CdP

Le varie missioni militari in cui è presente l’Italia

Iraq ed Afganistan sembrano essere le uniche missioni in cui è impegnata l’Italia, almeno seguendo la stampa e l’informazione radiotelevisiva nazionale.
Vediamo invece in quali teatri è impegnata l’Italia con uomini e mezzi ed in quali teatri è stata impegnata negli ultimi anni:
Missione UNIFIL / ITALAIR – LIBANO (1979 – —-)

Dal 1979 opera in Libano uno Squadrone Elicotteri della Cavalleria dell’Aria nell’ambito della Forza UNIFIL (United Nations Interim Forces in Lebanon).
Essa viene costituita in seguito agli avvenimenti del marzo 1978 quando lo Stato d’Israele stanco delle continue incursioni provenienti dal territorio libanese decide di invadere il Libano fino al fiume Litani.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deliberò l’immediato invio di un contingente militare di 4.000 uomini con il compito di interporsi tra le forze palestinesi e le forze israeliane che, terminata l’azione dimostrativa, erano arretrate nei propri confini lasciando una fascia di circa 10 km a garanzia di eventuali sorprese.
La zona dove è dislocata la forza di interposizione ONU è delimitata a nord dal fiume Litani, ad est dall’altipiano del Golan (congiungendosi con il contingente Undof che presidia il confine siro-israeliano), a sud dalla zona profonda 10 km dal confine israeliano, ad ovest dal Mar Mediterraneo.
Questa zona nel corso degli anni è stata teatro di scontri tra le opposte fazioni in cui hanno perso la vita 170 caschi blu.
Il contingente italiano, su base interforze, è operante in Libano dal luglio 1979.
Il contributo dell’Esercito è di 34 uomini e 4 elicotteri AB-205 del 1° Reggimento “Antares”.
I compiti dell’unità sono quelli di ricognizione, ricerca e soccorso, trasporto sanitario e collegamento.
L’attività non conosce soste e viene svolta sia di giorno che di notte.

Missione UNTAG – HELITALY Namibia (1989 – 1990)

La Namibia, ex colonia tedesca dell’Africa del Sud Ovest fu assegnata dalla Società delle Nazioni nel 1920 al Sudafrica quale potenza mandataria e da quest’ultima annessa di fatto nonostante il mancato riconoscimento delle Nazioni Unite.
E’ stata poi teatro di una lunga guerriglia condotta dallo SWAPO (organizzazione del popolo dell’Africa del Sud-Ovest) sostenuta dal regime dell’Angola, a sua volta aiutata da cubani, sovietici e tedeschi dell’Est.
Il 13 dicembre 1988 dopo lunghe trattative, i governi di Pretoria, Luanda e l’Avana sottoscrivevano un accordo per il ritiro dei cubani dall’Angola, la successiva smilitarizzazione della Namibia da parte dei sudafricani e la proclamazione dell’indipendenza dello Stato.
Nel quadro della risoluzione dell’ONU n. 435/78, l’Italia è intervenuta nell’ambito dell’UNTAG (United Nations Temporary Assistance Group) con uno squadrone elicotteri denominato “Helitaly” al comando del Tenente Colonnello Antonio Lattanzio.
I compiti affidati allo squadrone riguardavano lo sgombero sanitario della popolazione, la ricerca ed il soccorso, il trasporto di personale e materiali ed il collegamento fra il comando centrale e quelli periferici.
Nel periodo tra il 30 marzo 1989 ed il 7 aprile 1990, dalle basi di Rundu e Ondagua sono state effettuate 1.130 missioni per un totale di 2.835 ore di volo, di cui 44 sgomberi sanitari. Helitaly ha trasportato 7.635 persone e 2.690 quintali di materiale.
L’UNTAG, con un effettivo di 8.000 persone, aveva il Quartier Generale a Windhoek ed era suddivisa in tre componenti: militare, di polizia e civile. La missione ha avuto 19 caduti. Il contingente italiano non ha sofferto perdite.

UNOSOM – Missione Ibis (1992 – 1994)

In risposta alla richiesta avanzata dall’ONU che in precedenza aveva già disposto l’avvio di UNOSOM I (United Nations Operation in Somalia) per tentare di fronteggiare la situazione nel Paese del Corno d’Africa stremato da anni di guerra civile, di carestia e di pestilenze, il 13 Dicembre, nell’ambito dell’operazione umanitaria multinazionale “Restore Hope”, i primi reparti italiani iniziano ad affluire in Somalia.
Denominato ITALFOR-IBIS” e posto al comando del Generale di Divisione Giampiero Rossi, il contingente italiano è incentrato sulla Brigata Paracadutisti “Folgore” e comprende anche personale della Marina e dell’Aeronautica. A partire dal 4 maggio 1993, la missione multinazionale “Restore Hope” assumeva la fisionomia di missione ONU e le forze schierate venivano poste sotto il controllo operativo del Comando UNOSOM 1. Lo stesso giorno, il Generale Rossi cedeva la responsabilità di comando del Contingente italiano al Generale Bruno Loi. Il 6 Settembre 1993, la Brigata Paracadutisti”Folgore” veniva avvicendata dalla Brigata meccanizzata “Legnano” comandata dal Generale Carmine Fiore.
Il 16 gennaio 1994 iniziava il ripiegamento del nostro Contingente, con la graduale cessione deisettori di reponsabilità. L’operazione si concludeva il 21 marzo 1994.
Le unità dell’Esercito impiegate nell’operazione “IBIS” hanno operato in un settore di responsabilità profondo circa 360 Km e largo 150 Km: in pratica da Mogadiscio fino al confine con l’Etiopia. Esse hanno assolto il compito loro assegnato nel pieno rispetto dello spirito del mandato delle Nazioni Unite. Durante la missione hanno perso la vita undici militari italiani, una infermiera volontaria delle Croce Rossa e due giornalisti della Rai.

Missione Albatros – ONUMOZ (1993 – 1994)

Gli Accordi di Pace, siglati a Roma il 4 ottobre 1992 tra il Governo del Mozambico e la RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana), sanciscono che la supervisione ed il controllo dell’attuazione delle clausole del trattato vengano affidate alle Nazioni Unite. Il 16 dicembre, il Consiglio di Sicurezza autorizza l’Operazione ONUMOZ (United Nations Operations in Mozambique), la quale ha il compito di favorire il processo di pacificazione.
In particolare, la componente militare della missione riceve il mandato di monitorare e verificare il cessate il fuoco, la separazione e la concentrazione delle forze contrapposte, la loro smobilitazione e la raccolta, stoccaggio e distruzione delle armi; inoltre, il completo ripiegamento fuori dei confini delle forze militari staniere e la smobilitazione dei militari e dei gruppi armati irregolari; attuare misure di sicurezza in favore di infrastrutture e servizi vitali, fornire sicurezza alle attività svolte dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni internazionali a sostegno del processo di pace, con particolare riguardo ai corridoi di collegamento tra il mare ed il confine del Paese.
L’Italia ha contribuito alla missione sino all’aprile 1994 con un Contingente di 1.030 uomini, fornito dalle Brigate “Taurinense” prima e “Julia” poi.
L’Unità a livello Reggimento, articolata su un battaglione di fanteria alpina, un battaglione logistico, un gruppo squadroni dell’Aviazione dell’Esercito ed un Reparto di Sanità, ha cominciato lo spiegamento nel marzo 1993, assumendo la responsabilità operativa del Corridoio di Beira nei primi giorni di aprile. In tal senso, ed in ragione sia della vitale importanza del corridoio – via di collegamento principale tra lo Zimbawe ed il mare, servita da una rotabile, da una ferrovia e da un oleodotto – sia del livello di efficienza operativa e logistica dell’Unità, il Contingente Italiano ha assunto il ruolo di “forza di riferimento”, con funzioni di supporto logistico e sanitario a favore di tutte le Forze ONU presenti nella regione.
Dal 2 maggio 1994, concluso il ripiegamento della maggior parte dei reparti, il Contingente, forte di 230 uomini uomini e formato dal Reparto di Sanità e da un’Unità di sostegno, ha assunto il nome di “Albatros 2” ed è stato ridislocato a Beira con il compito di continuare ad assicurare il sostegno sanitario a favore del personale ONU operante nella Regione Centro nonchè delle popolazioni locali.

