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Centrale a Biomasse: Un inceneritore camuffato!!!!

Dalla Immondizia alla biomassa. Penso che mai come questa volta l’assessore Magliocca abbia azzeccato l’argomento. Ebbene nel presente articolo si capisce perfettamente come l’immondizia arriva nelle centrali a biomasse.
Tutti i mega impianti costruiti in Italia sono stai caratterizzati dalla stessa destinazione d’uso. Tutti trattavano prevalentemente biomassa, questo è il tranello !!!!!!

a) “La società Aerimpianti SpA ha proposto, per Villafranca, un’altra centrale a biomasse per la vendita di energia elettrica e termica, da circa 10 Mw. Non si sa se il progetto sia andato in porto. Ma dove trovare le biomasse necessarie, il doppio circa delle 76.000 tonnellate necessarie per una da 5, se. complessivamente. la provincia ne produce 100.000? Inevitabile il ricorso alle bricchette, anche se si fa finta di credere e si vuole far credere alla popolazione che possa bruciare solo biomasse, che, comunque, innocue non sono, neanche loro. Anche perché, conti alla mano, nel progetto della centrale di Villafranca, c’è scritto che per “il recupero e la movimentazione esterna delle biomasse” ci vogliano 7 operai, divisi su due turni. Se si utilizzassero le bricchette o il Cdr il numero degli addetti alla loro movimentazione si ridurrebbe quasi a zero.”
B) “Centrale di cogenerazione a biomasse da 5 Mwe”, stranamente, domina la reticenza. Al posto della relazione, alcune pagine di brevi slogan a caratteri cubitali e disegni elementari dell’impianto; specchietti per le allodole. Ma c’è una parola che svela il trucco degli slogan utilizzati per far credere che verranno bruciati solo legna, foglie secche e sfalci di prato: non si dice infatti che la Centrale verrà alimentata solo a biomasse, ma “principalmente” a biomasse. Cosa significa “principalmente”? Che in realtà l’impianto può essere alimentato anche con altri combustibili. Quali? Moltissimi, dagli oli pesanti alle bricchette, tanto per essere spicci. Già un inceneritore a biomasse inquina molto. Chi ha un camino in casa, sa quanto fumo e nero produca. Una centrale di questo genere ne produrrà, ovviamente, in quantità industriali, anche se si tenterà di minimizzare, dicendo che, raggiungendo temperature molto più alte di un normale camino o di una stufa a legna, la sua combustione sarà molto più radicale. Il business di operazioni come questa non sta affatto nel bruciare biomasse, di difficile reperimento e costose per la movimentazione, lo stoccaggio e il trattamento che richiedono, oltre che, spesso, di scarso potere calorifico. Non va dimenticato che il grosso inceneritore del Pollino, a Pietrasanta, è stato autorizzato e collaudato come inceneritore a biomasse, ma, non essendoci le biomasse a disposizione (guarda caso!), oggi brucia rifiuti sotto forma di cdr (l’equivalente sfuso delle bricchette) prodotto dall’impianto di Gallicano a Massarosa”

C) “Quando, in tempi non sospetti, gridammo ai quattro venti che le centrali a biomasse di Crotone e Strongoli, oltre che produrre un danno ambientale con l’utilizzo del legname della Sila (altro che “cippato proveniente dai boschi” – si veda: ‘Il Crotonese’ del 26/10/07) ed il deturpamento della zona fronte mare a nord di Crotone, erano economicamente non appetibili in quanto alimentate (soprattutto) dall’ossigeno dei Cip 6, molti ci avevano accusato – anche dall’interno degli stabilimenti – di gratuito catastrofismo.
Avevamo anche detto che il loro impatto sulla salute dei cittadini non era nullo (si vedano in proposito le ricerche del prof. Stefano Montanari sulle nanopolveri), nonostante l’approvazione di Legambiente e la certificazione (loro) sulla tutela ambientale. Ma ora c’è di peggio – ed anche questa era un’evenienza paventata più di tre anni fa. Ora si fa strada con sempre maggiore insistenza la possibilità che la materia prima per alimentare le centrali a biomasse, passi gradualmente dal cippato (e/o foreste della Sila) ai cdr (combustibili da rifiuti). Altro che “mugugni, spesso immotivati, delle popolazioni del territorio”. Noi avevamo già avanzato le nostre perplessità e le nostre preoccupazioni sulle scelte dissennate di Regione e Provincia riguardo al Distretto energetico che sembra essere per i nostri amministratori l’unico futuro di una città che dovrebbe invece essere vocata al turismo. E adesso l’ing. Guido Castelluccio, responsabile delle due centrali di Biomasse Italia, viene a chiedere il “consenso del territorio” agitando il fantasma della dismissione delle centrali e il conseguente ricatto della perdita di posti di lavoro?. Perciò, a chi vogliono darla a bere. Questi mirano a bruciare spazzatura con buona pace del ‘no’ di Provincia e Comune all’ipotesi di accogliere altra immondizia in questo lembo di Calabria che da città di Pitagora, rischia di trasformarsi in collettore del pattume d’Italia. Facciamo che chiodo scaccia chiodo, e alla fine per sconfiggere i tumori che ci vengono dal pregresso inquinamento dell’industria chimica e metallurgica, accetteremo di prenderci dentro ad ogni nostra abitazione anche le scorie nucleari che Scanzano non ha voluto, sottoforma di cubetti radioattivi da Kg. 75 da tenere sotto il letto perché si dice che le basse radiazioni curano alcune forme tumorali.”

