
Bersani e Marino favorevoli alla privatizzazione dell'acqua
Data: Domenica, 25 ottobre @ 08:18:16 CET dell'anno: 2009 Argomento: Ecologia
E' giunta l'alto ieri la risposta dei due candidati alle primarie del Pd Pierluigi Bersani e Ignazio Marino alla lettera inviata dai Movimenti per l'Acqua, con cui era stato chiesto di prendere una posizione in merito alla gestione del Servizio Idrico Integrato in Italia.
Come potrete leggere entrambi i candidati, seppur con argomentazioni differenti, si dichiarano a favore di una gestione privatistica.
Di seguito le due lettere:
"Al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Vi ringrazio per l’attenzione che dedicate al congresso del Partito Democratico con le domande che avete rivolto a me come agli altri candidati a segretario nazionale del partito e che verrà eletto con le primarie del 25 ottobre prossimo.
Voglio anche cogliere l’occasione per esprimere il mio apprezzamento per l’impegno e le iniziative che svolgete per il diritto all’acqua.
Da sempre, in me, è presente la consapevolezza che le risorse idriche sono un bene comune a cui ha diritto la specie umana così come le altre specie che abitano con noi il pianeta. L’acqua è un bene essenziale per gli ecosistemi marini e terrestri e va preservata per garantire alle future generazioni le necessarie condizioni di vita.
Ma oggi e ancor più nel prossimo futuro, in assenza di drastici e immediati interventi internazionali e locali, la crisi idrica colpirà duramente i paesi poveri. Oltre un miliardo di persone non accedono regolarmente all’acqua pulita, mentre oltre due miliardi e mezzo non hanno adeguati servizi igienico-sanitari. Si spiega così perché circa due milioni di bambini poveri muoiono ogni anno per diarrea.
La spirale povertà e scarsità idrica colpisce in particolare l’Africa Subsahariana.
In Italia la questione della disponibilità e della qualità delle risorse idriche si pone in modi sostanzialmente differenti ma altrettanto urgenti e fondamentali per il futuro del nostro Paese.
Da noi i problemi non sono dovuti alla scarsità di risorse idriche ma alla loro qualità e tutela sia per ciò che attiene alle acque superficiali che, soprattutto, per le risorse sotterrranee.
In tal senso, vanno salvaguardati i corsi d’acqua, i torrenti, i fiumi, le lagune, i laghi e il mare da ingiustificati ed eccessivi prelievi che rischiano di rendere irreversibili danni agli ecosistemi marini e terrestri.
Inoltre tutte le risorse idriche a vario titolo utilizzate devono essere rimmesse nell’ambiente dopo essere state opportunamente depurate.
In Italia proprio 20 anni fa abbiamo approvato la legge 183 sulla “difesa del suolo” che ha segnato un profondo e positivo cambiamento affermando il concetto di bacino idrografico, la programmazione di bacino e l’autorità di Bacino.
Questo concetto è stato poi sostanzialmente assunto dalla direttiva comunitaria 2000/60 nella definizione del distretto idrografico.
Poi, con la legge 36/94 si è sancito che tutte le acque sono pubbliche.
In questi anni si è affermato il concetto di governo integrato delle risorse idriche per tutelarle dagli inquinamenti con controlli e sistemi di depurazione, per preservarle dagli usi distorti, dalle perdite degli acquedotti e per poterle infine recuperare.
L’acqua quindi, è considerata un bene comune e un diritto che va garantito a tutte le persone, in ogni parte del paese, in ogni giorno dell’anno e in
ogni ora del giorno.
Purtroppo tale concetto non si è ancora tradotto in realtà in molta parte del nostro Paese come risulta, soprattutto, dalla situazione del Mezzogiorno e delle isole italiane. Troppe sono ancora le diversità territoriali che portano con se disagi, disservizi e penalizzazioni per
troppi nostri concittadini.
In questa situazione, per tutelare la risorsa idrica e per garantire il diritto all’acqua occorre intervenire con una forte proposta riformatrice di sistema e con nuove politiche pubbliche.
Non sarà il mercato ad affermare e garantire l’equilibrio ambientale, la tutela delle risorse naturali e i diritti delle popolazioni, cosa del resto che non ha garantito fino ad oggi, questo è invece il primo compito della politica e soprattutto delle forze riformatrici. Sicuramente un mio chiarissimo obiettivo.
In tal senso la prima domanda a cui dare risposta è ”Su quali basi fondare una profonda riforma per il sistema idrico integrato?”