Missione Ifor/Sfor (1995 – 2004)

Il personale italiano impegnato nella missione Ifor/Sfor in Bosnia-Erzegovina comprende gli uomini inquadrati nel Comando Ifor/Sfor dislocato a Sarajevo nella base di Ilidza, nel Comando della Divisione Multinazionale Sud-Est (DMNSE) alle porte della città di Mostar ed i reparti che compongono la Brigata Multinazionale Nord (BMNN), distribuiti nella zona settentrionale del settore di responsabilità della divisione “Salamandre”, per un totale di oltre 2.000 uomini, tra Ufficiali, Sottufficiali e Volontari (personale avvicendato: circa 20.000 uomini).
La struttura della Brigata, viene “riempita” dal personale delle Brigate “permanenti” dell’Esercito che si alternano nel teatro operativo ogni sei mesi. Nell’organico della BMNN sono stati inseriti anche un contingente Egiziano ed uno Portoghese.
Dal 15 di marzo, nel quadro della pianificata riduzione delle forze in campo, la Brigata Multinazionale Nord, è stata sostituita da un “Gruppo di Combattimento” tutto italiano, forte di 980 uomini, ordinato in una componente operativa ed una logistica. La nuova unità denominata “Italian Battle Group” mantiene gli stessi compiti ed area di responsabilità che aveva la Brigata.
Nel quadro della revisione delle forze NATO dislocate nei Balcani, sono state attuate delle modifiche che riguardano sia il settore divisionale a guida francese sia la ripartizione in gruppi tattici; in particolare la Divisione Multinazionale Sud Est si stà riarticolando in Brigata Multinazionale Sud Est con comando a rotazione fra le quattro componenti principali (Francia, Italia, Germania e Spagna).
L’Italian Battle Group invece è stato unificato con le unità tedesche presenti in Sarajevo; ne è scaturito un raggruppamento su due battaglioni, uno tedesco ed uno italiano.
Il 9 luglio 2004 la Risoluzione 1551 delle NU autorizza la prosecuzione di SFOR per ulteriori sei mesi ed accoglie la decisione della NATO di concludere SFOR entro la fine del 2004.
Toccherà all’UE avviare in Bosnia, da dicembre 2004, una missione comprensiva anche di una componente militare.

Missione Joint Guarantor – Extraction Force (1998 – 1999)

Il contributo italiano all’Operazione NATO in Macedonia (FYROM) ha avuto inizio il 9 dicembre 1998.
La forza multinazionale, inquadrata nell’operazione NATO “Joint Guarantor” aveva il compito di evacuare i verificatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) dal Kosovo, qualora imposto dalle condizioni di sicurezza.
L’Esercito italiano ha contribuito alla costituzione di tale Forza (Extraction Force), con un proprio Gruppo Tattico, totalmente atipico per composizione e missione assegnata. L’unità infatti, basata sulla struttura portante dell’8° Reggimento Bersaglieri della Brigata “Garibaldi”, era composta da compagnia comando, compagnia fucilieri, squadrone blindo pesanti, squadrone elicotteri d’attacco, compagnia genio, plotone trasmissioni ed una unità per la bonifica di ordigni EOD (Explosive Ordnance Dsposal).
Elevati, per esigenze dettate dalla crescente tensione, per gradi successivi, fino alla consistenza di circa 2.700 uomini, avevano avuo il compito iniziale di provvedere all’eventuale evacuazione dei verificatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) della Missione KVM (Kosovo Verification Mission) dispiegati in Kosovo prima dell’intervento NATO.
A seguito della sottoscrizione dell’accordo tecnico-militare (Military Technical Agreement – MTA) fra i rappresentanti NATO e la delegazione serba, il Consiglio del Nord Atlantico (NAC) ha autorizzato il rischieramento in Kosovo di una forza NATO (KFOR) per verificare e, se necessario, imporre i termini del MTA, in previsione di un accordo di pace (Peace Settlement – PS).
La struttura della “Extraction Force” si è gradualmente trasformata nel contingente NATO KFOR.
Dalle basi macedoni infatti prese via il dispiegamento della forza in Kosovo.

Missione KFOR (1999 – —-)

La forza di intervento che a seguito della campagna aerea è entrata e si è dislocata in Kosovo è denominata Kosovo FORce (KFOR).
L’Italia partecipa alla Forza sotto comando NATO con una Brigata Multinazionale insieme a Spagna, Portogallo, Argentina.
La Missione Internazionale a guida NATO è stata autorizzata dalla Risoluzione n. 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 10 giugno 1999.
La forza della Missione è di circa 36.000 uomini suddivisi fra le seguenti nazioni: Argentina Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Sezia, Turchia, Ucraina, Regno Unito e Stati Uniti d’America.
Nel quadro del riordino delle unità multinazionali dislocate nei Balcani la Brigata Multinazionale Ovest a guida italiana e la Brigata Multinazionale Sud a guida tedesca sono state unificate dal 12 novembre 2002.
Il Comando dell’Unità è dislocato a Prizren, ed il comando è alternativamente assegnato, a turno annuale, alle due Nazioni, ad iniziare dalla Germania.
Nel “Teatro”, un secondo comando gestisce i collegamenti terrestri fra il Kosovo e l’Albania e risponde al nome di NATO Head Quarters Tirana (NHQT). Il Contingente Italiano, garantisce la sicurezza e la libera circolazione a tutte le componenti etniche e religiose ed alle organizzazioni internazionali presenti nell’area di responsabilità.
Iniziata il 12 giugno 1999 la missione è tutt’ora in corso

Missione Allied Harbour (1999)

Dalla fine del 1998 l’Albania è interessata da un continuo flusso di profughi dal Kosovo, in seguito alla repressione messa in atto dai Serbi. Tale flusso ha assunto proporzioni gigantesche da fine marzo 1999, in concomitanza con l’inizio dei bombardamenti NATO in RFJ, interessando il Montenegro, la Bosnia, la Macedonia e l’Albania.
A metà aprile sono stati stimati in 300.000-350.000 i profughi presenti nella sola Albania. A fronte di questa tragedia umana, la Comunità Internazionale in generale e l’Italia in particolare si sono mosse per fornire solidarietà ed assistenza. In questo quadro, il Consiglio Atlantico ha formalmente approvato la costituzione di un contingente militare da rischierare in Albania con prevalenti compiti di soccorso umanitario.
L’Operazione ALLIED HARBOUR ha visto l’impiego di una forza multinazionale denominata ALBANIAN FORCE (AFOR) di circa 8.000 uomini rischierati in Albania. Ad essa l’Italia ha fornito un contributo molto significativo di forze di circa 2.300 uomini, basato essenzialmente sulle unità della Brigata Alpina Taurinense (1.800 uomini), alle quali si sono aggiunti 300 fanti del Reggimento San Marco e circa 160 Carabinieri. Tale contributo è stato il più consistente tra quelli forniti dagli alleati ed ha permesso all’Italia di avere un ruolo di rilievo nella struttura di Comando di AFOR con l’assegnazione in particolare, dell’incarico di Deputy COMAFOR carica ricoperta dal Maggior Generale GANGUZZA.
Il dispiegamento delle Forze NATO in Kosovo, con il successivo e conseguente rientro dei profughi Kosovari-Albanesi, hanno determinato la fine della missione “Allied Harbour” il 31 agosto 1999 e la contemporanea costituzione, sulla base del Comando della Brigata Alpina “Taurinense”, già presente in Albania, del Comando della Zona delle Comunicazioni WEST (COMMZ W) nell’ambito dell’Operazione Joint Guardian.
Nell’ambito della Brigata Multinazionale a guida italiana sono inserite le contribuzioni di Grecia, Turchia, Norvegia, Danimarca, Germania, Canada, Lituania e Repubblica Ceca.

