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Caro Pietro,
nel mentre ero alla processione di Sant’Anna, molte persone semplici e umili, quelle che si suol definire genericamente e ingiustamente ‘la gente’, mi ringraziavano per il concerto di canzoni napoletane degli Amici della Musica al quale avevano partecipato.
Da qui è partita la serie di domande: ‘Possibile che solo la gente semplice partecipi ai concerti? Possibile che l’intellighentia pignatarese disdegni l’occasione di imbattersi in concerti dalla musica ostica, difficile, contemporanea, ma provocatoria, intrigante ed inquietante? Possibile che l’intellettuale del luogo non voglia chiedersi dove stia andando il mondo d’ oggi al di là dei soliti clichè, dei luoghi comuni nichilistici e nostalgici?’
Eppure, come afferma Todorov, la critica di ogni brano d’arte offre spezzoni del mondo, del mondo contemporaneo e del mondo futuro. Ti consente di capire l’umanità. E’ possibile che nessuno voglia capirla questa benedetta umanità del XXI secolo?
Allora perché prendersela con i politici, con la politica? Addossando a questa tutta la responsabilità. O forse oggi non vi è intellettualità disposta a capire, forse non vi è intellettualità? Vi è ancora un ceto pensante, che pur nella sua vulnerabilità, sia disposto a capire, quindi esporsi e dunque soffrire? Esporsi non vuol dire candidarsi o ambire a posti amministrativi. Vuol dire creare un substrato solido di coordinate culturali, analitiche, anche assiologiche capaci di essere l’humus di una comunità reattiva, che sappia anche offrire agli operatori politici ulteriori strumenti di intervento.
E’ possibile che la sindrome di Parigi non avvenga anche a Pignataro? In Francia Parigi attira a sé tutte le energie fresche dei giovani desertificando i paesi. Oggi è possibile, grazie alla Rete, utilizzare le proposte, le provocazioni, i suggerimenti di tutti i giovani, gli intellettuali che hanno lasciato Pignataro e vivono nel mondo? Conosciamo la struttura produttiva del paese, le fonti di reddito? Conosciamo le dinamiche industriali? Come si gestisce il territorio? La struttura sociale della comunità? I luoghi di incontro e di formazione dell’opinione pubblica o delle opinioni pubbliche? Il nuovo ruolo della religione, delle religioni nella formazione?
La frammentazione degli assi epistemologici, la polverizzazione dei canoni artistici del Novecento, la ristrutturazione delle scienze, della tecnologia e delle arti del XXI secolo impongono un surplus di indagine perché con gli strumenti del passato si rimane miopi e quindi inefficaci e quindi dannosi.
Se non abbiamo tutti uno scatto di creatività, di amore e dedizione per la nostra comunità rischiamo di scomparire nel giro di mezzo secolo, buttando alle ortiche una mirabile storia millenaria. Abbiamo proprio una bella responsabilità!
Prof. Giuseppe Rotoli
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