiliare.
Vi fu la citazione in giudizio di Alfonso Del Vecchio, Giovanni Giuliano, Giovan Giuseppe Natale, Arcangelo e Alberto Pratilli a causa di somme che complessivamente superavano le 5000 lire “ mercé deliberazioni e pagamenti ordinati e eseguiti taluni contro il divieto della superiore autorità, altri per mero favoritismo, altri per negligenti omissioni”. Il commissario prefettizio D’ajello con la sua relazione segnava la fine delle contrapposizioni .
Furono gli ultimi ” fuochi “, l’ultima tempesta prima della grande quiete degli anni successivi.
All’inizio del Novecento il ventennio di cambiamento di Bartolomeo Scorpio diventò un ricordo, una speranza che aveva attraversato una comunità dal 1880 al 1900, ma dai primi anni del novecento Pignataro ripiegava su se stessa e le medesime famiglie si ritrovavano a amministrare con una compattezza ed un unità mirata gestire il potere in maniera tranquilla, unanime con uno Scorpio non era più l’uomo di una volta. Anche a lui sedeva in consiglio comunale insieme a quelle famiglie che gli si erano opposte nelle vicende di fine Ottocento in cui c’era stata la speranza di un cambiamento, di una svolta in senso progressista.
In consiglio comunale non esistevano, pertanto gruppi contrapposti, e le famiglie concorrevano all’amministrazione di Pignataro senza scelta di schieramento opposto né di idee differenti in merito ad un programma predefinito di governo del paese tra gruppo progressista e conservatore. Il fatto che non esistessero gruppi consiliari ben definiti fece sì che i sindaci che si alternarono dal 1902 al 1912 fossero solo due con la stessa maggioranza consiliare unanime.
Nel 1902 Scorpio sostenne quale sindaco Federico Vito, dal 1902 al 1904 , poi Salvatore De Vita fino al 1912 .
Essendo Scorpio uomo di Michele Verzillo, era altresì associato in tale periodo storico alla politica giolittiana e non fu difficile in tale contesto storico per le élites tradizionali delle famiglie cooptarlo nel loro disegno di conservazione dello status quo, gestendo il potere in funzione dell’utile e degli interessi. Lo stesso Verzillo del Novecento non era più l’esponente radicale, ma un esponente di rilievo della politica giolittiana nel Sud, e spesso fatto oggetto delle dure critiche da parte del giornale “ La Propaganda” di Labriola.
Scorpio mostrava un’involuzione politica, che si rivelò disarmante in merito all’istruzione per i ragazzi di Pignataro Maggiore. Proprio in merito alla laicità del sapere e alla promozione sociale, tramite l’istruzione, dei ragazzi in condizione di svantaggio, Scorpio abbracciava e promuoveva le idee élitarie “ retrive e oscurantiste” dei notabili pignataresi.
Consideriamo che ardua si era rivelata la battaglia politica in Italia ingaggiata dalle forze progressiste, democratiche e socialiste per affrancare le classi più umili, soprattutto nelle lotte in favore dell’ alfabetizzazione, in quanto essa assicurava anche il diritto di voto.
Nel 1904, su iniziativa di Vittorio Emanuele Orlando, l’ obbligo della frequenza scolastica fu elevato sino all’ età di dodici anni e venne istituito un corso popolare (composto dalla quinta classe già esistente e da una sesta di nuova elezione) per i ragazzi già impegnati nel lavoro, con alcuni insegnamenti facoltativi corrispondenti alle esigenze locali.
Data l’indifferenza del Comune di Pignataro Maggiore riguardo all’istituzione della classe sesta, le cui competenze anche in termini di spesa spettavano al Comune, nel 1907 il consiglio scolastico provinciale invitava con decisione a istituire la classe sesta elementare con un corso maschile e femminile, ottenendo un rifiuto per motivi di bilancio e perché si considerava inutile un altro anno di scuola elementare per i ragazzi di Pignataro con il sindaco De Vita che in consiglio comunale dichiarava che
“ essendo il comune eminentemente agricolo, la sesta classe maschile e femminile risulterebbe di nessun vantaggio alla generalità degli abitanti e potrebbe costituire un utile privilegiato di poche famiglie agiate, tenendo presente che al termine della primavera gli agricoltori si ritirano in campagna conducendo ivi i loro figlioli e conseguentemente le scuole ogni anno restano addirittura deserte. Ma chi giova dunque l’istituzione di nuove scuole senza sicuro profitto , quando ogni anni la difterite e il tifo mietono molte giovani vittime e spesso le scuole restano ferme per mesi e mesi?”
