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I cattolici dello Sri Lanka e l’ inseparabile Corona del Santo Rosario

I cattolici nel mondo oggi festeggiano la festa della Madonna Assunta e anche qui nello Sri Lanka, da nord a sud, è un susseguirsi di pellegrinaggi, accompagnati da preghiere, canti e recita del Santo Rosario.
Percorriamo insieme questi luoghi affascinanti di preghiera.

Il 21 aprile 2019 è stata una data che ha segnato una profonda ferita nello Sri Lanka e nella comunità cattolica dove anziani, giovani e bimbi sono stati vigliaccamente uccisi mentre erano uniti in preghiera.
Tuttavia, i cattolici dello Sri Lanka non hanno mai smesso di pregare e di amare la loro Chiesa e soprattutto di recitare il Santo Rosario.
Impariamo proprio da loro che la fede non è rassegnazione alla sofferenza.

La festa della Madonna Assunta anche quest’anno continua ad essere celebrata e dal nord al sud del paese è un ritrovarsi di migliaia di persone unite, chi in chiesa a cielo aperto chi nelle piccole cappelle di campagna, sempre in preghiera.

Leggiamo nei loro occhi, mentre fissano la Madonna e Gesù, insanguinato dal sangue dei fratelli vittime degli attentati, tanto dolore, tanta sofferenza. Si mostra legittimo gridare la propria rabbia per il male che si riceve.
La fede non comporta l’accettazione supina e vittimistica di ogni tipo di sofferenza.
D’altronde l’uomo “si sfoga” anche con Dio per il dolore che sta patendo, come facciamo con le persone più vicine e intime a noi.
E’ un appello al Signore per sentirlo vicino dandoci così sollievo.
Scorre tra le loro mani la corona del Santo Rosario e nei loro volti sentiamo riflettersi le parole di Sant’Agostino :
“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo”.

“La Corona del Santo Rosario” è un oggetto così umile e povero, ma tanto grande”
ci sottolinea S.E. il Cardinale di Colombo Mons. Albert Malcolm R.P., noto poliglotta, primo dei quattro figli di una famiglia umile e cattolica, il quale ha iniziato il suo ministero sacerdotale da parroco nei villaggi dei poveri pescatori, proprio come il nostro villaggio di Negombo, dove adotta iniziative concrete per promuovere la giustizia sociale. L’amore per la liturgia e l’amore per i poveri sono stati da sempre la bussola della sua vita di sacerdote.

Quindi vi è un amore reciproco tra il Cardinale e la comunità cattolica dello Sri Lanka, rimarcando il rispetto e la stima da parte dei buddisti, musulmani e di coloro che professano altre religioni. Tale amore si percepisce vivamente su quest’isola, apparentemente silenziosa, soprannominata anche l’isola della Preghiera.

Oggi la comunità cattolica dello Sri Lanka è unita ancor di più, senza paura di dover rinunciare alla messa domenicale, in quanto si considera la chiesa la loro casa e si fa del meglio per proteggere le chiese di San Sebastiano, Sant’Antonio e Maria Santissima del Santo Rosario, e proprio in quest’ultima una corona del Santo Rosario, fatta con legno pregiato di ulivo, simbolo di pace e fratellanza, è stata donata alla comunità cattolica di Negombo, proprio dove tanti fratelli e sorelle e famiglie intere sono stati vittime degli attentati in un villaggio, a maggioranza cattolica, battezzato Il villaggio dei PESCATORI DI GESU’.

Non ci sorprendiamo quando ci raccontano che tutti i cattolici di questo villaggio, in maggioranza poveri, ovunque si trovino, anche in vacanza per i pochissimi fortunati, o recitano quotidianamente il Santo Rosario, tirando fuori dalle proprie tasche la vecchia corona tenuta con cura come un bene prezioso. Si tratta della compagna di viaggio che li protegge e non si permette a nessuno che possa essere portata via.

La corona è uno strumento di preghiera e di meeditazione, usata anche da altre religioni, sottolinenando ancora il rispetto e l’amore reciproco di tutti coloro che, a prescindere dalla fede, sono gelosi custodi di questo “giardino di rose”.

Carlo Scialdone
Sri Lanka

I CATTOLICI DELLO SRI LANKA E L’INSEPARABILE CORONA DEL ROSARIO

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