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Lo scontro tra Mazzini e i socialisti francesi all’indomani del 1848

La corrispondenza tra Giuseppe Mazzini e la scrittrice francese George Sand, all’indomani della Primavera dei Popoli del 1848, ci comunica la graduale incrinatura e definitiva rottura di un rapporto di amicizia e di stima che i due intrattenevano da anni. In effetti, Mazzini rimproverava ai socialisti francesi, a cui George Sand era legata, la debolezza nell’opposizione alla marcia compiuta da Luigi Napoleone verso il potere imperiale. Quando Napoleone III aveva abbattuto la Repubblica Romana, insignificante e flebile si era mostrata la partecipazione delle masse operaie alla manifestazione del 13 giugno 1849. La freddezza del proletariato parigino contro il colpo di Stato di Napoleone III, con una sostanziale accettazione della legge elettorale del 30 maggio 1850, che sopprimeva il suffragio universale, esacerbava Giuseppe Mazzini. In effetti, Mazzini riteneva che la rivendicazione di un radicale sovvertimento della società tramite la rivoluzione sociale, promossa da Proudhon e dai socialisti francesi, aveva favorito la reazione della destra conservatrice con la vittoria del principe-presidente Napoleone III.
Invece, come scrive Franco Della Peruta, “ il programma sociale che Mazzini dava alla rivoluzione italiana si risolveva in una posizione sostanzialmente interclassista, che contemplava l’instaurazione di più eque relazioni tra i possessori di capitale e i proletari, ma che lasciava nel vago e nell’indeterminato gli strumenti con i quali realizzare una maggiore giustizia sociale”. D’altronde Giuseppe Mazzini era rimasto sostanzialmente fedele, anche dopo il 1848, alla sua “rivoluzione nazionale”, mentre un’attenzione alla questione della rivoluzione sociale era invocata in Italia da Giuseppe Ferrari, Carlo Pisacane, Giuseppe Montanelli e Giuseppe Ricciardi.
Tempestiva fu la risposta di Louis Blanc, il quale attribuiva, tra gli altri “ al signor Mazzini” la colpa di “aver seminato lo spavento riguardo alla possibilità di una rivoluzione sociale”, in quanto le sue parole a tal riguardo erano sempre state “vaghe ed indeterminate”. Invece, tanta delusione rivelano i contenuti delle lettere che la scrittrice George Sand indirizzò a Mazzini,le cui critiche ai socialisti si mostravano inaccettabili. I repubblicani e socialisti francesi- scriveva la Sand- con il loro lungo e tenace lavoro avevano educato il popolo all’idea dell’uguaglianza dei diritti, simboleggiata nel suffragio universale. “ Questa idea-aggiungeva la Sand- frutto di dieci anni di lotte e di sforzi sotto il regime costituzionale, idea già sollevata sotto la prima rivoluzione, era matura, talmente matura che il popolo l’ha accettata subito ed essa è entrata nel suo sangue e nella sua carne nel 1848” Tuttavia, la scrittrice francese riconosceva che “ tra i cinque o sei milioni che avevano decretato la vittoria di Luigi Napoleone Bonaparte alle elezioni del 10 dicembre 1848, cinquecentomila al massimo conoscevano gli scritti dei socialisti. Ciò che indusse la Sand a rompere il rapporto con Mazzini fu la constatazione che da parte di Mazzini non vi fosse stata la consapevolezza che nel suo complesso tutto il movimento repubblicano, in prima linea quello più dichiaratamente borghese, avesse dimostrato l’incapacità di far trionfare le proprie idealità, mentre solo i socialisti venivano additati quali incapaci di non aver saputo ostacolare Napoleone III.
In effetti, Luigi Napoleone Bonaparte, pur non avendo non avendo una lunga carriera politica alle spalle, era stato considerato primariamente dai monarchici (sia i legittimisti sia gli orleanisti) e da gran parte della classe agiata un uomo che avrebbe ristabilito l’ordine, ponendo argine sicura a ad una “rivoluzione proto-comunista”, nell’anno in cui era stato pubblicato il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels.
Se una buona parte della classe operaia, invece, venne conquistata dalle vaghe rivendicazioni progressiste che Luigi Napoleone Bonaparte aveva lanciato in campo economico, per la scrittrice George Sand i socialisti avevano poco di cui sentirsi colpevoli. La sua schiacciante vittoria, inoltre, fu dovuta soprattutto al sostegno delle masse rurali non politicizzate, a cui il nome di “Bonaparte” suscitava ancora gloriosi ricordi, mentre i suoi avversari erano invece poco conosciuti.

Mazzini E George Sand

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