D) “Questa è la storia dell’affare della municipalizzata di Bergamo che comprò nel 2006 le quote di una società (Vocem) fondata da un produttore di cemento di Casagiove (CE), zona ad altissima infiltrazione mafiosa. L’imprenditore casertano aveva in tasca finanziamenti e autorizzazioni sulla carta per fare una centrale a biomasse in Campania. Dopo una serie di compromessi politici che hanno riguardato tutto l’arco costituzionale e senza interpellare la cittadinanza (ad eccezione del sindaco del comune “ospitante”), furono trovate le autorizzazioni per farla a San Salvatore Telesino (BN), in una zona che si regge principalmente su vino, olio e prodotti della terra. Zona peraltro sprovvista della grande massa di legno e derivati che serve al funzionamento di una centrale a biomasse. Data l’emergenza rifiuti campana, rischia di mandare in fumo tonnellate di spazzatura indifferenziata al posto delle biomasse. In quest’ultimo caso il valore della centrale decuplicherebbe. Come finirà?
Le centrali a biomasse funzionano bruciando legno e suoi derivati e in questo caso dichiarano di avere un impatto ambientale sostenibile (non considerando, ovviamente, le emissioni di diossina da combustione di qualsiasi centrale del genere), ma devono essere vicine alla fonte della materia prima (i boschi alpini, come in Val Pusteria). Il tutto diventa meno sostenibile se la centrale è alimentata da 50 camion al giorno che scendono dalle Alpi, dato che nel Telesino non c’è la “massa” di materie per farla funzionare a regime. In quella zona c’è invece un’economia che si regge principalmente su vino, olio e prodotti della terra. Il progetto prevede la costruzione del mostro (tra vigneti e uliveti di grande pregio) in una caratteristica e incontaminata valle famosa per la produzione di vini e oli esportati in tutto il mondo.
“Il Consiglio provinciale – si legge nel documento approvato – ritenuta e rilevata la contrarietà alla realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica con termovalorizzazione di biomasse nei comuni di San Salvatore Telesino e Reino; ritenuta e rilevata la difformità rispetto al Piano Energetico Ambientale circa la realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica con termovalorizzazione di biomasse nei comuni di San Salvatore Telesino e Reino; chiede di sospendere tutti gli atti e iter amministrativi in corso e da porre in essere per i progetti di San Salvatore Telesino e Reino; chiede alla Regione Campania di sospendere ad horas tutte le autorizzazioni poste in essere per tali progetti e tutti i procedimenti amministrativi in corso; impegna la Giunta provinciale a porre in essere tutti gli atti amministrativi necessari per l’esecuzione del presente deliberato”.
Per il consigliere provinciale Giuseppe Creta, sindaco di San Salvatore Telesino, la realizzazione delle due centrali, in realtà, maschera la costruzione di un impianto di trattamento dei rifiuti mediante la termovalorizzazione: “Non li vogliono i Comuni, non li vogliono i numerosi comitati civici locali ed intercomunali, non li vuole l’opinione pubblica, non li vogliono i cittadini che qui rappresentiamo. Noi qui dobbiamo rispettare la volontà del popolo. Il nostro voto, quindi, non può che essere contro le centrali a biomasse, contro i i termovalorizzatori e gli inceneritori di ogni tipo e forma sul nostro territorio.”

