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La Democrazia Radicale e i primi anni del Socialismo in Terra di Lavoro

La democrazia radicale di Terra di Lavoro, negli anni di fine Ottocento, intratteneva ottimi rapporti con i maggiori esponenti repubblicani radicali di Napoli, e poteva vantare più di un decennio di florido successo, dal 1880 al 1892, e alcuni dei suoi esponenti si potevano ritenere discepoli del politico e filosofo napoletano Giovanni Bovio, tra cui Antonio Gaetani di Laurenzana, Bartolomeo Scorpio, Giuseppe Lonardo e Michele Verzillo. Gli ideali della democrazia radicale avevano fatto la loro prima apparizione ufficiale in Terra di Lavoro nelle elezioni politiche del 1880 con Francesco Petronio, candidato nel Collegio di Sessa Aurunca, e tale fermento di idealità si avviava verso un apprezzabile radicamento sul territorio grazie anche ai primi organi di stampa quali “ La Civetta” e “ Spartaco”, diretto da Bartolomeo Scorpio, di Pignataro Maggiore. Mentre Eugenio Pizzi si incaricava di stendere un programma di protezione degli operai, di una più equa redistribuzione della ricchezza, di tutela del lavoro dei bimbi e dei poveri, di un allargamento dell’obbligo scolastico, erano le numerose Società Operaie che costituivano il punto di aggregazione e di propaganda delle idee della democrazia radicale di Terra di Lavoro, e “Libertà e Lavoro” di Bartolomeo Scorpio fu presente al Convegno delle Società Operaie di Bologna del 1883. Che il movimento democratico di Terra di Lavoro andasse in quegli anni allargando la propria base, oltre ai risultati delle elezioni del 1882, lo testimonia anche il successo colto da Michele Verzillo nel Mandamento di Carinola. Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale confermavano la tendenza al rafforzamento delle idee della Democrazia Radicale, e per la prima volta, nell’anno 1884, entravano a far parte del Consiglio Provinciale Michele Verzillo per il Mandamento di Carinola, Giuseppe Lonardo per quello di Teano, ai quali si affiancò, dopo un anno, Antonio Gaetani di Laurenza, eletto nel Mandamento di Piedimonte Matese.
Bartolomeo Scorpio aveva costituito il 20 settembre 1882 anche il Consolato Operaio Campano di cui fu acclamato presidente lo stesso Scorpio, mentre Verzillo entrava nel Consiglio direttivo. A tale Associazione, che si proponeva di rendere più sinergico il rapporto tra le Società Operaie, aderirono le società operaie di Pietravairano, Casagiove, Castelforte, SS. Cosma e Damiano, Caserta, Minturno, Visciano, Bellona, Sessa aurunca, la Ettore Fieramosca di Capua, S. angelo d’Alife, Sparanise e Aversa. Bartolomeo Scorpio promuoveva altresì la Banca Popolare Cooperativa Risparmio e Lavoro nell’anno 1886, un altro importante momento di riferimento per gli uomini della Democrazia Radicale di Terra di Lavoro. Il ritorno al sistema uninominale nelle elezioni del 1892 favorirono gli uomini della Democrazia Radicale, i quali si affermarono in tre Collegi elettorali su 15: in quello di Piedimonte Matese con Antonio Gaetani di Laurenzana, in quello di Capua con Michele Verzillo e in quello di Sora con Matteo Renato Imbriani. Fu, però, proprio negli anni successivi al 1892 che la Democrazia Radicale di Terra di Lavoro iniziò ad attraversare una profonda crisi politica e ideale, che l’avrebbe avviata gradualmente verso il declino.
A tal riguardo, lo scioglimento del consiglio comunale di Capua del 5 aprile del 1892, la cui maggioranza esprimeva amministratori della Democrazia Radicale, legati a Michele Verzillo, non si rivelò nel corso degli anni un episodio marginale, una disavventura politico-amministrativa passeggera, ma un duro colpo per il movimento democratico radicale di Terra di Lavoro, tanto che dopo qualche anno ci sarebbe stata una netta presa di distanza degli esponenti di spicco della democrazia radicale napoletana nei riguardi dei democratici radicali Michele Verzillo e Bartolomeo Scorpio, che si concretizzò con le parole vergate da Matteo Renato Imbriani, il quale bollò il gruppo che faceva capo a Michele Verzillo di aver operato una “ morte civile” di tale movimento in Terra di Lavoro. Diversi amministratori del Consiglio comunale di Capua, in seguito allo scioglimento del Consiglio, erano stati trascinati in giudizio con accuse infamanti, e nelle dure parole dell’Imbriani vi era tutta la disillusione non solo dei repubblicani democratici radicali napoletani nei riguardi di Michele Verzillo e di Bartolomeo Scorpio, divenuto suo factotum.