Task Force “Essential Harvest” (2001)

A seguito del grave peggioramento della situazione interna alla FYROM (Former Yugoslavian Republic of Macedonia), legato al movimento di guerriglia filo albanese denominatosi UCK, il Presidente Macedone Trajkowski in data 14 giugno 2001 chiedeva formalmente il sostegno della NATO e dell’Unione Europea per la soluzione dei problemi interni del giovane paese balcanico.
Ottenute dal governo macedone le “precondizioni” per delineare la situazione più favorevole per il successo della Missione il 29 giugno 2001 il Consiglio Atlantico approvava il piano denominato “Essential Harvest” conforme nello spirito e nella sostanza alle richieste macedoni.
Firmato l’accordo politico il 13 agosto, il giorno successivo veniva siglata l’intesa fra NATO e FYROM sullo “stato della Forza” ed il successivo 15 agosto, veniva autorizzato l’invio dei primi contingenti denominati “Task Force Harvest”.
La Forza veniva configurata sulla base della 16^ Brigata Aeromobile britannica, composta da circa 3500 uomini, suddivisa in quattro battaglioni multinazionali, a guida francese (con contributo tedesco e spagnolo), greca, britannica (con contributo olandese) ed italiana comprendente una unità turca.
Il reparto nazionale, al comando del Colonnello Mariano Centonze, si è formato sulla base del 152° Reggimento fanteria “Sassari” cui si è affiancato uno squadrone blindo del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°) ed elementi minori del Genio delle Trasmissioni e dell’Arma dei Carabinieri.
L’unità ha impiegato 308 veicoli, 14 blindo “Centauro”, 55 veicoli corazzati e 80 veicoli tattici.
La missione si è ufficialmente conclusa il 6 ottobre 2001 con il raggiungimento degli scopi prefissati e nei tempi indicati.
Un battaglione multinazionale è rimasto sul terreno al fine di garantire l’opportuna sicurezza per gli Osservatori che stanno monitorando l’implementazione degli accordi e la non insorgenza di altri focolai di guerriglia.
La partecipazione italiana alla nuova missione denominata “Amber Fox” si è ridotta dai circa settecento a poco più di duecento uomini, inseriti in una compagnia rinforzata del battaglione multinazionale e nelle unità di supporto tecnico e di collegamento.

LIBANO 1 e LIBANO 2

(Missione “Libano 1”)
Su richiesta del Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri del Governo libanese, è stato disposto dal Governo italiano l’invio di un battaglione con lo scopo di assicurare l’incolumità fisica del personale palestinese in partenza da Beirut e degli abitanti della regione di Beirut stessa e favorire il ristabilimento della sovranità e delle autorità del Governo libanese.
La missione, comandata dall’allora Tenente Colonnello Bruno TOSETTI, è stata svolta nel periodo dal 23 agosto all’11 settembre 1982 e affidata al 2° battaglione bersaglieri “Governolo”, composto da 1 Compagnia Comando, 2 Compagnie meccanizzate, 1 plotone genio e 1 plotone carabinieri, per un totale di 519 uomini (40 Ufficiali, 81 Sottufficiali e 389 militari di truppa) con al seguito circa 200 mezzi tra ruotati e cingolati.
La missione è stata effettuata senza alcun incidente.

(Missione “Libano 2”)
A seguito dei tragici avvenimenti accaduti nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, alla periferia ovest di Beirut e alle consultazioni tra il Governo libanese ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite, in applicazione della Risoluzione 521 del Consiglio di Sicurezza, il Governo libanese ha chiesto ad alcuni Paesi, tra cui l’Italia, una Forza multinazionale da interporre in località concordate.
Ciò al fine di assicurare il ristabilimento della sovranità e dell’autorità del Governo libanese nell’area di Beirut e, nel contempo, garantire l’incolumità della popolazione.
La missione italiana, comandata dall’allora Generale di Brigata Franco ANGIONI e denominata ITALCON, si è sviluppata nel periodo dal 24 settembre 1982 al 6 marzo 1984. La forza media del contingente è stata di circa 2.300 uomini di cui 1.550 destinati alle attività operative e 750 a quelle logistiche.
L’impegno complessivo è stato di 8.345 persone di cui 595 Ufficiali, 1.150 Sottufficiali, 6.470 militari di leva e 130 Infermiere volontarie. Essi disponevano di 319 mezzi ruotati, 52 mezzi speciali, 20 cucine rotabili, 97 veicoli di trasporto cingolati e 6 autoblindo.
Durante la missione si sono avuti 75 feriti ed un deceduto (Marò Filippo MONTESI a fronte di 275 statunitensi e 87 francesi).

Missione Airone (1991)

Il 5 aprile 1991 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione n. 688, aveva intimato all’Iraq di cessare la repressione in atto e di agevolare gli interventi di organizzazioni umanitarie internazionali ovunque necessario. Prende così l’avvio la partecipazione italiana a “Provide Comfort” che inizia di fatto il 21 aprile con il primo lancio di viveri da parte dell’Aeronautica Militare ed un nucleo di aviorifornitori della “Folgore”. Il Governo italiano formalizza la partecipazione a “Provide Comfort” il 2 maggio ed i primi reparti partono da Livorno e dagli aeroporti di Pisa e Caselle il il 3 e 4 maggio del ’91.
Il contingente è composto da 170 Ufficiali, 370 Sottufficiali e 950 soldati, cui si aggiungono 8 Ufficiali e 13 Sottufficiali dell’Aeronautica Militare ed 8 Infermiere volontarie della CRI.
Il rischieramento delle forze si completa il 16 maggio con il trasporo di 1.400 militari, 400 autoveicoli, 8 elicotteri e 1.300 tonnellate di materiali.
Per la sicurezza del settore incursori e paracadutisti effettuano pattugliamenti e posti di blocco, controllando un territorio ampio fino a 1.400 kmq e tutto il tratto della rotabile Zakho-Kirkuk-Baghdad incidente nel proprio settore. Le forze operative hanno garantito la cintura difensiva del contingente e contribuito a creare quella cornice di sicurezza che è stata fattore determinante per il rientro dei profughi.
Il bilancio dell’azione sanitaria si concretizza in 22.700 visite e cure, 235 ricoveri e oltre 150 interventi chirurgici. Nuclei mobili di paracadutisti con medico e ambulanza effettuano interventi sanitari “a domicilio” nei villaggi della zona di responsabilità.
A partire dal 9 luglio inizia il disimpegno delle unità con la cessione dell’ospedale da campo all’ospedale civile di Zakho. Quando tutte le forze multinazionali lasciano l’Iraq, presso i “campi di transito” non vi sono più di 15.000 curdi. Il 17 luglio l’ultima aliquota del contingente Airone rientra in Patria.
Una componente multinazionale di circa 2.500 uomini, per l’Italia circa 200 carabinieri e incursori della “Folgore” che assumono la denominazione di Airone 2, è rimasta in Turchia fino al 9 ottobre.
Il Contingente italiano non ha subito alcuna perdita.