I nostri amministratori sono chiamati a rispondere a queste semplici domande:

1) se i rifiuti solidi urbani non attengono alle “piccole” centrali a “biomasse” perche’ questi “piccoli impianti” sono destinati a bruciare in totale circa e non meno di 120.000 tonnellate di “biomasse” ?
La produzione di biomassa d.o.c. stimata per la sola provincia di Caserta assomma a non piu’ di 15.000 tonnellate/anno, e a circa 60.000 tonnellate/anno per tutta la Regione Campania (prima degli incendi di questa estate…….) .
Il resto delle molte migliaia di tonnellate di materiale da incenerire, da dove proverrebbero?
Questo impianto dovrebbero bruciare anche piu’ dell’ormai famoso inceneritore di Vienna che serve invece circa due milioni di persone e non funziona a biomasse ma a rifiuti solidi urbani (CDR, quelli veri…..).
In tutto il resto della civile Austria esistono circa 300 impianti d.o.c. a biomasse con portata di poche tonnellate/anno ciascuno per lo piu’ per il riscaldamento dei paesini di montagna.
Se questi impianti a biomasse d.oc. dovessero avere ciascuno la portata di quello di Pignataro dovrebbero bruciare non meno di 30 milioni di tonnellate l’anno di biomasse……….pressocche’ le intere foreste Europee!
Nella zona del Chianti, la portata annua delle biomasse da utilizzare per tale impianto non supera le 14.000 tonnellate/anno.
Ne consegue che la maggioranza fa molta confusione tra i veri e “piccoli” impianti a biomasse che in tutta Italia hanno una portata media di 20.000 tonnellate/anno, e l’ecomostro che si vuole costruire a Pignataro.

Gaetano Mercone

© Riproduzione riservata

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3 comments for “Centrale a Biomasse: Un inceneritore camuffato!!!!

  1. rcravero
    30 marzo 2008 at 21:08

    Ritengo completamente errato asserire che le centrali a biomasse producono inquinamento ed assimilarle al “camino di casa”. Tutti gli impianti di termovalorizzazione/biomasse devono assoggettarsi a disposizioni di legge che contemplano specifici limiti nelle emissioni. Tutti gli impianti quindi hanno sistemi di filtrazione.
    In pratica E’ MENO INQUINANANTE LA CENTRALE A BIOMASSA CHE IL CAMINO DI CASA..

    Io vendo i sistemi di filtrazione a chi costruisce le centrali a biomasse; i miei clienti mi impongono di raggiungere specifici target di emissione, come specificato nelle leggi suddette. Questo non significa che l’impianto non inquinera’ (se brucera’ altro materiale o non avra’ la manutenzione necessaria) MA PRIMA DI ESSERE AVVIATO L’IMPIANTO DEVE ESSERE A NORMA!!!

    Se interessati, posso fornirVi articoli in inglese dove vengono riportati i sistemi di filtrazioni e copia legislazione vigente.

  2. rcravero
    30 marzo 2008 at 21:10

    Ritengo completamente errato asserire che le centrali a biomasse producono inquinamento ed assimilarle al “camino di casa”. Tutti gli impianti di termovalorizzazione/biomasse devono assoggettarsi a disposizioni di legge che contemplano specifici limiti nelle emissioni. Tutti gli impianti quindi hanno sistemi di filtrazione.
    In pratica E’ MENO INQUINANANTE LA CENTRALE A BIOMASSA CHE IL CAMINO DI CASA..

    Io vendo i sistemi di filtrazione a chi costruisce le centrali a biomasse; i miei clienti mi impongono di raggiungere specifici target di emissione, come specificato nelle leggi suddette. Questo non significa che l’impianto non inquinera’ (se brucera’ altro materiale o non avra’ la manutenzione necessaria) MA PRIMA DI ESSERE AVVIATO L’IMPIANTO DEVE ESSERE A NORMA!!!

    Se interessati, posso fornirVi articoli in inglese dove vengono riportati i sistemi di filtrazioni e copia legislazione vigente.

  3. estremariluttanza
    31 marzo 2008 at 8:26

    grazie, tutto va bene per aiutare la gente a capire. il problema però non sono le leggi italiane, ma l’applicazione delle leggi all’italiana.

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