Lo scioglimento del Consiglio comunale di Capua del 1892 per “ gravissime irregolarità amministrative” fu fortemente riproposto all’attenzione pubblica nell’anno 1904 dal giornale indipendente di Terra di Lavoro “ L’Alba” per denigrare il “partito Verzillo”, che era diventato dallo scioglimento del Consiglio comunale di Capua del 1892 gradualmente un mero partito personale, tradendo gli ideali della democrazia radicale repubblicana.
L’articolo recava, specificamente il 16 aprile del 1904, il seguente titolo” Le gravissime irregolarità amministrative del 1892- La relazione Giolitti”, assecondando le probabile volontà del giornalista capuano Enrico Buonanno, che in quegli anni si preparava per l’elezione a deputato contro Michele Verzillo per il collegio uninominale di Capua. Il “partito Verzillo”, di cui Bartolomeo Scorpio era diventato il factotum, dopo essersi allontanato da Pignataro Maggiore in seguito all’attentato subìto a colpi di fucilate, aveva assunto il potere nel comune di Capua il 18 novembre 1889, trovando una situazione finanziaria, che il redattore del giornale L’Alba definiva “ piuttosto buona”.
Non passarono tre anni che, su proposta dell’onorevole Giolitti, allora ministro dell’Interno, il Consiglio comunale di Capua fu sciolto “ per gravi disordini, per giornaliere irregolarità ed illegalità contabili ed amministrative, per stipendi ad impiegati che non figuravano nell’organico e non si facevano vedere negli uffici, per assegni a persone senza che si sapesse a qual titolo, per sussidi alla stampa a scopi elettorali, per mancanza di documenti e note giustificative a corredo dei mandati, per irregolarità nell’ufficio d’anagrafe e nelle spese pubbliche, per essere il denaro comunale trasferito da altri anziché dal tesoriere, per mancanza di trascrizione e pubblicazione delle deliberazioni, per indirizzo spendereccio, per dilapidazione e sperpero del denaro pubblico e per favori, aiuti, elargizioni partigiane, destinate a consolidare il potere, del quale alcuni intendevano servirsi per la propria ambizione e per i propri interessi”.
Tali furono i capi di accusa citati nella relazione di Giolitti, che accompagnò il decreto di scioglimento del Consiglio, e che venne pubblicata nelle Gazzetta Ufficiale del 5 aprile 1892.
Due anni dopo, Michele Verzillo, repubblicano radicale, si schierava con la maggioranza governativa, sostenendo il ministero Crispi- Sonnino, e fu in tale occasione che Matteo Renato Imbriani bollò tale tradimento come “ morte civile” della Democrazia Radicale in Terra di Lavoro. Bartolomeo Scorpio rientrava a Pignataro Maggiore per dedicarsi esclusivamente alla politica locale, ma rinnegando di fatto gradualmente quelle che erano state le sue idealità di giovane e precoce esponente regionale della democrazia repubblicana radicale. L’indebolimento delle forze della Democrazia Radicale in Terra di Lavoro emerse lampante alle elezioni del maggio 1895, anno in cui fu eletto tra i pochi candidati democratici il solo Antonio Gaetani di Laurenzana, che si avvicinava agli ambienti intransigenti del repubblicanesimo italiano e aderì nell’anno 1897 al Partito Repubblicano Italiano; ma di lì ad un anno moriva suicida a Napoli. Michele Verzillo aveva anche lui abbandonato lo schieramento democratico radicale per sostenere apertamente la maggioranza governativa di Crispi- Sonnino, e Bartolomeo Scorpio, già negli ultimi anni dell’Ottocento si dedicava esclusivamente alla politica locale a Pignataro Maggiore, dimostrando ulteriormente negli anni del Primo Novecento che i suoi ideali di democratico radicale erano un lontano ricordo.

