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La “Tabula Capuana” dei Musei Statali di Berlino

La Tabula Capuana o tavola capuana (impropriamente detta anche tegola di Capua) è una tavoletta in terracotta di 60 × 50 cm, con datazione risalente alla prima metà del V secolo a.C.( circa 470 a. C.), sulla quale è iscritto il più lungo testo conosciuto in lingua etrusca( circa 390 parole) dopo il Libro Linteus , conservatoci dalla Mummia di Zagabria.
La Tabula fu scoperta nel 1898 in una necropoli etrusca a Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua ed è oggi conservata presso gli Staatliche Museen di Berlino.

La tavoletta di terracotta, dai margini rialzati, era concepita come un documento di archivio, da conservare assieme ad altri simili impilati uno sopra l’altro. Il testo, redatto in etrusco- campano, in 62 righe suddivise in 10 sezioni da linee orizzontali, conserva un calendario rituale, verosimilmente più antico del V secolo a.C.; esso è relativo ad un anno suddiviso in 10 mesi con inizio nel mese di marzo ( in etrusco Velxitna) e rivela l’elenco dei riti da compiere in un santuario in alcuni giorni dell’anno, i luoghi e i rispettivi dei onorati in tali occasioni. I nomi dei mesi successivi a marzo sono indicati con apiras ( aprile), ampli (maggio), acalva ( giugno), turane ( luglio), hermi (agosto), celi (settembre), xesfer (ottobre) e successivi per un totale di dieci mesi che costituivano l’anno. Al riguardo, ricordiamo che anche il calendario romano, da cui deriva il nostro, aveva in origine dieci mesi con inizio a marzo, e che gennaio e febbraio furono aggiunti da Numa Pompilio. Nel “ De die natali” , Censorino scriveva che “ ritenevano che i mesi siano stati dieci, come un tempo succedeva presso gli Albani, da cui ebbero origine i Romani. Quei dieci mesi degli Albani avevano in tutto 304 giorni, in tal modo distribuiti: marzo 31, aprile 30, maggio 31, giugno 30, quintile 31, sestile e settembre 30, ottobre 31, novembre e dicembre 30″.

Tra le divinità onorate il testo menziona Uni (Era, che nella religione greca era una delle divinità più importanti, considerata la sovrana dell’Olimpo, la Giunone dei Romani), alla quale è dedicato un tempio, Tinia (Giove), Laran( Marte), Lethans ( Fortuna) e Calus, un dio ctonio.

Interessanti, in particolare, risultano le menzioni di Marte e Fortuna in quanto consentono di avanzare l’ipotesi che il santuario dal quale proviene la tabula sia quello delle aedes Fortunae et Martis , che lo storico Tito Livio ricorda come area sepolcrale fuori della città di Capua Antica.

Bibliografia:
F. Roncalli- Scrivere etrusco, 1985
M. Cristofani, Tabula Capuana, un calendario festivo di età arcaica, Firenze, 1995
Stefano De Caro- La terra nera degli antichi campani, Napoli, 2012

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