Operazione Ippocampo (1994)

Nella primavera del 1994 esplode la conflittualità ormai endemica tra le due maggiori etnie (Tutsi e Hutu) del Ruanda.
Gli scontri dilagano, rischiando di coinvolgere anche i cittadini stranieri residenti nel Paese.
Dopo una serie di consultazioni a livello internazionale viene varata l’operazione di recupero “Silver Back”. All’operazione partecipa anche l’Italia con un contingente formato da 112 uomini della “Folgore”, 65 uomini del Comando Subacquei Incursori “Teseo Tesei” della Marina e 3 velivoli da trasporto della 46^ Brigata Aerea. Il 10 marzo 1994 il nostro contingente atterra all’aeroporto di Kigali. Inizia così l’operazione “Ippocampo Ruanda”. Le forze italiane si trovano ad operare congiuntamente con i reparti francesi, americani e belgi, appositamente giunti nel quadro della “Silver Back”, e con le forze dell’UNAMIR già presenti in Ruanda.
Si procede immediatamente alla raccolta, identificazione ed evacuazione degli italiani residenti in Ruanda. L’intera operazione si svolge in una situazione di alto rischio. I combattimenti fra le fazioni ruandesi infuriano proprio intorno all’aeroporto, già sottoposto a pesanti bombardamenti al momento dell’arrivo dei primi contingenti internazionali. Per riuscire a raggiungere alcuni concittadini rimasti isolati, i militari italiani devono inoltrarsi in zone totalmente insicure. Le operazioni si concludono dopo una settimana con il rientro in patria della missione.
Ma la crisi ruandese assume dimensioni sempre più vaste, ed è la popolazione civile a pagare prezzi spaventosi. In questo quadro, il Governo italiano decide di attivare una seconda missione di soccorso, destinata questa volta al salvataggio di gruppi di organi del Paese africano. Il 1° giugno 1994 viene lanciata l’operazione “Entebbe”. Nell’aeroporto della capitale dell’Uganda giunge un contingente interforze. Ne fanno parte 18 uomini della “Folgore”, incaricati della protezione del nucleo sanitario misto. Quest’ultimo è composto a sua volta da 6 Ufficiali medici, 3 Sottufficiali infermieri e 6 Infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana. Il contingente è posto alle dipendenze di un Colonnello dell’Aeronautica, il quale coordina 4 velivoli dell’AMI (un G-222 e tre C-130).
Un centinaio di profughi ruandesi, in prevalenza bambini, giungono via terra a Entebbe su convogli dell’UNAMIR, della Croce Rossa Internazionale e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Dopo avere ricevuto le prime cure dal personale medico e della Croce Rossa Italiana, i profughi vengono imbarcati sugli aerei per l’Italia.

Missione Alba – FMP (1997)

Una delle più recenti missioni di pace che ha visto coinvolto l’Esercito è stata la breve missione “Alba”, la prima forma di intervento multinazionale (con Francia, Turchia, Grecia, Spagna, Romania, Austria e Danimarca) promossa e guidata dall’Italia. Sollecitata dall’OSCE e dall’ONU e approvata il 9 aprile 1997 dal Parlamento malgrado il voto contrario di una parte della maggioranza di Governo, si è svolta dal 13 aprile al 12 agosto, ufficialmente per consentire la distribuzione di aiuti umanitari ma in realtà per impedire la guerra civile e consentire di avviare a soluzione la crisi politica albanese.
La presenza dei militari ha consentito di raffreddare la situazione albanese, degenerata all’inizio del 1997 principalmente a causa del fallimento di società di investimento che avevano di fatto bruciato i risparmi di molti cittadini.
Schierata in prevalenza nella fascia costiera del paese, la Forza Multinazionale di Protezione (FMP) si è spinta all’interno ai primi di giugno per incrementare il controllo nelle aree popolate, in modo da favorire le elezioni in programma alla fine dello stesso mese e nell’ambito delle quali la FMP era chiamata a fornire protezione ai team di osservatori dell’OSCE. Composta da 7.000 uomini di 11 Paesi, fra i quali circa 3.000 italiani, la Forza Multinazionale di Protezione (FMP) ha effettuato in quattro mesi di attività circa 1.700 azioni operative, in massima parte per la scorta a convogli che hanno consentito alle Organizzazioni umanitarie di distribuire oltre 5.700 t di viveri, medicinali, sementi e vestiario. Per i turni elettorali del 29 giugno e del 6 luglio sono state inoltre effettuate 674 missioni di sicurezza a favore degli osservatori OSCE, con un impiego di 2.500 uomini.
L’Esercito italiano ha contribuito con 2.800 uomini, dei quali circa 1.800 di truppa (in massima parte VFB, affiancati da 400 giovani in servizio di leva che hanno espresso la propria disponibilità a partecipare alla missione e ai quali sono stati affidati in prevalenza compiti tecnico-logistici), schierati a Tirana, Durazzo, Valona e Fier.
Fra i reparti coinvolti, oltre alla Brigata meccanizzata “Friuli” al comando del Gen. B. Girolamo Giglio, in prima linea quelli su base volontaria come il 18° Rgt. bersaglieri della Brigata “Garibaldi”, il 187° paracadutisti della “Folgore” e il 151° Rgt. fanteria della “Sassari”, affiancati dagli Incursori del “Col Moschin” e dagli specialisti dell’AVES, Genio, Sanità e Trasmissioni.

Operazione “STABILISE” – Timor Est (1999 – 2000)

A seguito dell’accordo fra Portogallo ed Indonesia, sanzionato dal Segretario Generale ONU (5 maggio 1999), in Timor Est è stato indetto un referendum al fine di stabilire la volontà popolare circa l’indipendenza della regione dalla Repubblica di Indonesia.
Per verificare il regolare svolgimento del referendum e la validità dei risultati, è stata costituita (in ottemperanza a quanto previsto dalle risoluzioni 1246 e 1257) una missione ONU denominata “United Nation Mission in East-Timor” (UNAMET). Il referendum, tenutosi il 30 agosto 1999, ha fatto riscontrare una percentuale altissima di voti favorevoli all’indipendenza di Timor-Est.
Il giorno successivo sono iniziate azioni violente da parte di gruppi (Militia) non favorevoli all’indipendenza dall’Indonesia. Tali azioni hanno provocato morti e distruzioni e determinato l’insorgenza su larga scala del problema “rifugiati”. Le Forze regolari indonesiane, che avrebbero dovuto proteggere la popolazione, non sono state in grado di fermare tali violenze. Il giorno 12 settembre 1999, il Presidente pro-tempore indonesiano Habibie ha comunicato all’ONU di essere disponibile ad accettare l’intervento di una “Forza Multinazionale”.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite, attraverso la risoluzione n. 1264 del 15 settembre 1999, ha autorizzato la costituzione di una “Forza Multinazionale”, denominata INTERFET (International Force in East Timor).
L’operazione prevede, ove necessario, l’uso della forza,in base al Cap. VII della Carta delle Nazioni Unite.
L’Australia è stata candidata dalle N.U. quale Lead Nation di INTERFET.
La Forza multinazionale, costituita inizialmente da circa 7.500 uomini sarà articolata su due/tre Brigate. L’Australia ha dato la disponibilità a costituire il cuore dell’HQ e a fornire una delle Brigate.
Il 15 settembre 1999, il Ministro della Difesa ha autorizzato la pianificazione e l’attuazione delle attività esecutive di predisposizione, necessarie per la partecipazione di Unità italiane all’operazione (Operation Stabilise) nell’ambito della “Forza Multinazionale”.
La Missione assegnata ad INTERFET si riassume nei seguenti compiti: ristabilire la pace e la sicurezza in Timor Est, proteggere e supportare la missione ONU UNAMET (United Nations Mission in East Timor) e, nell’ambito delle possibilità della forza, facilitare le operazioni di assistenza umanitaria.

Missione ISAF (2003 – —-)

La forza di intervento internazionale denominata “International Security Assistance Force”, ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell’Autorità afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001 a seguito della Risoluzione n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001.
Iniziata come Missione Multinazionale, dall’agosto 2003 il contingente è passato alle dipendenze della NATO.
La natura dell’impegno per i reparti forniti dall’Esercito Italiano non è però cambiata, provvedendo alla sicurezza del Comando della Missione oltre alle attività di bonifica da ordigni esplosivi e chimica.