Il partito socialista italiano era nato, come è noto, durante il Congresso di Reggio Emilia nel 1895. In Terra di Lavoro il movimento socialista iniziò il suo percorso storico nel 1900. Antecedentemente si conosce che Domenico Santoro di Marcianise aveva iniziato già da giovanissimo a scrivere sul Giornale Politico Amministrativo “La Libertà”, pubblicato nella sua città dal 1890 e che vi erano stati arresti e sospensione di studenti del regio liceo gennaio di Santa Maria Capua Vetere il 19 dicembre 1899, in occasione della festa degli alberi per ripetute frasi inneggianti al Socialismo. Tali studenti avevano contatti con quelli di Napoli dove il Socialismo aveva già un suo percorso avviato. Infatti alle elezioni del maggio 1900 Napoli espresse, nel collegio elettorale della Vicaria con 1276 voti il deputato Ettore Ciccotti, il quale fu proposto quale candidato di Terra di Lavoro nelle elezioni provinciali del 15 luglio 1900 per dare un impulso al movimento socialista di Terra di Lavoro e per rimarcare una prima presenza. Buoni furono i consensi ottenuti nel collegio elettorale di Pignataro Maggiore dove i voti furono circa 200, mentre accettabili erano da considerare negli altri collegi di Caserta, Piedimonte d’Alife e Santa Maria Capua Vetere dove i voti ottenuti furono circa 100 in ciascuno di tali collegi.
In relazione al suo percorso iniziale, si evidenzia un cammino graduale con pur episodici scioperi degli operai delle Cartiere Meridionali di Isola Liri nel 1901 e quelli di una piccola fabbrica di scarpe di S. Maria Capua Vetere e delle Cartiere Courier di Isola Liri nel 1902. Nei primi mesi del ‘900 la classe dirigente casertana si trovava sostanzialmente divisa in due gruppi: da una parte i deputati provinciali e nazionali ministeriali( Michele De Renzis, Raffaele Leonetti, Luigi Gaetano di Laurenzana, Raffaele Perla, Angelo Broccoli, Antonio Lucernari, Achille Visocchi), legati ai conservatori di Sonnino; dall’altra i deputati e consiglieri regionali legati a Giolitti, Pietro Rosano e l’ex repubblicano Michele Verzillo. La componente democratica radicale aveva perduto la sua forza di incidere sulla situazione politica, dato il passaggio nel movimento socialista di forze giovanili, che facevano riferimento a Domenico Santoro e Bernardo Nardone.
Bernardo Nardone era un avvocato di Arce sensibile alle problematiche della povera gente ed estraneo ai Palazzi di potere.
Tali uomini costituiranno il punto di riferimento per le prime organizzazioni socialiste in Terra di Lavoro.
Ad essi si aggiungeranno nel breve periodo Leopoldo Ranucci di Sparanise, l’avvocato sammaritano Antonio Indaco, Saverio Merola di Marcianise ma operante a S.Nicola la Strada e a Caserta, i consiglieri comunali di Piedimonte Matese Di Matteo e Petella, Gennaro Gentile e Enrico Ferraro. Tra gli scritti di Corrado Graziadei in tal modo è riportata la descrizione di Antonio Indaco: E’ nato e vissuto sempre a Santa Maria Capua Vetere , e tutte le forze politiche della provincia di Terra di Lavoro dal 1900 al 1926 sono legate al suo nome[…] fu una figura di agitatore e di apostolo; efficacissimo nella propaganda comiziale ispirata e sorretta da un umorismo aneddotico che lo rendeva piacevole ed interessante, avvinceva gli spettatori con la parole semplice ed efficace”[…] Di questo uomo che mi fu fratello, padre e compagno, e del quale fui il più amato e devoto discepolo, non posso parlare senza commozione, quella stessa che ci veniva quando, durane tutto il periodo fascista, ogni anno, il primo maggio, in una qualche località di Napoli ad elevare il calice all’avvenire che non poteva mancare”.
Nei primi anni del Novecento si evidenzia il progressivo declino della democrazia radicale in Terra di Lavoro e il graduale emergere del movimento socialista.