Innanzi tutto c’è un primo aspetto che riguarda la programmazione su base territoriale della difesa e degli usi delle risorse idriche: occorre far funzionare gli organismi della programmazione già previsti dalla nostra legislazione: le autorità di bacino e di distretto idrografico.
Tali organi debbono essere il luogo della concertazione e della cooperazione tra Ministero e Regioni ed essere aperte alla partecipazione degli enti locali e delle popolazioni territoriali con percorsi decisionali definiti, trasparenti, con tempi certi e dotati del necessario personale e delle risorse economiche adeguate; Decisivo è lo strettissimo coordinamento tra la programmazione di bacino/distretto e la programmazione degli usi civili, agricoli e industriali; questo è uno snodo strutturale decisivo del sistema perché è proprio qui che la scelta sugli usi se non coerente con la programmazione sfugge ad ogni controllo si determina nella realtà , una situazione in cui la miriade di soggetti utilizzatori tendono a soddisfare le proprie esigenze a prescindere da ogni logica ed esigenza di corretto equilibrio ambientale e
tutela delle risorse naturali.
In questo contesto occorre prestare particolare attenzione agli usi civili dell’acqua che benché quantitativamente meno consistenti rispetto agli usi agricoli, industriali ed energetici, hanno conseguenze fondamentali e decisive per l’ambiente, il territorio, la qualità della vita delle popolazioni e le attività economiche .
Agli Ambiti territoriali ottimali è affidata la (ri)organizzazione su base locale del servizio idrico integrato che comprende l'approvvigionamento idrico, gli usi, il riuso, la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane.
La esperienza maturata in questi 15 anni di attuazione della legge 36/94 ha insegnato che ciò che serve è una più forte presenza del pubblico in termini di programmazione e controllo della qualità sociale e ambientale del servizio.
Ai cittadini va garantita oltre alla buona qualità dell’acqua anche una adeguata quantità e continuità del servizio.
Alla collettività va garantito oltre che un approvvigionamento di adeguata quantità ed elevata qualità anche la riduzione della dispersione degli acquedotti, i controlli dei pozzi e il diritto all’ambiente con la depurazione e il riuso delle acque e la tutela del minimo flusso vitale per i corsi d’acqua.
La realizzazione dell’insieme di questi interventi richiede, però, chiari indirizzi pubblici e politiche pubbliche concrete, realistiche e rigorose
perché l’acqua non è una marce ma una risorsa da tutelare, prelevare e utilizzare con grande responsabilità e coerenza.
L’attuazione di queste politiche richiede soggetti gestionali adeguati al perseguimento di questi obiettivi.
L’esperienza ci dice che serve superare la frammentazione delle gestioni che costituisce una prima debolezza del sistema.
Inoltre si è riscontrato che, spesso, la gestione pubblica diretta e discrezionale non adeguatamente controllata dei servizi è stata caratterizzata da una presenza dei partiti ben oltre le loro competenze; troppo spesso si sono manifestati pesanti fenomeni clientelari e di lottizzazione che hanno indebolito la professionalità degli operatori con conseguente peggioramento della qualità dei servizi e fatto aumentare i costi dei servizi stessi.
Ovviamente ciò non vale per tutto il sistema dei gestori dei servizi idrici, vi sono infatti anche nel nostro Paese importanti aziende pubbliche che si sono affermate e distinte per efficienza e redditività diventando leader del settore.
Inoltre molte aziende pubbliche si sono aperte a nuove forme societarie e hanno raggiunto risultati di eccellenza nello scenario nazionale ed
internazionale.
Anche le imprese private hanno dimostrato di possedere esperienze e capacità gestionali adeguate poter adeguatamente competere.
In questa pluralità di soggetti gestionali credo sia utile consegnare la scelta delle forme di gestione dei servizi pubblici alle Regioni e agli Enti Locali presenti nell’ambito ottimale senza nessuna preclusione ed esclusione.
Ciò che occorre evitare è una scelta basata su pregiudizi; quello che occorre è che il gestore, pubblico, privato o società mista, sia qualificato, competente, onesto, efficace, efficiente ed adeguatamente indirizzato e controllato dai competenti organismi pubblici.
Infine è decisivo che si dia corso ad una rinnovata stagione di interventi e finanziamenti pubblici per l’ammodernamento del sistema delle infrastrutture idriche adibite alla captazione, al trasporto e alla distribuzione dell’acqua potabile ma anche alla raccolta e depurazione degli scarichi reflui.
A tali finanziamenti deve contribuire anche un sistema tariffario che preveda una tariffa adeguata per gestione e investimenti, sostenibile per le popolazioni e per le loro condizioni sociali ed economiche.