Operazione Enduring Freedom (2003)

Nel quadro della campagna contro il terrorismo internazionale (“global war against terrorism”) gli Stati Uniti d’America hanno dato avvio, nel mese di ottobre 2001, all’operazione multinazionale “ENDURING FREEDOM” in AFGHANISTAN articolata in quattro fasi.
L’operazione, diretta dal Comando Centrale USA – CENTCOM dislocato in Tampa – Florida, è al momento nella sua quarta fase che prevede l’impiego delle unità di terra al fine di creare un ambiente stabile e sicuro per prevenire il riemergere di focolai di terrorismo, supportare le operazioni umanitarie ed addestrare l’Esercito afgano.
Questa fase dell’operazione è caratterizzata da un più spiccato orientamento umanitario volto a conquistare il favore (“hearts and minds”) della popolazione locale.
In tale quadro, l’Italia partecipa operativamente con un Gruppo Tattico a partire dal 15 marzo 2003. L’operazione è stata presentata al Parlamento il 2 ottobre dal Ministro della Difesa.

Operazione Antica Babilonia (2003 – —-)

Nel quadro della Guerra Globale al Terrorismo, una Coalizione anglo-americana ha dato avvio nel mese di marzo 2003 all’Operazione “IRAQI FREEDOM” (OIF) in Iraq.
Il 1° maggio 2003 è iniziata la fase “post conflitto”, che si pone come obiettivo la creazione delle condizioni indispensabili allo sviluppo politico, sociale ed economico del paese.
In tale contesto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione n. 1483 del 22 maggio 2003, ha sollecitato la Comunità Internazionale a contribuire alla stabilità e sicurezza dell’Iraq e ad assistere il popolo iracheno nello sforzo per l’opera riformatrice del Paese.
Attualmente quindici Nazioni, tra cui l’Italia, hanno offerto agli USA “pacchetti di Forze” da impiegare, per l’operazione in atto e nelle aree di responsabilità di CENTCOM.
L’Italia partecipa con un proprio Contingente Militare interforze e, alla componente terrestre, è stato assegnato un settore (provincia di Dhi Qar) nella regione meridionale dell’Iraq nell’area di responsabilità della Divisione Multinazionale a guida Inglese.

Missione “PELLICANO” (1991 – 1993)

Dopo la morte avvenuta l’11 aprile 1985 di Enver Hoxha, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale padre-padrone del Paese delle Aquile, ed in seguito ai cambiamenti avvenuti nei Paesi dell’Europa orientale, iniziò anche in Albania, una fase di trasformazione che vide quest’ultimo bastione stalinista aprirsi alla democrazia.
Le grandi difficoltà economiche e sociali che attraversavano lo stato balcanico, diedero il via ad un esodo che, nel 1991 rischiava di assumere proporzioni bibliche; i 30.000 profughi già in Italia, erano solo l’avanguardia del “grosso”, pronto a salpare non appena fosse stato giudicato conveniente e possibile.
L’esodo ulteriore di grandi masse, pertanto, era incombente; l’illusione del sogno italiano si palpava visibilmente tra le folle albanesi.
Il Governo italiano, allora, decise di portare in Albania i primi soccorsi umanitari per scoraggiare l’immigrazione e rimpatriare quanti illegalmente avevano raggiunto le coste italiane.
Compito della missione era quindi quello di distribuire ai magazzini di Stato albanesi gli aiuti di emergenza inviati dall’Italia dai porti di Durazzo e di Valona e l’assicurazione dell’ assistenza sanitaria generica nonchè‚ la distribuzione di farmaci alla popolazione albanese delle due città.
Nella prima fase di svolgimento (settembre 1991- marzo 1992), i mezzi dell’Operazione “Pellicano” hanno assicurato il trasporto di 90.659 ton. di generi vari inviati dall’Italia.
La seconda fase della missione è consistita nella distribuzione di aiuti inviati dalla Comunità Economica Europea (marzo-settembre 1993), seguiti da una ulteriore tranche di aiuti italiani (Pellicano 3 settembre-dicembre 1993).
Alla missione, condotta da unità logistiche, hanno preso parte:
Battaglione Logistico “Carso”
Battaglione Logistico “Acqui”

Mix di Osservazione – UNMOGIP – India e Pakistan (1949 – —-)

Il Gruppo degli Osservatori Militari delle Nazioni Unite in India e Pakistan, è stato costituito nel luglio 1949 a seguito di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. L’attività dell’UNMOGIP trae origine dall’accordo tra i rappresentanti militari dell’India e Pakistan, noto come trattato di Karachi, che determinò la tregua d’armi nel conflitto indo-pakistano nato per la questione Jammu-Kashmir risalente alla spartizione dell’ex India britannica nel 1947 e successivamente perfezionato nel 1972 con il Trattato di Simla.
L’UNMOGIP si compone di 44 Ufficiali. Il contributo italiano è di 7 Ufficiali osservatori, che però sono entrati a far parte della missione soltanto nel 1961.
I compiti affidati all’UNMOGIP consistono nel vigilare e riferire alle Nazioni Unite sull’osservanza del mantenimento dello “status quo” lungo la linea del cessate il fuoco, chiamata dal 1971 linea di controllo, del rispetto delle clausole del trattato di Karachi.
Vista l’instabilità della situazione, dal 1949 ad oggi 5 Ufficiali Osservatori sono morti in servizio, la missione è tuttora in corso.
La missione ha il suo Quartier Generale per sei mesi all’anno nella città di Rawalpindi in Pakistan e per gli altri sei nella città di Srinagar in India.
Fra il 1994 ed il 1997, per la prima volta nella storia delle Missioni ONU, un Ufficiale Generale italiano, il Generale di Divisione Alfonso Pessolano ne è stato al comando.
Dal settembre 2004 è al comando del Gen. Div. Guido Dante Palmieri.

Mix di Osservazione – UNTSO – Siria, Israele, Libano, Egitto (1958 – —-)

Il Gruppo Osservatori Militari Italiani opera in Medio Oriente (Libano, Siria, Israele, Egitto) dal 1958, in ottemperanza al contenuto delle disposizioni emanate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite di concerto con il Ministero degli Esteri.
Gli Ufficiali osservatori, che attualmente sono sette, hanno il compito di segnalare al Comando UNTSO (United Nations Truce Supervision Organization) ed agli osservatori degli altri paesi ogni trasgressione al cessate-il-fuoco tra le parti in causa, Israele, Libano, Giordania, Egitto e Siria, in quella regione, dipendono operativamente e disciplinarmente dal Comando del gruppo osservatori dell’ONU ed agiscono disarmati, utilizzando soltanto strumenti di osservazione e mezzi di trasmissione.
Tra tutti gli Ufficiali che sono stati inviati sul posto fino ad oggi, c’è anche un caduto: il Capitano Carlo Olivieri ucciso al suo posto di osservazione il 6 ottobre del 1973 sul canale di Suez. In tutto sono stati 28 gli osservatori caduti.
Il gruppo di osservatori è ripartito in numerosi sottogruppi: Egitto, Libano, Beirut, Damasco, Tiberiade, Golan, Amman; il Quartier Generale dell’UNTSO è sito nel palazzo dell’ex Governatore sul Monte del Cattivo Consiglio a Gerusalemme.
Oltre a presidiare i confini di Israele e degli stati confinanti l’UNTSO è diventata il principale fornitore di osservatori per le varie missioni dell’ONU.
Dal 1° Aprile 2000, la Missione è guidata dal Maggior Generale Franco GANGUZZA, Ufficiale Generale dell’Esercito Italiano.