Fin qui tutto come nelle attese di una classe dirigente pignatarese che accennava a priorità ed emergenze senza prodigarsi tanto per risolverle. Ciò che stupisce è che contro l’istituzione della classe terza non solo si espresse ma si prodigò Bartolomeo Scorpio, il quale si recò personalmente “ a Roma onde vedere di sventare l’imposizione della scuola di sesta” , come è scritto nella “ Memoria per la cattiva amministrazione del Comune di Pignataro Maggiore” inviata al Prefetto nel 1911.
In tale Memoria si apprende che il Consiglio Comunale stanziò la somma di 150 lire per permettere a Scorpio di recarsi a Roma.
Dopo varie lotte al riguardo che si protrassero fino alla pubblicazione della Memoria, il Consiglio Provinciale costrinse tutti i consiglieri di Pignataro Maggiore, Scorpio compreso, ad arrendersi, ma i consiglieri escogitarono la soluzione di una sola classe sesta mista che non avrebbe avuto il consenso dei genitori .
Infatti i genitori non mandarono i ragazzi e le ragazze a frequentare una classe mista, impensabile per quel tempo e al riguardo il consigliere comunale Giuseppe Tedeschi dichiarava con parole ipocrite:
“ Com’era da prevedersi l’istituzione delle seste classi promiscue, le quali assolutamente non possono confarsi alle abitudini e al sistema di vita locale, hanno prodotto l’effetto contrario poiché, meno pochi, ogni padre di famiglia ha creduto opportuno ritirare i propri figli da scuola”.
L’opposizione era demandata ad un gruppo di studenti di cui il più attivo si rivelava Salvatore Palumbo di Pietro. Si trattava di studenti che si recavano in centri dove avevano contatto con realtà che Giuseppe Civile definisce “più vivaci” e che comunque inviarono al Prefetto di Caserta una lunga “Memoria per la cattiva amministrazione del comune di Pignataro” nel 1911, firmata da un “ Comitato di opposizione” .
Tali studenti, che frequentavano le scuole di Caserta, Maddaloni e Santa Maria Capua Vetere, avevaNO quale leader proprio Salvatore Palumbo di Pietro.
Si firmavano “ Comitato di opposizione “, intervenivano con manifesti riguardo alla cattiva gestione dell’attività amministrativa e il loro atto più rilevante fu una lungo scritto dal titolo “ Memoria per la cattiva amministrazione del comune di Pignataro Maggiore” inviata al Prefetto e che determinò non pochi scacchi politici al gruppo dominante con la sospensione del sindaco Federico Vito da parte del Prefetto nel 1913. Era in discussione in consiglio comunale la tassa d’esercizio, di cui si deliberava un’imposizione che la prefettura riteneva “ anomala” e invitava il comune a rivedere la delibera in maniera che l’esazione fosse proporzionata ai redditi. La reazione dei consiglieri comunali fu di polemicamente rinunciare a tale tassa d’esercizio, ricorrendo alla rimanente sovraimposta fondiaria disponibile. Inoltre il sindaco Vito diffondeva nel paese un manifesto in cui apertamente sosteneva di aver difeso la cittadinanza dalle “ vessazioni” della prefettura. Tale manifesto giungeva alla prefettura su iniziativa dei giovani capeggiati da Salvatore Palumbo. Il sindaco Federico Vito era immediatamente sospeso dalle sue funzioni non per l’esazione impropria, ma per avere nel manifesto “ affermate circostanze non vere, ciò che avrebbe potuto eccitare la popolazione contro l’operato delle superiori autorità da lui fatte apparire come desiderose di voler gravare di maggior balzelli la cittadinanza”. In tale frangente era intervenuto anche il quotidiano “ Il Mattino” che, nell’articolo dal titolo “ Abolizione tassa d’esercizio” faceva riferimento che la sospensione del sindaco fosse da attribuire ai giovani pignataresi del “ Comitato di opposizione”, definiti “ pochi sobillatori che si affannano a intorbidare le acque unicamente per pescare nella buona fede degli ingenui”.
Tuttavia L’intervento de “ Il Mattino” dimostrava che le élites pignataresi temevano quei “pochi sobillatori”, che comunque non si presentarono mai alle elezioni amministrative.

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