Non c’è dubbio che ciò richieda un coerente sistema tariffario che possa prevedere adeguati sostegni tariffari per le fasce sociali più deboli, pensionati al minimo, cassintegrati, precari, disoccupati.
Infine un ruolo di primaria rilevanza va assegnato alle varie ed innovative forme di controllo pubbliche con il coinvolgimento delle associazione dei consumatori e del vario arcipelago di soggetti a diverso titolo coinvolti in queste attività decisive per l’ambiente, il territorio, le attività umane delle presenti e future generazioni.
Ho voluto rispondere con un ragionamento politico e culturale alle domande da voi poste perché sento il bisogno di poter trasformare queste domande e queste risposte in una ricerca comune. Per aprire una nuova pagina di rapporti e di collaborazione politica. Quella che finora è mancata od è stata assolutamente insufficiente; ciò perché credo che solo il confronto tra proposte, anche differenti, tra chi ha obiettivi comuni, possa unire tutte le forze che vogliono affermare, con concreti processi di cambiamento, il diritto all’acqua
P. Bersani".
"Il recente decreto sugli obblighi comunitari, attualmente in discussione in Parlamento, chiede di
fatto la piena privatizzazione del settore idrico, attraverso una serie di regole che rendono le
gestioni cosiddette “in house” un’eccezione limitata ad alcuni casi molto particolari.
Tale impostazione risponde a un’interpretazione molto spinta del concetto di concorrenza espresso
in sede comunitaria, nonché alla considerazione generale che una gestione interamente pubblica
sia incapace di garantire un servizio efficiente e di alto livello qualitativo.
Un’analisi del mondo dei servizi idrici non limitata all’Italia ci dice che in diversi paesi – in
particolare laddove il settore è maturo e non si rileva un deficit cronico di investimenti - esistono
gestioni interamente pubbliche in grado di fornire un servizio di qualità e di operare secondo
logiche di corretta gestione aziendale. Quindi un’esclusione aprioristica del settore pubblico dalla
gestione dei servizi idrici sembra a mio avviso non essere l’unica strada percorribile.
E’ altrettanto vero che spesso – in Italia forse ancora troppo spesso - il settore pubblico non
possiede il know-how e i mezzi necessari per una gestione efficace ed efficiente e in questo caso
gli enti locali devono poter essere liberi di rivolgersi ad operatori del settore privato. Bisogna inoltre
creare dei meccanismi che impediscano un utilizzo del servizio a fini politici e di ricerca del
consenso sul territorio a scapito della sostenibilità dei progetti e dell’equilibrio economicofinanziario
delle società chiamate a realizzarli.
In questa ottica, quello del grado di “privatizzazione” dei servizi idrici è un falso problema, purché
sia garantita la qualità del servizio, la tutela dei cittadini meno abbienti, l’autosufficienza economica
degli operatori e – fondamentale - un adeguato livello degli investimenti da realizzarsi
principalmente attraverso il concorso della tariffa e, laddove esistano le condizioni, attraverso
finanziamenti o cofinanziamenti pubblici a fondo perduto o a tassi di interesse agevolati
Devono essere quattro i punti imprescindibili per la reale crescita di questo settore:
1) Creazione di un’Authority nazionale con ampi poteri, sulla falsariga dell’Authority per
l’energia e per il gas (AEEG), che sia in grado di svolgere il ruolo di arbitro indipendente, a
tutela dei cittadini e dei soggetti gestori;
2) Aggiornamento o superamento del cosiddetto “Metodo Normalizzato” per il calcolo della
tariffa, oramai fermo al 1996;
3) Gestione del servizio con criteri di efficienza, efficacia ed economicità, attraverso società
per azioni, siano esse a totale controllo pubblico, a totale controllo privato o miste, in
funzione delle scelte dei consorzi di comuni che danno in affidamento il servizio;
4) Compartecipazione del settore pubblico alla raccolta dei finanziamenti necessari alla
realizzazione degli investimenti necessari al settore, anche attraverso l’emissione di
obbligazioni o analoghi strumenti finanziari garantiti dal settore pubblico stesso.
In tale quadro deve sempre essere garantita la tutela delle fasce più deboli, attraverso adeguati
meccanismi che, in piena trasparenza, consentano comunque il rispetto del meccanismo di
recupero dei costi del gestore, come previsto dalla Legge Galli del 94.
Sen. Ignazio Marino".
|
|
E' assolutamente vietato riprodurre, anche solo parzialmente, gli articoli e i commenti ai forum pubblicati da questo sito-testata giornalistica
|
|