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La poesia di Stefano Simoncelli a Pignataro Maggiore

In occasione della Festa della Donna è stato ospite a Pignataro Maggiore il poeta Stefano Simoncelli, evento culturale promosso dell’Associazione Culturale “ Amici della Musica” nell’ambito di “Primavera in festa”. Nato a Cesenatico nel 1950, Stefano Simoncelli è stato uno dei più brillanti protagonisti della poesia del secondo 900. Dopo un apprendistato nella rivista “Sul Porto”, ideata con Ferruccio Benzoni e Walter Valeri, ha conosciuto e frequentato i più importanti poeti e intellettuali di quegli anni come Pierpaolo Pasolini, Vittorio Sereni, Franco Fortini, Giovanni Raboni ed altri ancora. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia, (tra cui Via dei Platani, Giocavo all’ala, Terza copia del gelo, Hotel degli introvabili, Prove del diluvio, Residence Cielo ), che si sono sempre segnalate per la civiltà dello stile e per la fedeltà dei temi: uno in particolare che fa da filo conduttore a tutta la sua produzione poetica: il “sentimento della perdita”, la precarietà della vita e la sua testimonianza che non si spegne nel tempo. Ha da sempre dedicato i suoi versi alle figure importanti della sua vita e che nel tempo, via via, sono scomparse, lasciando un vuoto che il poeta ha cercato sempre di colmare attraverso un continuo quanto difficile dialogo. Si tratta di persone care come la prima moglie Patrizia, il padre e la madre, e gli amici poeti e intellettuali scomparsi, a cui dedica versi di struggente bellezza, o meglio, a cui, disperatamente, spedisce “antiquate cartoline”, ricevendo come risposta un doloroso silenzio.
L’intento di porre l’attenzione su Stefano Simoncelli e promuovere la sua poesia è stato indubbiamente apprezzabile, in quanto si tratta di una voce poetica autenticamente schierata da parte degli “ ultimi”, o meglio come ha evidenziato il poeta Giovanni Nacca da parte di quella umanità “strampalata, strana di cui la società ha decretato la morte sociale, e che rischia di perdersi nell’assenza, pur vivendo in mezzo a noi”. L’impegno civile di Stefano Simoncelli si eleva, pertanto, per impennarsi e denunciare “ l’inarrestabile dissolversi di ogni forma di solidarietà umana”. D’altronde gli stessi titoli dell’opera poetica di Stefano Simoncelli, in particolare “Hotel degli introvabili”, “Prove di diluvio” e il recente “Residence Cielo”, apparentemente strani, sono già una dichiarazione di intenti nel porre l’attenzione- ha proseguito Nacca- “su un’umanità composta da una brigata di turisti sbadati, distratti, baldanzosi, i quali, non consapevoli della loro precarietà, passano continuamente da un luogo all’altro”.
D’altronde “ siamo di passaggio” e in tale lasso di tempo siamo in attesa del diluvio che incombe. Per i cristiani si tratta di quella “vigilanza”, della veglia in attesa dello “sposo” nella parabola delle vergini e dello sposo. Labile, conseguentemente, si mostra il confine tra la vita e la morte, tra la gioia e il dolore, e ciò non può che farci pensare ad una comparazione con il cantautore Fabrizio De André. Come ha evidenziato Giovanni Nacca, non si tratta, tuttavia, di una poesia intrisa della tristezza del rimpianto, di ciò che non si può recuperare, ma di una malinconia, ossia di quella “ dolce tristezza” propria della condizione umana.
E’ nel novembre dello scorso anno, quindi solo alcuni mesi fa, che Stefano Simoncelli ha pubblicato Residence Cielo , per la peQuod Editore.
“Cerco di invecchiare con passione/ e eleganza a beneficio degli assenti”, scrive il poeta in una poesia che fa da introduzione. “Si resta in piedi per amore dei morti – è per loro che si vive con eleganza. L’assenza è l’assunzione di un compito”.

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