E’ Giuseppe Capobianco a fornirci notizie riguardo al suo momento organizzativo iniziale. “ Terra di Lavoro- scrive Giuseppe Capobianco- fu presente al 1° Congresso regionale socialista campano-sannita( che si svolse a Napoli il 14 gennaio 1900 sotto la presidenza di Andrea Costa) con due sezioni costituite( Santa Maria Capua Vetere e Capua) e due gruppi( Aversa e Sparanise). Quindi Santa Maria Capua Vetere, Capua, Aversa e Sparanise furono le avanguardie del movimento socialista organizzato in partito in Terra di Lavoro. Giuseppe Capobianco scrive al riguardo: “ Il movimento socialista in Terra di Lavoro ebbe, agli inizi del Novecento, due centri fondamentali : quello di Santa Maria Capua Vetere, i cui esponenti di maggiore spicco fu Antonio Indaco e quello di Sparanise il cui maggior esponente fu Leopoldo Ranucci, quest’ultimo collegato a Napoli dove operava Enrico Leone di Pietramelara”
Il primo numero del settimanale socialista di Terra di Lavoro fu “ La Luce”, la cui pubblicazione iniziò nel gennaio 1901. Tale settimanale si rivela quale punto di riferimento di tutti i partiti socialisti e gruppi che stanno nascendo in Terra di Lavoro. Infatti nel maggio del 1901 la Federazione Socialista di Terra di Lavoro diede l’incarico alla redazione del settimanale “ La Luce” di aggregare le varie persone iscritte della provincia ed organizzare la Federazione di Terra di Lavoro composta da sezioni regolarmente costituite. Di ciò si incaricano, in particolare, i compagni Cardone, Ferrara e Ranucci. Tale notizia è riportata anche dal giornale socialista napoletano “ La Propaganda” nel numero del 23 maggio 1901. Intanto a Sparanise si era costituita la prima Lega contadina di Terra di Lavoro.
L’avvocato socialista Leopoldo Ranucci di Sparanise organizzò nei primi anni del Novecento la Federazione socialista di Terra di Lavoro e fu tra i redattori del settimanale “ La Luce” nel 1901. Inaugurò la prima Camera del Lavoro a Santa Maria Capua Vetere agli inizi del 1902, a cui parteciparono 1500 lavoratori. Nel 1914 sarà sindaco di Sparanise fino al 1923, diventando nel contempo Segretario Provinciale del Partito Socialista Italiano.
Tuttavia Gli anni che vanno dal 1908 al 1912 furono propriamente quelli in cui si vide un vario dispiegarsi delle forze socialiste in Terra di Lavoro. Nel casertano prevalsero i movimenti sindacalisti, che confluiranno nel Partito Socialista Italiano nel 1912. Forti in relazione alla quantità di iscritti si mostrarono le Camera del Lavoro di Aversa, di Caserta, di Santa Maria Capua Vetere. Seguivano le leghe di contadini di Santa Maria La Fossa, di Grazzanise, dei fornai di Capua, dei muratori di San Cosmo, dei minatori di Piedimonte Matese per un totale di una trentina di leghe, con maggioranza di quelle collegate al sindacalismo rispetto alle Camere del Lavoro e leghe rimaste fedeli al Partito Socialista ortodosso. Tra quest’ultime vi era la forte Camera del Lavoro di Isola Liri.
Il rientro dei gruppi sindacalisti nel Partito Socialista Italiano fu sancito nel 1912 con il congresso di Cassino, che fu parte della provincia di Terra di Lavoro fino al 1927. Il congresso di Cassino seguiva di pochi mesi quello nazionale di Reggio Emilia. Al congresso provinciale parteciparono quelle che nel 1912 erano le consolidate sezioni socialiste di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, di Aversa, Minturno, Santa Andrea, Valle Fredda, S. Apollinare, SS. Cosma e Damiano, Arce, Arpino, Isola Liri, Sora, Castelforte e le Camere del Lavoro di Caserta, Santa Apollinare e Piedimonte Matese.
Il rientro del movimento sindacalista nel Partito Socialista al Congresso di Cassino sanzionò il cambiamento di forza all’interno del Partito Socialista di Terra di Lavoro, con i riformisti dissidenti che non diedero battaglia, ma l’anno 1912 avrebbe segnato l’inizio di una battaglia all’interno delle variegate anime del Partito Socialista Italiano di Terra di Lavoro che sarebbe proseguita negli anni successivi fino al grande scontro tra interventisti e neutralisti del 1914.