Mix di Osservazione – MINURSO Sahara occidentale (1991 – —-)

La MINURSO (Mission des Nations Unies pour le Referendoum dans le Sahara Occidentale) è stata disposta con risoluzione dell’ONU n. 690 del 29 aprile 1991 per controllare lo svolgimento del referendum, programmato entro il termine di 29 settimane dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco tra le forze marocchine e quelle del Fronte Polisario, volto a decidere l’indipendenza della ex colonia spagnola annessa di fatto dal Marocco nel 1975. In pratica i 75.000 cittadini del Sahara Occidentale dovranno decidere se dar vita ad un nuovo Stato o no. Il personale dell’ONU, circa 2.300 persone in rappresentanza di 35 Paesi, fa parte di un complesso costituito su una componente civile, una di polizia ed una militare.
La componente di polizia ha l’incarico di garantire l’ordine pubblico durante lo svolgimento della consultazione ed assicurare l’incolumità dei guerriglieri iscritti nelle liste elettorali. La componente civile ha il compito di amministrare il territorio, di espletare le operazioni preliminari del referendum e di controllare il rientro dei profughi saharawi.
La componente militare è dislocata sia nel territorio del Sahara Occidentale e nell’area di Tindouf (Algeria) e ha il compito di controllare sia la riduzione complessiva delle truppe del Regno del Marocco entro le dodici settimane sucessive all’entrata in vigore del cessate-il-fuoco che la dislocazione delle truppe dei due contendenti nei rispettivi accampamenti.
Il Contingente militare è comandato da un Generale ed è composto da 1.650 uomini di cui 550 Ufficiali osservatori. Alla missione partecipano 4 Ufficiali osservatori italiani che sono giunti nella località di Laayoune, Quartier Generale della missione il 27 settembre 1991. Uno di essi è stato ferito nel corso di una missione di sorveglianza e osservazione.

Mix di Osservazione – UNIIMOG – Iran e Iraq (1988 – 1991)

Questa missione (UNIIMOG United Nations Iran Iraq Military Observer Group) fu istituita nell’Agosto 1988 al termine della guerra fra Iran ed Iraq durata oltre sei anni.
Scopo della Missione era verificare, confermare e supervisionare il cessate il fuoco ed il ritiro delle forze irachene ed iraniane dalla linea di contatto fino ai confini internazionalmente riconosciuti fra i due paesi.
La Missione ebbe termine nel febbraio 1991.
E’ stata composta da osservatori militari provenienti dall’ Argentina, Austria, Australia, Bangladesh, Canada, Danimarca, Finlandia, Ghana, Ungheria, India, Indonesia, Irlanda, Kenya, Malaysia, Nuova Zelanda, Nigeria, Norvegia, Peru, Polonia, Senegal, Svezia, Turchia, Uruguay, Yugoslavia e Zambia.

Mix di Osservazione – UNIKOM – Iraq e Kuwait (1991 – 2003)

Con la risoluzione n. 689 del 9 aprile 1991 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite veniva istituito un gruppo di osservatori militare lungo il confine tra Iraq e Kuwait.
Dal 28 aprile gli osservatori garantiscono il rispetto della fascia smilitarizzata esistente tra i due paesi in attesa che riprendano i reciproci rapporti diplomatici.
I circa 300 osservatori di 33 nazioni svolgono attività quali il controllo e ritiro di tutte le unità presenti nella zona smilitarizzata che si estende lungo la frontiera dei due Stati e per una profondità di 10 km in territorio irakeno e 5 km in territorio kuwaitiano, distacco di posti di osservazione lungo le principali rotabili che collegano la zona smilitarizzata allo scopo di controllare i movimenti di personale e mezzi ed effettuare rilevamenti e pattugliamenti aerei e fluviali sulla zona smilitarizzata.
Sono inoltre presenti genieri canadesi e elicotteristi cileni; il reparto comando è fornito dalla Danimarca, il reparto medico dalla Norvegia e aerei leggeri sono forniti dall’aviazione svizzera. Il gruppo di osservatori italiani si compone di 7 Ufficiali dell’Esercito e 1 dell’Aeronautica, i quali, come il resto degli osservatori dell’UNIKOM (United Nations Iraq-Kuwait Observers Group), dipendono dal Quartier Generale situato in UmmQasr, in territorio irakeno.
Fra il 1996 ed il 1997 la missione è stata posta sotto la guida del Magg. Gen. Giangiuseppe Santillo.
Il mandato è terminato il 6 ottobre 2003.

Mix di Osservazione – MONUC Congo (1999 – 2003)

Sono stati due gli Ufficiali Osservatori Italiani impegnati nella Missione di Osservazione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC).
Costituita il 30 novembre 1999 la Missione è stata originata dall’ accordo sul cessate il fuoco di Lusaka, firmato da Namibia, Rwanda, Uganda, Zambia, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo ed i due movimenti ribelli congolesi.
Costituita inizialmente dal personale di precedenti piccole missioni ONU presenti in Congo, dal 24 febbraio 2000 la forza di MONUC è passata a 5537 uomini, compresi 500 osservatori.
La missione ha il compito di supervisionare l’implementazione del cessate il fuoco ed investigare eventuali violazioni.
Le seguenti nazioni hanno contribuito alla missione:
Algeria, Bangladesh, Benin, Bolivia, Camerun, Canada, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Ghana, India, Giordania, Italia, Kenia, Libia, Malaysia, Mali, Nepal, Pakistan, Peru, Polonia, Romania, Federazione Russa, Senegal, Sud Africa, Svezia, Tunisia, Ucraina, Regno Unito, Tanzania, Uruguay e Zambia.

Mix di Osservazione – UNMEE – Etiopia – Eritrea (2000 – —-)

Il Gruppo degli Osservatori Militari delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea, è composto da 10 Osservatori Militari.
La Missione, prende le mosse dalla risoluzione n.1312(2000) del Consiglio di Sicurezza che ha autorizzato il dispiegamento di una forza di 100 Osservatori e del relativo supporto logistico.
Il numero degli Osservatori militari potrà salire fino a 220 Osservatori e 4200 uomini del contingente militare.
Compito della Missione è quello di stabilire e mantenere un collegamento fra le parti (Etiopia ed Eritrea), vegliare sul cessate il fuoco, verificare la ridislocazione, secondo gli accordi, delle forze etiopi.
Le forze dell’ONU suddivise in tre battaglioni ed un Gruppo Osservatori, saranno schierate come forza di interposizione fra i reparti in linea dei due contendenti.
Il personale inviato, segue uno strettissimo ciclo vaccinale che include la febbre gialla, il colera, epatite A e B, febbre tifoidea, rabbia ed anti meningococcica. Una profilassi antimalarica viene seguita sul posto.
La particolare durezza delle condizioni di vita per il personale ha imposto la durata di quattro mesi ai turni di servizio degli Osservatori.
L’Esercito Italiano ha inviato, oltre ai dieci osservatori, una componente dell’arma delle Trasmissioni.

Mix di Osservazione – JMM/JMC Sudan (2002 – —-)

La Missione di Osservazione in Sudan è costituita da due branche, denominate Joint Monitoring Mission e Joint Military Commission (JMM/JMC).
Costituita a seguito della firma degli accordi per il “cessate il fuoco”, siglati il 19 gennaio 2002 a Buergenstock in Svizzera, la Missione ha il compito di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e le eventuali violazioni, garantendo una zona smilitarizzata tutta intorno alla regione dei Monti Nuba.
l’Italia ha fornito personale fin dall’inizio della stessa nel marzo 2002 ed è, inoltre, uno dei 4 paesi diplomaticamente incaricati dalle parti in lotta per monitorare la situazione insieme a Gran Bretagna USA e Norvegia.
Il comando della missione è situato a Tillo, nelle vicinanze della città di Kadugli.
L’area monitorata dalla JMC è grande come l’Austria (circa 2 volte il Kosovo), ed è divisa in 5 settori.
Ciascun settore è affidato alla vigilanza di nuclei composti da “monitor internazionali” ed un pari numero di rappresentanti appartenenti alle fazioni in lotta.
A questi si aggiungono un medico, un responsabile logistico del campo, e del personale logistico locale.
Le attività della missione prevedono l’ispezione ai reparti delle due fazioni, l’investigazioni delle violazioni del cessate il fuoco, accertamento delle condizioni di vita nei villaggi della zona, supporto alle NGO, ispezione dei voli umanitari che interessano la zona.
I nuclei ispettivi operano con veicoli ruotati 4×4 e motociclette ATV (All Terrain Vehicle – a 4 ruote), elicotteri da ricognizione e da trasporto, ma anche mountain-bike e cammelli.
Durante la stagione delle pioggie il personale viene trasportato in elicottero nei pressi delle località da ispezionare, da dove prosegue a piedi data l’impraticabilità totale della rete viaria, per missioni di un paio di giorni.

