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*ARTE* - Jacques-Louis David, "Marat assassinato"
Inviato Giovedì, 04 marzo @ 14:49:22 CET dell'anno: 2004 da Giovanni Tridente
Cultura

Jacques-Louis David nacque a Parigi nel 1748, in un ambiente colto e benestante. Nel 1766 entrò nell'Ecole Royale des Élèves Protégés, grazie alla raccomandazione di Fraçois Boucher, primo pittore del re, e di Jean-Marie Vien.
L'insegnamento di quest'ultimo, impegnato in un recupero della tradizione classicista francese e in uno studio attento dell'antico fu importante per il giovane David soprattutto durante il primo soggiorno romano, mentre gli esordi parigini sono segnati soprattutto dall'arte di Boucher, anticlassico per eccellenza. A questo periodo appartengono opere come il Giove e Antiope (1767) e il Combattimento di Minerva contro Marte (1771). Dal 1775 al 1780 si trasferì a Roma, quale vincitore del Prix de Rome all'Accademia di Francia, dove superò definitivamente l'esperienza rococò a contatto con lo studio delle antichità, della pittura del Seicento bolognese e di Caravaggio. A Roma conobbe Mengs, autore del Parnaso alla villa Albani, considerato il manifesto del nuovo modo di dipingere "all'antica", ma strinse amicizia soprattutto con Quatremère de Quincy, archeologo e critico d'arte, che lo accompagnò a Napoli nel 1779. Di ritorno a Parigi, ultimò due opere iniziate a Roma, il Belisario e il Ritratto del conte Potocki (1780). Il primo dipinto fu esposto al Salon del 1781 e ottenne immediati riconoscimenti, soprattutto per il richiamo alla "grande" pittura di Poussin e l'utilizzo dei colori netti e squillanti. Negli anni successivi al Belisario David eseguì numerosi ritratti, esemplati sui modelli di Van Dyck. Il successo di pubblico lo ottenne nel 1785, con l'esposizione al Salon del Giuramento degli OraziI littori restituiscono a Bruto i corpi dei figli, che, benché la rivoluzione non fosse ancora iniziata, conferì a David le credenziali di pittore della Rivoluzione, soprattutto per l'esaltazione dei valori del bene pubblico rispetto agli affetti personali. Dopo il 1789 David si impegnò in ogni sorta di attività, dall'allestimento delle feste celebrative, alla riforma dell'insegnamento artistico, alla tutela e alla formazione di un grande museo per l'educazione del popolo. Nel 1791 dipinse Il giuramento della Pallacorda e nel 1793 la Morte di Marat. In seguito alla reazione termidoriana, David fu imprigionato per un breve periodo, dopo il quale dipinse Il ratto delle Sabine (1799), che ebbe un successo enorme, poiché interpretato come una proposta di conciliazione dopo l'estenuante lotta civile. Successivamente cominciarono i quadri per Napoleone, a partire da Bonaparte al Gran San Bernardo del 1800, che rivoluzionò la tradizione del ritratto equestre. Per tutto il periodo dell'Impero David fu il pittore ufficiale di Napoleone e il più richiesto dalla corte e, dal 1805 al 1807, eseguì una delle sue opere più impegnative, l'Incoronazione di Napoleone. Nel 1815 scelse l'esilio in Belgio, dove morì nel 1825. Il periodo trascorso a Bruxelles fu molto produttivo, costellato di ritratti e di opere mitologiche.

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Marat assassinato 
1793 olio su tela; 165 x 128
Bruxelles, Museé Royaux des Beaux-Arts

Il dipinto fu richiesto a David da Girault, porta-parola della Section du Contrat Social alla Convenzione, il 14 luglio 1793. L'opera fu terminata in novembre e fu collocata nella sala dell'assemblea. Jean-Paul Marat era uno dei personaggi più in vista e più controversi della Rivoluzione. Saggista e scrittore, si occupava di scienze sociali e di scienze e, nel 1779, divenne medico del conte d'Artois. Dal 1789 mise la sua penna al servizio della Rivoluzione, redasse un progetto di monarchia costituzionale e fondò il giornale "L'Ami du peuple". Avversario dei girondini, che accusava di tradimento, fu assassinato il 13 luglio 1793 da Charlotte Corday che riuscì a farsi introdurre al suo cospetto annunciando delle rivelazioni sui controrivoluzionari. La sua morte provocò una grande impressione sui giacobini, presieduti da David. Il suo dipinto mostra Marat durante uno dei suoi frequenti bagni per alleviare il prurito di cui soffriva, con in mano la lettera di Charlotte Corday, che fu in seguito giustiziata. Sulla cassa di legno chiaro, su cui compare la dedica e la firma di David, è collocato un assegno da destinarsi all'assassina e ai suoi figli, simbolo della carità del defunto. La scena è contraddistinta da una povertà monacale e il parallelo con il tema sacro della Deposizione di Cristo è evidente nella posa di Marat, che riprende un'opera di Caravaggio.

ha collaborato Antonio Taliento, Londra


 
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