La guerra mondiale, con la mobilitazione, determinò, come altrove, la caduta della forza organizzata del Partito anche in Terra di Lavoro. Fu nel 1920, anni di grandi battaglie nel Casertano il Partito Socialista Italiano, forte dei suoi 1306 iscritti in 39 sezioni, divenne l’organizzazione socialista più forte della Campania. In tal periodo vi sarà la pubblicazione di Falce e Martello, da collegare al periodo storico in cui il movimento socialista aveva acquisito una caratteristica ben definita di valenza rivoluzionaria, collegata al socialismo italiano ed europeo.
Edito a Santa Maria Capua Vetere, Falce e Martello fu un quindicinale il cui direttore responsabile era Antonio Indaco con collaboratori Egidio Gennari, segretario della Federazione, e altri non indicati.
Esso fu pubblicato nel 1920 e la data stessa ci indica che i temi furono quelli della rivoluzione proletaria contro lo stato borghese. Il giornale comunicava le ragioni del socialismo più intransigente, sdegnoso di ogni compromesso riformistico. La stessa “ scalata” alle amministrazioni locali, pur riconosciuta come un passaggio obbligato, doveva essere perseguita dando il bando ad ogni illusione socialdemocratica. Il carattere essenziale da imprimere alla lotta nelle Province e Comuni doveva avere lo scopo primario di “ impadronirsi e paralizzare tutti i poteri, i congegni dello Stato borghese”, dissolvendone “le strutture dall’interno e preparando così l’avvento della dittatura del proletariato”
Tenendo presente tale obiettivo, i socialisti di Terra di Lavoro evidenziavano tramite Falce e Martello alcune regole da seguire, tra cui ritroviamo: meno avvocati nelle liste socialiste e più operai ” senza timore della loro inesperienza”; anche là dove non si intravedevano concrete prospettive di successo, la campagna elettorale doveva comunicare una massiccia propaganda per obiettivi più rilevanti; ai candidati era richiesta una disciplina di partito, tra cui essere pronti a dimettersi ” alla sua prima richiesta”.
Nei numeri successivi si nota un’ involuzione rispetto a tali regole, dovute, come scrive Carmine Cimmino, a un’offensiva delle forze reazionarie che avevano spaventato i socialisti stessi.
Infatti l’articolo di fondo del n. 8 di Falce e Martello evidenzia una retromarcia nell’esposizione delle linee programmatiche amministrative del Partito : ” Nulla vogliamo demolire, nulla vogliamo distruggere. Il nostro programma è formato da leggi sane che non esorbitano dall’ambito delle vigenti, con la cui applicazione ” noi cercheremo di ricostruire l’edificio barcollante dello sfruttato Comune”. In seguito l’articolista enuncia i punti salienti: decentramento amministrativo; drastica riduzione delle ” tasse esose che gravano il popolo; aumento della sovrimposta fondiaria e di quella sui fabbricati, unitamente al ripristino della tassa sul valore locativo, da applicarsi alle case ” tenute dai ricchi”; municipalizzazione dei pubblici servizi; avvio di una graduale eliminazione delle imprese private speculative per sostituirle con le organizzazioni cooperativistiche; impulso all’edilizia popolare e competenza esclusiva del Comune in relazione alla promozione dell’istruzione pubblica.
Inoltre il giornale dava ampio spazio alle varie cronache elettorali, all’attività del Partito e al dibattito interno che sovente si accompagnava a vigorosi accenti polemici e dure denunce, tra cui citiamo il notevole atto di accusa rivolto ad Alberto Beneduce di appartenere alla Massoneria, da cui il compagno Beneduce si dovette difendere più volte, enunciando le proprie ragioni, quando era imminente la scissione di Livorno del 21 gennaio 1921 che avrebbe portato alla nascita del Partito Comunista d’Italia.

Bibliografia:

Carmine Cimmino- Democrazia e Socialismo in Terra di Lavoro nell’età liberale( 1861-1915)- Napoli, 1974
L’Alba del 16 aprile 1904 in Lotte amministrative nei giornali capuani- Capys n° 18 dell’anno 1985
Giuseppe Civile- Il Comune rustico- Storia sociale di una paese del Mezzogiorno nell’800- Il Mulino-1990
Giuseppe Capobianco- Sulle ali della democrazia- Edizioni Spartaco- 2004

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