Missione EUMM (1991 – —-)

La Missione Europea di Osservazione (EUMM) è stata istituita – inizialmente con la denominazione di ECMM (European Community Monitoring Mission) – dalla Comunità Europea nel 1991, in seguito all’Accordo di Brioni del 7 luglio 1991.
Dal 1° gennaio 2001, la Missione è denominata EUMM (European Union Monitoring Mission) e rappresenta lo strumento di Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea nei Balcani, alle dipendenze del Consiglio dell’Unione Europea, attraverso il suo Segretario Generale/Alto Rappresentante.
La Missione ha sede a Sarajevo ed è schierata in Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Montenegro e Kosovo (FRY) e Macedonia (FYROM). Il Capo Missione, del rango di Ambasciatore, risiede a Sarajevo restando in carica per tre anni.
Per l’Italia partecipano attualmente 19 U., che sono dislocati presso l’HQ di Sarajevo e gli Uffici di Missione di Sarajevo, Skopje, Tirana e Belgrado.

Missione “OSCE/KVM – Kosovo” (1998)

Con le risoluzioni 1160 (31 marzo 1998) e 1199 (23 settembre 1998) il Consiglio di Sicurezza si era espresso per una risoluzione pacifica del problema Kosovo che tenesse conto sia dell’integrità della Federazione della Repubblica Yugoslava (FRY) sia delle aspettative di larga autonomia ed autodeterminazione dei Kosovari, per cui aveva imposto la cessazione delle ostilità ed il rientro dei profughi nelle loro abitazioni.
A seguito dei continui e violenti combattimenti tra la Polizia Serba (MUP) supportata dall’Esercito (VJ) e gli insorti Kosovari (UCK), visti gli inutili tentativi di risolvere politicamente la crisi, il NAC aveva autorizzato il 24 settembre 1998, l’operazione “ALLIED FORCE” per una risposta aerea graduale.
La minaccia dell’intervento aereo aveva portato agli accordi firmati a Belgrado il 15 ottobre 1998 dal Capo di Stato Maggiore della FRY ed il SACEUR (Comandante Supremo delle Forze NATO in Europa) e il 16 ottobre 1998 dal Ministro degli Affari Esteri della FRY e il rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e Cooperazione in Europa), sanciti dalla risoluzione 1203 del 24 ottobre 1998 che autorizzava le missioni per la verifica del rispetto delle predette risoluzioni.
In tale quadro, l’OSCE aveva istituito una missione di verifica in Kosovo denominata KVM (Kosovo Verification Mission). In accordo alla citata risoluzione 1203, la sicurezza e l’incolumità degli osservatori era responsabilità del governo della Repubblica Federale di Yugoslavia e pertanto nessuna limitazione, minaccia, uso della forza avrebbe dovuto condizionare l’opera dei verificatori dell’OSCE-KVM, i quali godevano dello “Status Diplomatico”.
A seguito del deteriorarsi della situazione in Kosovo e in previsione della campagna aerea NATO (24 marzo – 10 giugno 1999), il personale OSCE della KVM veniva evacuato (20 marzo) in Macedonia e successivamente (29 marzo) fatto rientrare in Patria ad eccezione di 250 verificatori, progressivamente ridotti, impiegati nelle attività di assistenza umanitaria dello United Nations High Commission for Refugees (UNHCR).
Attualmente l’Italia ha ritirato tutti i suoi Osservatori.

Operazione Amber Fox (2001 – 2002)

Il passaggio di competenze fra l’Operazione “Essential Harvest” e l’Operazione “Amber Fox” è avvenuto il 4 ottobre 2001.
Le Forze nazionali impiegate nella nuova operazione sono state tratte principalmente da quelle già presenti nella repubblica macedone.
Amber fox è stata una missione di monitoraggio internazionale, condotta dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e dall’Unione Europea (UE).
Composta da circa 150 osservatori internazionali, dislocati sull’intero territorio macedone, la cui sicurezza è stata garantita dalle Autorità della stessa FYROM.
L’Esercito Italiano ha avuto il compito di “concorrere, con altri paesi della NATO, al supporto agli osservatori internazionali operanti sul territorio al fine di contribuire al mantenimento della stabilità politica in FYROM”, come concordato fra la NATO ed il Presidente della Repubblica Macedone.
Posta alle dipendenze del NATO Headquarters di Skopje nell’operazione sono al momento impiegati circa 170 uomini e 20 mezzi. Il prolungamento della stessa è stato autorizzato dalla NATO fino al 15 dicembre 2002.
Strutturata su di un comando a livello brigata l’operazione ha visto la partecipazione di personale italiano, schierato principalmente a Petrovec, del 3° reggimento alpini, del reggimento lancieri di “Novara”(5°), del 183° reggimento paracadutisti “Nembo”, del 66° reggimento aeromobile “Friuli”.

Operazione Allied Harmony (2002 – 2003)

Il 15 dicembre 2002, terminata l’operazione Amber Fox , il grosso dei reparti è rientrato e, dal 16 dicembre 2002 ha avuto inizio l’Op. “Allied Harmony”, continuazione della precedente missione cui l’Italia partecipa con un plotone blindo del “Lancieri di Novara”, una unità EOD (bonifica ordigni esplosivi) ed un nucleo di personale di staff.
Allied Harmony è terminata a fine marzo 2003, sostituita dalla prima missione militare dell’Unione Europea denominata “EUFOR CONCORDIA”.

Missione Italiana di Assistenza Tecnico Militare (1973 – —-)

Nel 1973 venne istituita a Malta una missione italiana di cooperazione tecnico militare, il suo compito era di addestrare il “Pioneer Corps” per lavori di pubblica utilità; la missione venne ritirata nel 1979 su richiesta del governo maltese. In quegli anni la missione collaborò alla costruzione della pista principale dell’aeroporto di Luqua, alla realizzazione di un ponte radio tra Malta e la Sicilia e di un altro ponte radio tra Malta e Gozo.
Nel 1981 i due governi sottoscrissero un nuovo accordo e vennero istituiti due organismi: la DIATM (Delegazione italiana di assistenza tecnico militare) con il compito di fornire assistenza al personale maltese e di collaborare a lavori del genio civile e poi una Missione di cooperazione tecnica (Mictm) che aveda affidato ruoli di ricerca e soccorso ed adddestramento del personale. L’attività di Diatm e Mictm venne parzialmente sospesa tra il dicembre 1984 ed il settembre 1985. Il 14 luglio del 1988 fu firmato un memorandum di intesa tra il Ministero della Difesa Italiano ed il Ministero degli Esteri Maltese e fu istituita la Miatm (Missione di assistenza tecnico militare), che opera oggi con lo scopo di:
fornire assistenza all’addestramento militare di personale maltese in vari settori d’impiego (fanteria, artiglieria c/a, genio, trasmissioni, motorizzazione, genio civile, ecc.);
assicurare un servizio di Ricerca e Soccorso (SAR).
Essa è composta da 6 Ufficiali e 20 Sottufficiali dell’Esercito con altro personale della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare ed impiega 2 elicotteri AB-212 e 50 automezzi vari.
Nel periodo trascorso la missione si è occupata inoltre:
-della qualificazione di base di tecnici su radar;
-dello svolgimento di istruzioni NBC;
-della specializzazione di operatori del genio per macchine da cantiere;
-della manutenzione e riparazione dei mezzi speciali e delle macchine operatrici;
-della specializzazione di meccanici di automezzi.
I risultati positivi nel nostro impegno hanno indotto le autorità dei due paesi a prolungare il nostro contributo che è ancora in corso.

