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*Poesia* – Come sospesa. Giancarlo Consonni (1943 —-)

Come sospesa
nel rondò dei giorni
è la pienezza della rosa.

Ciò che manca
–    un mondo, un sogno –
si palesa.
Giancarlo Consonni (1943 –)

Poesia breve ma intensa, tratta dalla raccolta Luì (Giulio Einaudi Editore, 2003), che a leggerla dà un senso di vertigini per la sua pregnanza e per i numerosissimi rimandi semantici, sonori, ritmici, tali e tanti da farla assumere a manifesto letterario e stilistico non solo dell’autore, ma di una folta schiera di poeti contemporanei.
La breve strofa iniziale è un vero capolavoro per la sua levità, per i profondi significati, per la composizione strutturale e sintattica. Ciò che colpisce in primo luogo è il verso ‘nel rondò dei giorni’. Con una semplice metafora il poeta riesce a dare una complessa definizione della vita e del tempo. La vita è la successione di giorni apparentemente uguali, ma in sostanza uno diverso dall’altro. Se i giorni sono un rondò, ciò vuol dire che essi alternano la loro struttura tonale fondamentale con giorni di carattere contrastante, ambientati in tonalità diverse. Ed è ciò che possiamo constatare tutti noi nell’analizzare i nostri giorni. Ma la cosa piacevole è che la sequela dei giorni è segnata da un significato positivo, gioioso, vivace, allegro, proprio come è inteso il rondò nella percezione immediata. Inoltre il significato positivo è rinforzato dall’analogia con la rosa: i giorni sono pieni, profumati, organicamente legati l’uno all’altro come i petali della rosa. Soltanto se i petali sono insieme possono essere corpo unico, essere rosa, avere senso; la nostra vita, sembra dire il poeta, ha significato non nel singolo giorno, ma nel loro insieme, nella trama che essi costruiscono, nella direzione che prendono, nel profumo che assumono e diffondono in noi e nell’altro. In tal modo l’esistenza acquisisce pienezza, corposità, valore. In un mondo in cui il vivere è diventato un mestiere difficile, arduo, pesante, perché frantumato, manchevole di senso, virtuale, ridotto al pensiero contraddittorio, incostante ed evanescente, la pienezza della rosa riesce a far emergere dalle nebbie e dall’inconsistenza ciò che manca: il mondo, il sogno.
Sull’asse sonoro la poesia fa registrare il trionfo di vocali chiare (la o aperta, la a, le e aperte), di consonanti dolci (le molteplici s dolci, la doppia z) tanto che se la leggete ad alta voce sentirete la dolcezza incantarvi e ammaliarvi, vedrete la luce diffondersi intorno a voi e penetrare nelle vostre vene. Il ritmo levigato, cullante, calmo, poi, induce a creare una visione di equilibrio e di bontà, tanto che viene la voglia di vivere, di vivere in questo mondo e di volerlo cambiare in meglio.
Perfino il senso della mancanza non riesce a scalfire questa potente energia cinetica, anzi essa riesce a proiettare un valore positivo sul sogno, tanto che questo viene percepito non come un estraniarsi dalla vita, ma come un colore, un profumo della vita nel significato di speranza, attesa, futuro, cambiamento, utopia, creatività, arte.
D’altronde il Signore dell’Antico Testamento, rivolgendosi a Giona, disperato, sull’orlo della perdizione, gli dice. ‘Chi sei tu che giudichi la vita da un giorno? Sali sul monte ed osserva tutto intero il fiume dei tuoi giorni e allora vedrai la bontà della tua esistenza’. Giancarlo Consonni, con una poesia semplice ma travolgente dice questo e altro ancora. L’altro ce lo suggeriscono le molteplici e cangianti letture di questa poesia. Leggiamola sempre, soprattutto nei momenti difficili.

Giuseppe Rotoli

© Riproduzione riservata

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