Delegazione Tecnico-Militare in Marocco (1977 – 1990)

La cooperazione Tecnico-Militare tra l’Italia ed il Regno del Marocco ha avuto inizio il 3 Settembre 1969.
Il compito era quello di assistere il personale militare marocchino sia in campo tecnico che addestrativo, per mantenere efficienti ed operativi gli elicotteri venduti dall’Italia alle Forze Armate di quel paese (9 CH-47C Chinook, 48 AB-205, 25 AB-206 e 2 AB-212).
La cooperazione, continuata successivamente con un accordo firmato il 10 gennaio 1977, prevedeva l’impiego di 5 Ufficiali dell’Aeronautica per l’addestramento basico, e da 4 Ufficiali dell’Esercito con l’incarico di curare quello avanzato operativo.
Successivamente il nucleo dell’A.M.I. rientrava e rimaneva il nucleo dell’Esercito Italiano innalzato a 5 Ufficiali.
La delegazione italiana, dislocata a Rabat, ha svolto assistenza all’Aeronautica Militare marocchina nella fase avanzata dell’addestramento sugli elicotteri e sulla manutenzione degli stessi.

Delegazione Tecnica in Somalia (1983 – 1990)

Il 1 gennaio 1983 venne costituita in Somalia la Rappresentanza italiana di assistenza tecnica relativa ad una delegazione militare dell’Esercito Italiano denominata Delegazione Italiana di Assistenza Tecnico-Militare.
Il personale era composto da 10 Ufficiali e 13 Sottufficiali che ha operato con il compito di:
-fornire la consulenza ai quadri ufficiali e sottufficiali somali sull’impiego di mezzi e materiali che sono stati ceduti dal Governo della Repubblica Italiana al Governo della Repubblica Democratica Somala;
-provvedere alla formazione del personale somalo destinato alla riparazione ed alla manutenzione dei citati mezzi e materiali.
A seguito dell’instabilità in Somalia il 17 settembre 1990 il personale dell’Esercito è stato ritirato.

Missione UNOCA – Afghanistan (1989 – 1990)

Sul finire del 1988 il Governo Italiano approvava la partecipazione all’iniziativa internazionale promossa dall’ONU, nel più vasto programma di aiuti all’Afghanistan (UNOCA, United Nations Office for Coordinating Relief in Afghanistan, “Operation Salaam”) per bonificare quel territorio dalla presenza di circa cinquanta milioni di mine lasciate sul terreno in circa 10 anni di attività bellica.
Il 30 marzo 1989 furono inviati otto Ufficiali del genio con il compito di addestrare istruttori e personale in grado a loro volta di formare altro personale capace di disattivare e far brillare le mine in condizioni di sicurezza. Tali ordigni, disseminati in tutto il territorio, rendevano pericoloso il rientro dei profughi, che avevano abbandonato il paese per rifugiarsi in Pakistan nelle zone di Quetta e Peshawar.
L’Italia ha partecipato a questa attività dal 30 marzo al 14 ottobre 1989.
La missione italiana è rientrata in patria il 15 ottobre 1989.
Una seconda missione è iniziata il 1° maggio 1990 e si è conclusa il 14 ottobre 1990 nel campo di addestramento di Quetta (Pakistan) con le stesse finalità della prima ed era composta da quattro Ufficiali e due Sottufficiali del genio che hanno costituito due teams addestrativi con lo status di “esperti dell’ONU quali consulenti civili in servizio temporaneo”.
Le missioni italiane si sono inserite in un programma analogo a quello svolto da nuclei del genio degli eserciti di Australia, Canada, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Turchia.

Delegazione in Kuwait (1990)

Terminate le operazioni per la liberazione del Kuwait da parte delle forze irakene, si presentava il problema della ricostruzione del paese, duramente provato dai bombardamenti,
Sul territorio kuwaitiano erano state disseminate un gran numero di mine, che avrebbero dovuto costituire ostacolo all’avanzata della coalizione. Alle mine si aggiungevano un numero imprecisato di granate inesplose.
In sostanza si trattava di bonificare tutto il territorio, eliminando anche le centinaia di carcasse di automezzi e mezzi cingolati che erano stati distrutti ed abbandonati dagli irakeni.
Dopo aver valutato la richiesta in sede internazionale, il nostro governo dette mandato allo Stato Maggiore dell’Esercito di provvedere all’invio di personale specializzato sul posto. Venne costituito una delegazione di sei Ufficiali e sei Sottufficiali esperti, in grado di effettuare la bonifica del territorio e di addestrare allo sminamento il personale kuwaitiano.
La missione inizia il 25 settembre a Kuwait City, non senza difficiltà: riconoscere mine, individuare trappole esplosive, localizzare ordigni inesplosi di varia specie, operare in condizioni di sicurezza e contestualmente curare l’attività addestrativa, richiedevano coordinamento e capacità professionali ben definite. Il nostro personale è stato sempre all’altezza del compito, ottenendo stima, riconoscimenti e gratitudine da chiunque li ha visti al lavoro.
Durante la permanenza, è stato addestrato circa 1/5 dei quadri delle forze armate kuwaitiane e sono state fatte brillare tonnellate di esplosivo senza il minimo incidente.

Delegazione Italiana Esperti – Albania (1997 – —-)

La Delegazione Italiani Esperti (DIE) opera in Albania dal 28 agosto 1997, per sostenere le Forze Armate albanesi nel processo di trasformazione per adeguare le proprie strutture a modelli NATO compatibili. La cooperazione è regolata dal Protocollo firmato a Roma il 28 agosto 1997, dai Ministri della Difesa italiano e albanese e dal Decreto legge 1/98 del 13 gennaio 1998, convertito nella legge n. 42/98 del 13 marzo 1998. E’ composta da Ufficiali e Sottufficiali delle Forze Armate italiane esperti nei settori dell’addestramento, della logistica e nel campo tecnico-amministrativo.
La DIE, che dipende direttamente dallo Stato Maggiore della Difesa, ha sede nella città di Tirana nelle vicinanze del Ministero della Difesa albanese. Le attività della DIE si sviluppano attraverso una serie di progetti e di realizzazioni che riguardano Esercito, Marina ed Aeronautica albanesi e volte all’addestramento dei quadri dell’Esercito Albanese.
In supporto all’attività concettuale ed addestrativa sono stati ceduti alle Forze Armate Albanesi numerosi materiali e mezzi tra cui dotazioni per la bonifica di zone minate, materiale sanitario, automezzi e parti di ricambio.
Durante l’emergenza dovuta al conflitto in Kosovo, che ha portato in Albania circa 464.000 profughi, la Delegazione Italiana Esperti ha contribuito, unitamente alle Forze NATO della Missione “Allied Harbour”, alla gestione della crisi anche in considerazione della notevole conoscenza del territorio e delle risorse disponibili.
Inoltre le Forze Armate Albanesi, mettendo a frutto il supporto italiano, hanno schierato al ridosso del confine con il Kosovo, gruppi di artiglieria e unità carri efficienti garantendo loro i rifornimenti logistici per tutto il periodo della crisi.
I reparti albanesi hanno anche partecipato alle operazioni di soccorso ai kosovari con trasporti, allestimento e gestione di campi di accoglienza.

Per approfondimenti fare riferimento al sito del Ministero della Difesa.

P/R

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